Lo spirito di Locarno e le guerre di oggi

Ne parlano oggi alle ore 18.00 al Palacongressi di Muralto Aldo Sofia e Willy Baggi, giornalisti esperti di relazioni internazionali 

Un secolo fa, precisamente dal 5 al 16 ottobre 1925, gli occhi del mondo politico erano puntati su Locarno. A sette anni dalla fine della prima guerra mondiale (“l’inutile strage”, come l’aveva definita papa Benedetto XV) la diplomazia europea avverte la necessità di consolidare e chiarire i rapporti tra i principali protagonisti continentali del conflitto, mentre Stati Uniti e Unione Sovietica, le due potenze emergenti, sono impegnate con i loro progetti post-bellici: l’URSS costretta a consolidare il regime comunista nato con la rivoluzione d’Ottobre, mentre gli Stati Uniti sono tornati al loro tradizionale isolazionismo. Sta di fatto che Locarno diventa per una decina di giorni il gremio di un importante summit internazionale, che si propone il progetto di distensione continentale. Missione non impossibile, ma di estrema complessità. Un decennio più tardi, dopo l’ascesa di Hitler al potere in Germania, quell’obbiettivo diventa ancor più difficile. Così, il “Patto di Locarno” si trasformerà in una grande ma breve occasione o speranza di pace. Perché? E quali confronti si possono tracciare con le guerre del nostro tempo (Ucraina e Medio Oriente) e la difficoltà di trovare per esse le possibilità di tregue, dialogo e accordo duraturo? Eppure, le analogie non mancano.

Nell’immagine: i firmatari del Patto di Locarno