L’America è lontana, il mondo adesso lo sa

 

Di Bill Emmott, La Stampa

Questa settimana il canadese Mark Carney e l’ucraino Volodymyr Zelensky hanno insegnato al mondo intero alcune cose su come trattare Donald Trump. Nonostante ciò, il successo dell’Ucraina ha dimostrato anche che trovare un’intesa con Trump apporta solo benefici limitati, talora perfino inaffidabili. La lezione più importante di tutte, comunque, è che, a prescindere da quali intese si raggiungono, il mondo farà bene da adesso in poi a imparare a fare a meno dell’America. Non possiamo agire come se l’America non esistesse, ma dovremo adattarci a far sì che la sua influenza sia quanto più possibile irrilevante.

Quando hai in comune con gli Stati Uniti un confine di 8.900 chilometri e gli Stati Uniti comprano il 75 per cento delle merci che esporti, è davvero difficile rendere l’America irrilevante. Questa è la realtà con la quale dovrà fare i conti il Primo ministro canadese Mark Carney dopo la sua recente vittoria elettorale. Carney ha dimostrato che tener testa al bullo americano aiuta a ottenere voti a casa tua. Ha dimostrato anche che un leader determinato può costringere Trump a trattare lui e il suo Paese con rispetto. Tutto questo, però, non riduce il danno che i dazi di Trump stanno infliggendo su entrambi i versanti di quel confine.

Anche l’accordo firmato dall’Ucraina questa settimana con gli Stati Uniti, riguardo lo sviluppo in futuro di ampie distese ucraine di importanti terre rare, dimostra quanto sia fondamentale tener testa al bullo, e quanto quest’ultimo sia tentato dal denaro. L’idea di un fondo comune destinato allo sviluppo di miniere e impianti di lavorazione, una volta conclusa la guerra con la Russia, era stata presentata da Zelensky al presidente Joe Biden già nel settembre scorso, ma è stata in seguito riformulata con la speranza di renderla accattivante per Trump.

Anche i negoziati spesso rancorosi che si sono tenuti dall’inaugurazione del mandato di Trump a gennaio in poi, mentre la sua Amministrazione rilanciava i colloqui con la Russia per porre fine alla guerra e dare nuovo avvio a rapporti diplomatici e d’affari, ci ha insegnato sicuramente molto. In ogni caso, è dubbio che questo iter possa fare un’effettiva differenza ai fini del conflitto, anche se di per sé è già un grande insegnamento di cui fare tesoro.

La prima lezione appresa è che, non appena ne intravede l’opportunità, Trump tende a fare ricatti e richieste vergognose semplicemente per vedere la reazione della sua controparte e cercare di metterla sulla difensiva.

L’esplicita pretesa americana iniziale di accaparrarsi diritti minerari in Ucraina per 500 miliardi di dollari, per un valore pari agli aiuti militari forniti, è stata in vero stile gangster. La seconda lezione da apprendere, tuttavia, è che questo gangster americano è svelto a indietreggiare se gli si risponde con durezza e si dimostra di avere alternative.

Nell’intesa per lo sfruttamento delle terre rare firmata la settimana scorsa, l’America ha accettato quasi tutte le istanze economiche e commerciali presentate dall’Ucraina.

A differenza delle richieste americane iniziali, il fondo comune che gestirà gli investimenti sarà sotto un adeguato controllo da parte del governo e del parlamento ucraini, e non sarà obbligato a pagare all’America alcun profitto per dieci anni. In effetti, è difficile comprendere quali vantaggi possa apportare l’intesa a Trump, al di là della semplice notizia che è stato firmato un accordo, perché ogni eventuale beneficio commerciale per le aziende statunitensi arriverà ben dopo che il presidente sarà uscito di scena.

Il terzo insegnamento di cui fare tesoro, e forse il più serio, è questo: oltre a qualche titolo sui giornali, un’intesa con Trump può avere poco valore. L’Ucraina non è riuscita a ottenere l’unica cosa che più desiderava fin dall’inizio: un impegno continuativo da parte dell’America a fornire armi e contribuire a garantire la sicurezza dopo il raggiungimento di un accordo di pace o di un cessate-il-fuoco con la Russia.

L’unica magra consolazione è che questo accordo sulle terre rare dà all’America l’interesse di far sì che l’Ucraina resti uno Stato indipendente e sovrano, interesse che potrebbe fare da contrappeso a qualsiasi vantaggio Trump pensi di poter ottenere dalla Russia. In realtà, non si può fare affidamento su questa magra consolazione, perché in futuro Trump potrebbe anche strappare l’accordo appena raggiunto con Zelensky.

La dura verità è che, in questa situazione, l’accordo sulle terre rare non farà la differenza ai fini della guerra e potrebbe anche non andare mai a buon fine. Dal punto di vista dell’Ucraina, è meglio averlo firmato, certo, perché prospetta teorici benefici. La lotta quotidiana per la sopravvivenza, però, continuerà, così come il compito di cercare di trovare come garantire la sicurezza dell’Ucraina, e quindi dell’Europa intera, sul lungo periodo.

Per quanto riguarda l’altro insegnamento della settimana scorsa, abbiamo capito che, se può essere devastante per le vecchie alleanze e le istituzioni globali, la politica estera di Trump finora è completamente priva di obiettivi costruttivi o di strategie di alcun genere. Lo ha dimostrato con chiarezza, e perfino cattiveria, la rimozione da parte sua – annunciata come sempre sui social media – del suo Consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Walz, nominato poi ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite.

I commentatori hanno cercato di trovare una motivazione politica per questo suo rimpasto: forse Waltz ha proposto di far assumere all’America una posizione nei confronti di Cina e India più aggressiva di quanto Trump fosse intenzionato ad assumere? O forse è stato troppo ostile verso la Russia? Non conosceremo mai la risposta con certezza, ma in definitiva è probabile che la decisione sia stata personale e da mettere in relazione con lo scandalo “chat-gate”, più che legata a questioni politiche, perché Trump sembra agire in questo modo.

Ora che il presidente americano ha ingaggiato una guerra commerciale con la Cina che equivale a un embargo totale delle esportazioni di ciascun Paese, è difficile capire in che modo essere troppo aggressivi potesse essere rilevante contro Waltz, anche se da alcuni indizi sembrerebbe che Cina e America si apprestino ad aprire negoziati. Subito dopo la firma dell’accordo sulle terre rare, il vicepresidente J. D. Vance ha detto a Fox News di non aspettarsi che la guerra in Ucraina “finisca tanto presto”, dando l’impressione che l’America stia per rinunciare ai suoi tentativi poco entusiasti di spingere le due controparti verso un cessate-il-fuoco.

Se non altro, questo ormai è chiaro. Ucraina, Russia e il resto d’Europa da adesso in poi devono desumere che l’America non sarà più coinvolta seriamente. Il 6 maggio, quando Friedrich Merz sarà nominato ufficialmente nuovo Cancelliere tedesco, dovrà dichiarare – e agire di conseguenza – che l’Europa, guidata dalla Germania insieme a Francia, Gran Bretagna e Polonia da adesso in poi dovrà diventare la principale fornitrice di armi e di sistemi missili difensivi dell’Ucraina, dovrà fare tutto il possibile per subentrare all’America qualora questa cessi di offrire sostegno d’intelligence o nelle comunicazioni all’Ucraina, e dovrà assumere un ruolo da leader in qualsiasi negoziato. Le intese vanno e vengono, ma la realtà è che il futuro dell’Europa ormai dipende soltanto da noi europei.

Nell’immagine: cappellino “trumpiano” con una diversa lettura dell’acronimo MAGA. Opera di un designer danese