“And the winner is…”

Per l’ultimo aperitivo dell’anno con gli amici vogliamo stabilire una classifica dei “migliori qualcosa” di questo anno che volge al termine. Cominciamo gagliardi, poi ci areniamo, ma alla fine ripartiamo carichi 

Dare l’esempio

Servite le pizzette e le patatine, Ricky dà il via al dibattito e cerca di ipotecare il risultato della discussione mettendo avanti il nome di Noè Ponti. Chi ha fatto meglio di lui e le sue medaglie d’oro? Odermatt avrà anche appena battuto il record di Zurbriggen, ma insomma non è ticinese e tre medaglie d’oro a livello mondiale – anche se ha fatto buca alle ultime Olimpiadi – valgono ben più che una serie di vittorie in uno sport che è praticato solo da un’infima porzione dell’umanità, che non è neanche sostenibile. Per far capire a Ricky che tutto non è poi così chiaro, Franca chiede se a non essere sostenibile sia lo sport o l’umanità.

Claudia rincara la dose. Per essere uomo o donna dell’anno si dovrebbe essere esemplari e contribuire a cambiare il mondo in meglio, sottinteso che uno sportivo questo non lo fa. Ricky non si scompone, beve un sorso e insiste. Ponti è un talento naturale, fin da piccolo era davanti a tutti, però ha lavorato duro per issarsi a livelli mai visti. Se ognuno di noi facesse lo stesso il mondo di certo andrebbe meglio. Quindi – chiede Fabio – se uno è ladro di nascita allora dovrebbe affinare la sua arte fino a riuscire a fregare il mondo intero? Ricky sente che è meglio che passi il turno. Approfittando di un momentaneo silenzio Angelo dice che gli è dispiaciuto che sia morto Giorgio Bellini.  Non che lui pensi che possa essere un candidato al titolo di uomo dell’anno, ma la sua scomparsa crea un vuoto. Fabio chiede di chi si tratta. Veniva anche lui in questo bar.

Recentemente si è visto nel film di Cerri su Bréguet, il liceale partito a sostenere la causa palestinese negli anni 1970. Era uno che militava e che non esitava a esporsi. Ultimamente il Bellini si occupava anche dell’uliveto di Gandria. C’è un po’ di nostalgia in questo riassunto. Altri tempi. 

Altra pausa, poi la discussione gira su come va la sinistra. Sentendo che stiamo perdendo il carattere festivo del nostro incontro, Fabio propone un brindisi alle vittorie nelle urne di quest’anno. Sì alla 13a AVS! No alla revisione della LPP! Forse Maillard, il senatore socialista e presidente dell’Unione sindacale svizzera, sarebbe un buon uomo dell’anno. Claudia non è d’accordo. È stata una vittoria collettiva, non si può premiare uno solo perché si è ritrovato alla testa del movimento, anche se ha svolto bene il suo ruolo. Le do ragione, io caso mai spingerei l’ErreDiPi, la Rete per la Difesa delle Pensioni, che ha ridato speranza a una buona fetta di funzionari ticinesi prendendo a cuore la loro situazione pensionistica e riuscendo a guadagnarsi la maggioranza relativa nel Consiglio dell’Istituto di previdenza del Cantone.

È importante mostrare che si possono smuovere le cose servendosi delle leve istituzionali. Un po’ spazientita Flavia propone di alzare lo sguardo e ci invita a ricordare coloro che si battono contro l’oppressione delle donne in Iran, che ormai dura da più di quarant’anni. Dà l’esempio della giornalista Dina Ghalibaf che è stata arrestata dopo aver accusato la polizia di violenza sessuale durante un suo precedente fermo. Quello è coraggio! Tutti concordi. Però Franca osa rilanciare. Il coraggio mostrato da Gisèle Pelicot nel portare sul banco degli accusati i cinquanta uomini che l’hanno violentata su istigazione del marito è forse meno eroico ma più esemplare. Grazie a lei donne nel mondo intero sanno che possono aspirare a un confronto pubblico in difesa della loro dignità. 

Vincitori e vinti?

Sembra che abbiamo trovato la nostra campionessa ma dalle nostre facce traspare dell’insoddisfazione. Forse proprio perché ha perso al gioco del trovare campioni, Ricky riesce a indovinare la ragione del nostro malcontento. Ci hanno insegnato a leggere la Storia come una successione di vittorie di persone che per forza dovevano vincere. Appena scoppia una guerra sentiamo il bisogno di schierarci sotto una o l’altra bandiera. Ma in una guerra ci sono davvero dei vincitori?

Prima dell’aperitivo avevamo letto l’ultimo bilancio della guerra a Gaza. Circa 45’000 morti, più del doppio di feriti gravi. Gli esperti stimano a un minimo di 25 anni il tempo necessario per ricostruire quanto è stato distrutto dal 7 ottobre 2023. Israele ha perso la sua credibilità democratica e morale. Tutti perdenti. Anche noi. Questa volta Ricky ha visto giusto e incoraggiato dal suo ritorno in auge riprende la sua prima proposta modificandola. Ognuno di noi ha un talento – argomenta – e possiamo farlo fruttare per difendere una qualsiasi causa giusta. È così che toccheremo al meglio quelli vicini a noi e contribuiremo a cambiare il mondo. Ecco un buon auspicio per l’anno che viene! Meglio di una classifica che ormai appartiene al passato.

Nell’immagine: una delle prime manifestazioni a sostegno della popolazione di Gaza. Lugano, 2 dicembre 2023