L’acronimo impazza a Wall Street, rimanda al cibo messicano ma vuol dire che «se la fa sotto». È la cosa che più di tutte fa infuriare il presidente e svela le sue debolezze quando si tratta di negoziare
Di Simona Siri, La Stampa
Gli americani adorano gli acronimi. Un esempio: per sapere a che ora sarai in un certo posto, non ti chiedono «a che ora arrivi?» ma «quale è la tua Eta?» dove Eta sta per «estimated time of arrival». Lo sa bene Donald Trump, che ha fatto la sua fortuna comunicativa anche grazie a Maga e tutti gli altri acronimi che girano in quel mondo, da Maha -Make America Healthy Again – a Tds – la famosa Trump Derangement Syndrome ovvero la sindrome da disturbo di Trump, la paranoia e l’isteria contro di lui e le sue politiche di cui soffrirebbero i suoi nemici – passando per il famigerato Doge, il dipartimento per l’efficienza governativa.
«Avevo bisogno di un modo abbreviato per descrivere questo andamento nella mia newsletter, perché è un andamento importante per i mercati», ha raccontato Armstrong a Axios. Aggiungendo: «Forse in quel momento ero affamato, quindi mi sono inventato Taco». All’inizio non ha avuto molto successo, ma a forza di usarlo il termine ha iniziato a comparire nelle note dei broker di Wall Street fino ad arrivare in un titolo del New York Times e da lì alle orecchie di Trump stesso. Mercoledì, a un incontro con la stampa nello Studio Ovale durante la cerimonia di giuramento di Jeannine Pirro, conduttrice di Fox News, come procuratore degli Stati Uniti ad interim a Washington, la giornalista Megan Casella della Cnbc gli ha chiesto: «Signor Presidente, gli analisti di Wall Street hanno coniato un nuovo termine chiamato “Taco trade”. Dicono che lei si tira sempre indietro dopo aver minacciato le tariffe ed è per questo che i mercati sono in rialzo questa settimana. Qual è la sua risposta?».
La risposta di Trump è stata di stizza, fastidio, scocciatura. Prima ha detto di non conoscere il termine, poi si è lanciato in una tirata sulla cronologia dei dazi imposti alla Cina al 145 per cento e o ridotti e poi di quelli all’Europa, poi ha concluso dicendo che questa cosa qui che fa lui non si chiama farsela sotto ma si chiama negoziare e che è tutta una tattica: spara «numeri assurdi» per le tariffe e poi li riduce quando convince le altre nazioni ad arrendersi alle sue richieste. «Non ripetere mai più quello che hai detto», ha detto alla fine alla giornalista dopo aver aggiunto che la sua era una «domanda davvero sgradevole, la più sgradevole». Che tradotto significa: niente è più irritante per Trump che ricevere domande che lo mettono in cattiva luce, soprattutto se a farle sono donne.
Stephanie Ruhle, volto di Msnbc, ha scritto che secondo le sue fonti, a Trump Taco piace eccome, nel senso che godrebbe nel vedere il potere che le sue parole esercitano sui mercati. «Chi è vicino al team di Trump mi ha detto che al presidente non importa affatto la reazione del mercato, anzi a quanto pare, gode dell’influenza che ha sui mercati globali. Una singola frase o un post sui social media cancella o crea miliardi, ed è per questo che molti si chiedono se e chi venga avvisato in anticipo di questi eventi. La risposta, per ora, è che non lo sappiamo». Ed Yardeni, presidente di Yardeni Research, alla Cnbc ha proposto un’alternativa alla teoria del pollo: quella del lupo. «Lo stile di Trump nel negoziare gli accordi è quello di sbuffare e sbuffare, ma di non fare mai saltare tutto in aria», ha dichiarato, prendendo come analogia la favola dei tre porcellini e del lupo che sbuffa e sbuffa. Armstrong, che ha iniziato il tutto, intanto si gode la fama, seppur con riserve: «Bene essere diventato famoso per la mia battuta stupida, ma preferirei che il presidente non rovinasse l’economia statunitense».