Nicola Schönenberger – Sull’ex macello legge violata

Denuncia penale contro il Municipio. Intervista a Nicola Schönenberger, deputato in Gran consiglio e consigliere comunale dei Verdi 

A complemento dell’intervista segnaliamo che nel frattempo l’area dell’ex Molino è stata posta sotto sequestro giudiziario


Le illegalità della Lega

Denuncia penale contro il Municipio. Intervista a Nicola Schönenberger, deputato in Gran consiglio e consigliere comunale dei Verdi 

La Lega dei ticinesi che parla di legalità? Se non fossimo di fronte ad una situazione gravissima ci sarebbe di che sbellicarsi dal ridere. Sì, perché è difficile accettare lezioni di legalità e di democrazia da chi ha fatto dell’insulto, dello sberleffo, delle minacce nemmeno velate il proprio credo. È quella Lega che nel luglio 1991 inscenò la “carovana della libertà” bloccando e mandando in tilt l’autostrada.

E non contenta continuò minacciando di attuare “altre occupazioni di punti strategici nel Ticino. Alcune vie del Ticino saranno bloccate e magari occuperemo anche alcune centrali elettriche. E lo rimarranno fino a quando Consiglio di Stato e Consiglio federale non la smetteranno di andare avanti a sputare addosso alla gente”.

Ed è sempre quel movimento politico che pretendeva fossero “le milizie della Lega” a tutelare i nostri lavoratori. Le milizie della Lega “ovvero una squadra di volontari che si occuperanno di controllare a tappeto appena fuori dalla dogana tutti quelli che quotidianamente invadono il nostro mercato del lavoro! E ovviamente gli incassi delle multe dei “furbi” che verranno colti in flagrante ce li teniamo noi”.

E ancora: “La Lega dei Ticinesi sta costituendo un corpo paramilitare popolare per difendere gli interessi del Ticino!! Se vogliamo farci valere, non ci sono alternative e la cronaca ce lo dimostra quotidianamente!! Interessati – cittadini svizzeri dai 18 ai 65 anni – annunciarsi.” E a seguire: ”E che nessun Konsigiere federale si sogni di varcare il Gottardo perché lo accogliamo col fucile a trombone del nonno!! Qui se vogliamo farci rispettare dobbiamo fare come l’ETA!!!”

A parlare ora di legalità è sempre quella Lega che, per difendere il segreto bancario e combattere il trattato italo-svizzero in materia di assistenza giudiziaria era pronta a mettersi  “con le mitragliatrici davanti alle banche” e ad accendere “sotto il culo di Arnold Koller un bidone di cherosene. Uno sotto il culo di Koller e uno sotto quello della sua fida scudiera e suggeritrice Carla Del Ponte. Cerebrolesi, provate a toccare il segreto bancario che vi facciamo diventare più neri dei Watussi!”

E quei leghisti che tanto danno degli ubriaconi alcolizzati ai giovani molinari? Bè, dalla Lega qualche cosa hanno imparato. Commentando un comunicato stampa dell’Istituto svizzero per la prevenzione dell’alcolismo, “uno dei tanti nidi di fuchi dell’Amministrazione federale”, che denuncia come in Svizzera un milione di persone si ubriachi almeno una volta ogni due settimane, la risposta è: “E allora? Chi cazzo se ne frega?!!!” Anzi: “Meno male che c’è ancora in giro gente che ha il coraggio di divertirsi, di far casino, di bere in compagnia anche a costo di tornare a casa carponi!”

Illegalità e forza muscolosa, minacce: “Siamo pronti a trasformare il Ticino come la Corsica e i Paesi Baschi! “Popolo leghista, riprendiamo in mano il piccone, in marcia, la nostra rivoluzione continua!”.

All’illegalità della Lega, attuata o minacciata, non c’è limite: “Qualsiasi Rom pescato sul territorio ticinese va immediatamente espulso se non risulta essere persona nota alla giustizia! Quelli che invece hanno già commesso reati, anche se minorenni, li mettiamo in un bel campo di lavoro come quelli che c’erano nei loro paesi d’origine!!”

