Nessuna tolleranza, nessuna pietà, neppure per i morti

i votanti di un comune del Canton Turgovia negano ai residenti islamici un pezzo di terra dove seppellire i loro morti 

In quale momento della nostra storia evolutiva abbiamo abbandonato il nostro stato animale per diventare esseri umani? Gli antropologi non sono in grado di dare una risposta definitiva: molti sono infatti i fattori che hanno concorso, qualche milione di anni fa, a far sì che i nostri antenati perdessero gradualmente la loro “animalità” per trasformarsi in esseri dotati di intelletto e di coscienza. Tra i fattori che ci distinguono dagli animali e che segnano l’inizio di quella che comunemente chiamiamo civiltà vi è tuttavia il culto dei morti, che si manifesta nei riti funebri diffusi non a caso in tutte le epoche e in tutte le società umane. Alcuni studiosi ritengono addirittura che l’arte o alcune sue forme, come la pittura e la scultura e per alcuni anche i canti e la musica, siano nate proprio grazie ai riti funebri, alle simbologie che da sempre li hanno accompagnati.

Al netto delle differenze di religione e di tradizioni, il culto dei morti è quindi una delle rare cose che accomuna l’umanità tutta, senza eccezione alcuna: il dolore che si prova per la perdita di una persona cara e la volontà di mantenerne il ricordo, spesso legati alla speranza di una vita oltre la morte, è una caratteristica umana nel senso più completo del termine. Riguarda gli individui e il gruppo cui il defunto apparteneva, che si stringe attorno alle persone colpite da un lutto in particolare durante i riti funebri e la deposizione della salma nella tomba, collocata in ogni società in un luogo particolare: il cimitero. Negare il permesso a qualcuno di onorare i suoi defunti è di conseguenza sintomo di grande inciviltà e disumanità, un segno di profondo disprezzo. Negargli il cimitero, pure.

Vero che l’uomo contemporaneo, soprattutto in Occidente, sta svolgendo un progressivo lavoro di rimozione della morte, sia nel gesto della cura e della sepoltura del defunto, ormai delegato a persone e ditte specializzate, che a livello culturale e lessicale, ma resta il fatto che il culto, l’onore e la “venerazione” che gli uomini attribuiscono al morto e al suo corpo è ancora importante, è una delle cose che ci rende umani nel senso più profondo del termine.

Nella nostra civiltà e cultura ce lo ricorda o ce lo dovrebbe ricordare sia la pietas greco-romana– espressione dei doveri che l’uomo ha sia verso gli uomini in genere e i genitori in specie, sia verso gli dei, dunque la religione – sia la pietas cristiana, uno dei sette doni dello Spirito santo per il quale si sviluppa e perfeziona la virtù della giustizia, in particolare in rapporto al culto di Dio e al rispetto degli uomini, dolore per la perdita dei loro cari non escluso, anzi.

Giustizia e rispetto che purtroppo non ha dimostrato la maggioranza degli elettori del comune turgoviese di Weinfelden, che in dispregio di ogni precetto cristiano e umano ha negato ai musulmani un pezzo di terra dove seppellire i loro morti secondo la loro tradizione. Ovviamente nel rispetto totale delle leggi comunali, cantonali e federali, come rimarcato a più riprese dal Municipio e com’è ovvio che sia.

Ad opporsi, paradossalmente, è stato un partito che dichiaratamente si rifà ai valori cristiani, l’Unione Democratica Federale (UDF), cui prontamente si accodato quello che sbandiera quelli della civiltà occidentale e del federalismo svizzero, che se non andiamo errati comprende il rispetto delle minoranze. Valori a Weinfelden non solo disattesi, ma scientemente calpestati. Neppure la pietà per i morti e la compassione verso il dolore di chi ha perso una persona cara ha potuto indurli ad abbandonare odio e pregiudizio.

Nell’immagine: una statua edificante in una piazza di Weinfelden