Il presepe, il bue e l’asinello

Fu San Francesco a trovare il posto che meritava loro, oltre mille anni dopo 

Il bue e l’asinello: si può immaginare un presepe senza loro, accanto a Gesù appena nato, alla madre Maria e al padre Giuseppe? Come non potevano essere lì?

Fu Francesco d’Assisi a trovare il posto che spettava loro, 1.123 anni dopo, ripresentando dal vivo quell’avvenimento povero e misterioso, immaginando solo il coro glorioso degli angeli scesi dal cielo, creando il presepe.

E come non avere una predilezione per quell’asinello, collocato lì, povero, umile, mansueto, rispettoso, tutto muso occhi e orecchi tesi sul Bambin Gesù? Sembrava che lui, forse più degli altri, meritava particolare attenzione da quel misterioso pargolo. Anche perché sarebbe spettato a lui, poco dopo – quando Giuseppe venne avvertito in sogno da un angelo che Erode voleva uccidere il bambino e doveva fuggire subito verso l’Egitto – portare in salvo, sul dorso e per lungo faticoso cammino, la fragile puerpera Maria e il prodigioso neonato. Se poi abbiamo avuto Cristo e il Cristianesimo lo dobbiamo quindi anche un poco a quell’umile asinello.

Due marcatori storici

Del bue e dell’asinello non c’è però menzione da nessuna parte nei testi canonici della Bibbia. Lo sappiamo solo dalla tradizione. C’è allora chi spiega o interpreta che l’uno e l’altro sono stati inseriti perché rappresentano “due marcatori storici: il bue che rappresenta l’Impero romano, che con la sua forza sottometteva; l’asinello, che invece rappresenta il popolo, vessato dai Romani e dalle loro tasse”. E dev’essere tanto vero, considerato che l’uno e l’altro appaiono di molto anteriori al primo presepio, quello di San Francesco a Greccio: sono infatti già presenti in alcuni sarcofagi dei primissimi secoli dopo Cristo (v. il saggista e divulgatore Emmanuele Macaluso nel libro ”Viaggio nel presepe – 1223-2023: 800 anni dal presepe di Greccio a oggi”, pubblicato da D’Idee)

Quanto a dire che il potere, l’ingiustizia, la sopraffazione, l’oppressione e la voce della coscienza da un lato e il dovere morale, la responsabilità, la pazienza ed anche la rassegnazione d‘altro lato, erano già convocati attorno a quell’evento che avrebbe separato non solo i secoli in un prima e in un dopo l’avvento del “dulce natum”, del dolce nato (come continueranno e continuano a celebrare e cantare i cristiani).

Il valore e la strage degli asini

Si calcola che la popolazione mondiale di asini ammonterebbe a circa 53 milioni di individui.

In Brasile dal 2018 circa 38.600 asini sono ammazzati in media ogni anno, con una riduzione della popolazione di asini del 60 per cento tra il 2018 e il 2024. tanto da ritenere che la specie è ormai in via di estinzione. Eppure un tempo in Brasile gli asini erano ritenuti come dei “fratelli”, stando almeno alla tradizionale canzone “Apologia Ao Jumento” (Scuse all’asino). Il Brasile dal 2016 ha autorizzato la macellazione sistematica degli asini per esportarne la pelle in Cina.

Il Brasile non è però l’unico caso. Secondo un’inchiesta della rivista economica “The Economist” e dell’associazione “Donkey Sanctuary”, ogni anno sono abbattuti 5,9 milioni di asini per esportarne la pelle in Cina. Severe restrizioni o proibizioni per questo genere di esportazioni sono state adottate recentemente dalla Colombia, dalla Spagna, dall’Africa del Sud, dal Kenya, dal Botswana.

L’effetto diretto di quel commercio era stato l’aumento del prezzo di compravendita degli animali, diventato elevatissimo, sino del 300 per cento del valore originario. Insostenibile per le economie locali.

Un traffico di asini è stato smantellato persino tra Israele, Gaza ed Egitto, con la carne consumata in Egitto e la pelle inviata in Cina. Ne sono stati salvati 200, che hanno trovato rifugio in Francia, a Tanière presso Chartres (un salvataggio che è costato 300 mila euro. secondo le informazioni di “Franceinfo”).

Il miracolo della gelatina

Che ne fa la Cina della pelle d’asino? Ne fa una gelatina, chiamata Ejiao, una sorta di medicina richiestissima per le sue proprietà “miracolose”. Essa permetterebbe di rimanere giovani e in buona salute, curerebbe l’anemia e l’insonnia, migliora notevolmente le prestazioni sessuali, è rimedio contro l’infertilità. È anche utilizzata come integratore alimentare, come crema di bellezza, come ingrediente in torte e caramelle.

Per far fronte alla domanda crescente di questa gelatina,  la Cina utilizza ogni anno 5 milioni di pelli d’asino. Una decimazione della popolazione mondiale di asini. Il prezzo sul mercato interno cinese della gelatina di pelle d’asino è di 780 dollari il chilogrammo. Il mercato dell’Ejaio, accessibile a tutti e furoreggiante grazie a Internet, è esponenziale: è passato da 3.2 miliardi di dollari a 7.8 miliardi in neppure cinque anni. Il profitto netto di chi lo produce è aumentato quest’anno del 77.1 per cento.

Post Christum Natum

Divaghiamo un poco, ma non troppo, attorno al presepe. Di che cosa sono “marcatori storici” attualmente il bue e l’asinello?

Il bue si è trasformato nella gigantesca statua di bronzo di un toro che carica: simbolo di potenza, aggressività e perseveranza dell’economia e della finanza in quel presepe quotidiano del capitalismo che è Wall Street, dove riescono a quotarsi anche l’immaginazione e la strapotenza cinesi.

L’asinello (assunto da tempo come loro simbolo dai democratici americani) è diventato, con il commercio e il profitto che si fa sulla sua pelle e la ricerca nella sua pelle di chi sa quale forza e salvezza, un marchio o simbolo superlativi della avidità e della scempiaggine e della perdizione umana. E per di più: MMXXV PCN (2025 Post Christum natum).

Nell’immagine: Fuga in Egitto. Bassorilievo romanico in marmo policromo. Interno del Battistero del duomo di Parma. Benedetto Antelami e allievi di bottega.