La partita cyber Cina-Usa

Da DeepSeek a TikTok, Pechino è il più formidabile rivale globale degli Stati Uniti perché dispone di un vantaggio nell’alta tecnologia capace, grazie all’intelligenza artificiale, di arrivare sui cellulari di ognuno di noi 

Di Maurizio Molinari, La Repubblica

Il sorprendente debutto di DeepSeek in cima alla classifica delle app più scaricate trasforma l’intelligenza artificiale nella prima prova di forza globale della Cina di Xi Jinping nei confronti del nuovo presidente americano Donald Trump.

Il 20 gennaio Trump si è insediato alla Casa Bianca offrendo a Pechino un negoziato diretto sul commercio, ipotizzando a tal fine un suo incontro con Xi e annunciando un fondo di 500 miliardi di investimenti per creare un network di data centerdigitali al fine di accelerare lo sviluppo delle nuove tecnologiecome motore della nuova «età dell’oro» degli Stati Uniti. Ma su entrambi i fronti la novità recapitata alla Casa Bianca dalla classifica degli app store comporta conseguenze non indifferenti.

Innanzitutto, se Trump aveva immaginato come terreno principale della trattativa con Pechino l’export di beni e servizi cinesi, ora deve prendere atto che il maggiore pericolo della competizione arriva invece dal fronte cyber e in particolare dall’intelligenza artificiale.

In secondo luogo, se Trump pensava di costruire la nuova leadership economica globale degli Stati Uniti sulle nuove tecnologie, grazie al fatto che il mercato dei microprocessori ha le sue roccaforti in California e a Taiwan, ora si trova di fronte a un appena quarantenne imprenditore cinese, Liang Wenfeng, riuscito ad acquistare circa 10 mila microchip di Nvidia di media qualità trasformandoli nella genesi di una formidabile sfida ai giganti della Silicon Valley basata su prezzi bassi rispetto a OpenAI e Microsoft.

Ovvero, il 47° presidente è alle prese con la prima sorpresa che gli descrive una sfida con la Cina assai diversa da quella che aveva immaginato. Perché qualcuno di cui lui ignorava l’esistenza a Pechino, lavorando in segreto dal dicembre 2023, è riuscito a recapitargli sul Resolute Desk una sorpresa che molti a Washington paragonano allo Sputnik con cui nel 1957 l’Urss beffò gli Stati Uniti riuscendo a mettere per la prima volta un uomo in orbita nello spazio attorno alla Terra.

Ad avvalorare l’entità della sorpresa cinese per Trump c’è come lui ha finora gestito la contesa su TikTok. Davanti alla messa al bando del popolare social network cinese ereditata dal predecessore Joe Biden, Trump infatti ha compiuto una mezza marcia indietro puntando a far acquistare TikTok da un gigante digitale Usa, forse lo stesso Elon Musk.

Ma il vero e fondamentale pericolo che TikTok porta — non solo agli Stati Uniti ma a qualsiasi democrazia — non è commerciale bensì tecnologico in quanto il software su cui si basa è frutto di unknow-how cinese sull’intelligenza artificiale che nessuno in Occidente è al momento in grado di penetrare. Questo significa che TikTok può essere anche acquistato da un’azienda Usa ma fino a quando sarà gestito in remoto dall’hi-tech cinese resterà un cavallo di Troia dentro le nostre società. E la maggiore forza di tale cavallo di Troia è la stessa che esprime DeepSeek ovvero la superiorità cinese nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Per tentare di comprendere da dove questo vantaggio si origina bisogna ascoltare gli esperti britannici di cyber perché la loro valutazione — da qualche tempo divenuta pubblica — è che l’unità dell’intelligence militare cinese responsabile dello sviluppo dell’IA conta circa un milione di effettivi, il cui lavoro quotidiano consiste nel raccogliere, studiare ed eseguire test sulla mole impressionante di dati digitali scambiata ogni giorno da quasi un miliardo di cittadini cinesi che si muovono, comunicano e consumano adoperando un numero assai ristretto di app sotto il totale controllo del partito comunista cinese.

Questo significa che Pechino dispone di risorse assai maggiori degli Stati Uniti — e dell’intero Occidente — sullo sviluppo dell’IA. A cui la rivelazione di DeepSeek ha aggiunto la capacità cinese di competere con le democrazie lì dove li pensavamo più in difficoltà, nella sfida sui microprocessori.

Ecco perché la mossa di Xi che porta il nome dello sconosciuto Lian Wenfeng pone Trump di fronte a una sfida che non aveva previsto: la Cina è la più formidabile rivale globale degli Stati Uniti perché dispone di un vantaggio nell’alta tecnologia capace, grazie all’IA, di arrivare sui cellulari di ognuno di noi.

E poiché in questo conflitto ibrido il tempo gioca in favore di Pechino, l’unica risposta possibile è simile a quella che l’America di Kennedy seppe dare allo Sputnik, lanciando la corsa alla Luna. Per recuperare lo svantaggio su Pechino sfruttando le migliori risorse — umane e tecnologiche — che gli Stati Uniti e le democrazie nel loro complesso possiedono per evitare la sconfitta sul fronte più strategico, quello digitale.

Da qui la necessità per Trump di indirizzare il piano di investimenti per 500 miliardi di dollari per trasformare il network di data center immaginato nella piattaforma di una rinnovata alleanza con le democrazie del pianeta, nessuna esclusa, perché solo assieme potranno riuscire ad affrontare la competizione che può definire il XXI secolo.

Facendo valere quella caratteristica di fondo che le distingue e che le autocrazie più temono: il rispetto delle libertà individuali. Come evidenziato anche dal tallone d’Achille che DeepSeek ha immediatamente svelato: non sa rispondere alle domande sulla strage di piazza Tiananmen del 4 giugno 1989 perché quella brutale repressione dei diritti dei cinesi continua a evidenziare la differenza incolmabile fra dispotismo e libertà.

Nell’immagine: Donald Trump e Ji Xinping al G20 di Osaka nel 2019