Putin ignora l’ultimatum e si chiude nel silenzio. Mistero sul viaggio in Turchia

Il presidente teme la trappola diplomatica e accusa i Volenterosi: «No ai ricatti». Trump pensa di volare a Istanbul e assicura: «Ci saranno entrambi i leader» 

Di Giuseppe Agliastro, La Stampa

MOSCA. Che risposta darà Putin a Zelensky? Il padrone del Cremlino volerà davvero a Istanbul per incontrare il presidente ucraino o preparerà un’altra mossa a sorpresa? Mosca non ha ancora risposto all’invito di Zelensky per un faccia a faccia giovedì in Turchia. Ma la pressione politica è in costante aumento. Soprattutto dopo che Donald Trump ha detto di non escludere di poter essere anche lui a Istanbul il 15 maggio.

Il Cremlino ha respinto la tregua che i leader dei Paesi “volenterosi” gli hanno chiesto avvertendo di essere altrimenti pronti a nuove sanzioni. Ma il presidente russo si trova adesso davanti a un bivio diplomatico. Non andando a Istanbul, rischia di contrariare Trump, che da quando è tornato alla Casa Bianca ha riavvicinato Washington al regime di Mosca, ma che ultimamente sta mostrando sempre più spesso segnali di impazienza di fronte alla mancanza di progressi nei colloqui di pace. Andando, però, Putin dovrebbe incontrare Zelensky. Una questione estremamente delicata a livello di propaganda visto che il suo regime mette in dubbio la legittimità del presidente ucraino e cerca di giustificare la crudele invasione dell’Ucraina sostenendo la tesi infondata secondo cui il governo di Kiev sarebbe “nazista”.

Era stato proprio Putin a proporre colloqui diretti tra Russia e Ucraina. E lo aveva fatto con una conferenza stampa in piena notte indicando data e luogo: il 15 maggio a Istanbul. Domenica sera, meno di 24 ore dopo, Zelensky ha ributtato la palla nel campo del Cremlino. «Aspetterò Putin in Turchia giovedì. Personalmente», ha replicato il presidente ucraino. Ora ad aspettare Putin potrebbe esserci pure Trump, che in questi giorni si trova in Medio Oriente e ha detto che sta valutando la possibilità di volare anche lui a Istanbul sulla base della situazione che si creerà.

Mosca e Kiev non si parlano in maniera diretta dai colloqui in Turchia delle prime settimane di guerra, cioè da più di tre anni. Eventuali trattative non possono quindi che riaccendere la speranza che qualcosa cominci finalmente a muoversi sulla via della pace. Tuttavia gli ostacoli non mancano. Trump afferma di voler mettere fine alla guerra, e né Mosca né Kiev hanno interesse a contraddirlo apertamente. Il Cremlino però non si è finora spostato di un centimetro dalle sue pretese: continua ufficialmente a chiedere l’intero controllo di quattro regioni ucraine che le sue truppe occupano solo in parte e che Kiev resti fuori dalla Nato. E le violenze non si fermano.

Sabato, i leader di Ucraina, Francia, Germania, Gran Bretagna e Polonia hanno lanciato un avvertimento al Cremlino: o Mosca accetta una tregua di almeno 30 giorni – proprio come quella proposta anche dagli Usa due mesi fa – o arriveranno nuove sanzioni. Il termine fissato era la giornata di ieri. «Il tempo stringe», ha dichiarato un portavoce del governo tedesco proprio mentre i ministri degli Esteri del Gruppo di Weimar+ (Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna, Regno Unito e Ue) si incontravano a Londra. Ma dal Cremlino per ora arriva un secco “niet”. «Il linguaggio degli ultimatum non è accettabile per la Russia», ha risposto piccato il portavoce di Putin. Tutto questo mentre l’aeronautica ucraina denunciava nuovi raid nonostante la proposta di tregua. Kiev accusa infatti le truppe di Mosca di non aver fermato i combattimenti e di aver lanciato nella notte 108 droni e bombe guidate. Un rifiuto di fatto della richiesta di tregua avanzata dai Volenterosi, commentano molti osservatori.

Il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Merz hanno indicato il cessate il fuoco come un presupposto per avviare i colloqui tra Russia e Ucraina. Ma in questo non hanno trovato la sponda di Trump, che ha esortato Kiev a sedersi lo stesso al tavolo dei negoziati «almeno» per comprendere «a che punto è la situazione». È stato in quel momento che Zelensky si è detto pronto a incontrare personalmente Putin a Istanbul. E ora mezzo mondo aspetta la risposta del despota russo.

Le attese aumentano. «Speriamo che questa volta l’opportunità non verrà sprecata», afferma l’autoritario presidente turco Erdogan dicendosi «lieto» di ospitare le possibili trattative, ribadendo di condividere con il collega americano Donald Trump, definito «caro amico», la determinazione ad agire per porre fine al conflitto, e invitando a non sprecare l’apertura al dialogo che «le parti hanno manifestato» negli ultimi giorni

Mentre anche la Cina, politicamente ed economicamente sempre più vicina a Mosca, dice di auspicare «un accordo di pace vincolante che sia accettabile per tutte le parti». «Non sottovalutate» l’incontro di «giovedì in Turchia», rilancia Trump. Mentre Zelensky ribadisce di avere intenzione di andare a Istanbul e dice di sperare che anche la parte russa si presenti all’incontro. «Siamo concentrati per raggiungere una soluzione pacifica a lungo termine», afferma da parte sua il Cremlino, che non esclude che una tregua possa essere concordata proprio in Turchia. Al di là delle dichiarazioni, non resta che aspettare i fatti.