L’illegalità della Lega si spinge perfino a favorire un’altra illegalità: quella dello sfruttamento della manodopera nei paesi africani. Roba da non credere: “Noi continuiamo a far lavorare frontalieri quando, con l’importazione degli stessi prodotti si potrebbe spendere molto meno“. Come? “In Sudafrica lo stesso lavoro viene fato per circa 3,50 franchi all’ora. Si potrebbe importare risparmiando notevolmente sulla mano d’opera, calcolando che, per il trasporto ad esempio di 200’000 magliette il costo sarebbe di circa 5’000 franchi (circa 40 centesimi per maglietta)“.

Alla faccia della difesa di lavoratori e dei diritti umani! Questa è la Lega. Fa specie che davanti a tante minacce la giustizia non sia mai intervenuta.


Addio Lugano bella

Denuncia penale contro il Municipio. Intervista a Nicola Schönenberger, deputato in Gran consiglio e consigliere comunale dei Verdi 

Il Molino da quel lontano 1996 tante volte si è dovuto confrontare con svariati cambiamenti; è un’autogestione che in quel di Lugano non risponde a logiche organizzative; è una realtà “fluida” dove si propone, si dispone e si decide con l’assemblea; essere presenti determina “il vento che tira”.

Nella nostra razionalità queste dinamiche quasi tribali sono difficili da metabolizzare ma resta il fatto che se vuoi esserci lo spazio c’è… basta prenderselo ed io nel mio piccolo l’ho preso.

Per anni in quel posto ho trovato volti, abbracci, sogni, speranze; era il mio angolo alternativo, il mio pezzettino di Valparaiso: bohémien, decadente, godereccio e pure poetico.

E così tante volte alla bettola del Molino imponevo le mie canzoni latinoamericane, e tutti insieme facevamo un viaggio in quei posti dove l’allegria e la nostalgia ci commuoveva e avvicinava.

Provengo da una famiglia dove l’arte come arma di resistenza è stata portata avanti anche nei rapporti famigliari; per decenni è stata spaccata della dittatura di Pinochet; chi contadino, chi militare, chi intellettuale, chi artista; divisi dalla dittatura e dal suo classismo e mancanza di orizzonti.

In quel contesto la poesia di mia madre a l’arte di mia sorella Carolina rappresentavano dei veri momenti di tregua: recite, incisione e teatro, creatività e impegno arrangiandosi di qua e di là.

Con Carolina il Molino negli anni è diventato il posto da frequentare  quando veniva a trovarci a Lugano.

In ogni angolo trovavi una sua creazione: un murale, dei  quadri, degli adesivi… tutto sapeva di lei. Lì la ritrovavo nel tempo e nello spazio… poi con l’arrivo della pandemia non ci sono più tornata e nella distanza imposta dal virus anche la nostalgia del nostro Molino era motivo di scambio e di ricordi.

Ieri sera tutto questo però si è sgretolato e ho sentito come uno schiaffo: il nostro Molino sotto le ruspe, giovincelli pseudo fasci che provocavano e minacciavano; tanta – troppa – polizia  come nei miei peggiori ricordi di quel Cile che rifiuto: poco accogliente e autoritario.

Pensavo che questa sensazione di sopraffazione e paura era rimasta dall’altra parte del mondo e che qui perlomeno c’è un barlume di dialogo in nome di una pace sociale.

Ma purtroppo anche qui alcuni partiti e l’attuale Municipio – che in teoria rappresenta tutti quanti noi – sentono il bisogno di mostrare i muscoli e peggio ancora sembra si agisca per ripicca.

Sembrerebbe, dalle loro dichiarazioni nel corso della giornata, che rispondere alla provocazione è quasi più importante dell’autorevolezza, della correttezza e della trasparenza.

E cosi di colpo è triste realizzare che per trovare il mio angolo di Valparaiso non devo più recarmi alla bettola: è cambiata la prospettiva. Sabato notte il mio angolo di Cile  – quello che volevo lasciarmi alle spalle – era negli sguardi delle persone sgomente e nell’indifferenza della polizia; nella distruzione, nella violenza e nella costatazione che la prepotenza è dappertutto. Non dobbiamo mai abbassare la guardia perché le battaglie di civiltà si fanno ovunque.

Gabriela Giuria Tasville è attivista per i diritti umani

Il poster in immagine è stato realizzato da Carolina, sorella dell’autrice dell’articolo. Si trovava all’interno dell’ex Macello. Come per molte altre suppellettili (fra le quali libri, pubblicazioni, computer)  non si sa se sia stata distrutto sotto le macerie o se verrà restituito