Le FFS sono l’incarnazione della Svizzera, il suo biglietto da visita. Ma la gestione liberista è puramente aziendalista affermatasi da diversi anni non rispetta ciò che le FFS rappresentano
“Draghi sferza l’Europa pavida e incapace di opporsi ai dazi di Trump”.
“Draghi dà uno schiaffo a von der Leyen”.
“Lezione di europeismo di Draghi contro un’Europa solo spettatrice degli eventi”.
Questo di fatto e nei resoconti è quanto ha detto Mario Draghi inaugurando il Meeting 2025 di Comunione e Liberazione a Rimini.
Ma è stato davvero così? E che nuovo europeismo ha proposto Mario Draghi e quale politica per il futuro? E perché il popolo di CL ha chiamato proprio Draghi a inaugurare i lavori della nuova edizione del Meeting, evento mediatico-annuale, accogliendolo con scroscianti applausi? E ancora: perché CL sempre – da sempre (se la memoria non ci inganna; ma nel caso, sono state eccezioni alla regola) – applaude il potere, si conforma e si inchina al potere e a chi lo rappresenta pro tempore di anno in anno (e per questo è amata e ricercata dal potere come vetrina buonista), cioè è perfettamente nel sistema e ne permette la riproducibilità? E perché da CL mai è venuta (e mai viene) una critica, un pensiero complesso, un distanziarsi dal sistema? Hanno applaudito Draghi, ma qualcuno in quella sala ha mai letto davvero la Laudato si’ di Bergoglio? – perché se l’avessero letta e capita nella sua radicalità necessaria e urgente non avrebbero invitato Draghi e gli altri potenti di turno e d’occasione… E di ragioni per contestare / criticare radicalmente il potere dell’economia e della tecnica capitalistiche – soprattutto da parte di chi si vanta o millanta di essere cristiano / cattolico – ce ne sarebbero, eccome.
Qualche dato, giusto per dire, citando dalla Fondazione Feltrinelli di Milano: “Nel 2024, secondo il rapporto Takers Not Makers, la ricchezza dei circa tremila miliardari globali è aumentata di 2’000 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente, mentre l’intera fascia più ricca dell’1% ha accumulato più di 33’900 miliardi di dollari dal 2015 (secondo The Guardian). L’1% più ricco genera in media il doppio delle emissioni di CO₂ rispetto alla metà più povera della popolazione globale, con il 15, 9% delle emissioni mondiali attribuibili all’élite, contro il 7,7% prodotto dal 50% più povero (secondo Oxfam). Questo mentre in Germania, a poche settimane dalla vittoria elettorale di Friedrich Merz, per la prima volta un partito di estrema destra – Alternative fur Deutschland (AfD) – è arrivato in testa ai sondaggi nelle intenzioni di voto, superando gli altri partiti”.
Ma torniamo a Draghi. Cosa ha detto di così eclatante e di così critico nel suo discorso – e critica per cambiare cosa e come, per quale Europa? Intanto, nel suo discorso non c’è traccia della questione climatica e ambientale. Poteva esserci? In realtà doveva esserci vista la gravità crescente della questione; ma Draghi è un neoliberale fatto e finito e per un neoliberale – per tutti i neoliberali e per tutte le destre, per tutti i negazionisti al servizio di fatto del capitale – la crisi ambientale non deve esistere nell’agenda politica, perché obbligherebbe a mettere in discussione radicalmente il modello di crescita quantitativa imposta dal capitale nel suo delirio di sempre maggiore produttività per sempre maggiori profitti.
Draghi ha intonato il suo discorso pensando al futuro dei giovani presenti in sala, ma ha dimenticato proprio la cosa fondamentale per garantire loro un futuro: la soluzione della crisi climatica e ambientale, che essendo il prodotto di tre secoli di rivoluzione industriale capitalistica presuppone una modifica appunto radicale (non pannicelli caldi e non le retoriche sulla resilienza e meno che meno quelle che dicono: transizione digitale per la transizione ecologica, posto che la prima è energivora all’ennesima potenza e quindi cercare la seconda attraverso la prima è una evidente contraddizione in termini – ma questo non si deve dire), una modifica del modello irrazionale ed ecocida in cui viviamo.
Ha detto Draghi, criticando un’Europa diventata ininfluente: “Questi eventi hanno fatto giustizia di qualunque illusione che la dimensione economica da sola assicurasse una qualche forma di potere geopolitico. Non è quindi sorprendente che lo scetticismo nei confronti dell’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma è importante chiedersi quale sia veramente l’oggetto di questo scetticismo. Non è a mio avviso uno scetticismo nei confronti dei valori su cui l’Unione Europea era stata fondata: democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità, equità. […] Credo piuttosto che lo scetticismo riguardi la capacità dell’Unione europea di difendere questi valori”.
In verità, per l’Europa neoliberale – di cui Draghi è uno dei massimi esponenti / oligarchi – questi valori non sono mai stati importanti, semmai sono stati un ostacolo (e quindi da rimuovere) al pieno dispiegarsi del mercato e alla mercificazione della vita umana. E non è forse vero – sì, è vero, è nella sua ideologia – che il neoliberalismo è considerata dai suoi ideologi l’unica filosofia politica capace di far adattare la società (cioè tutti noi) alle esigenze del capitale; e che il mercato deve sovraordinarsi alla stato e alla società? E questo obiettivo non è in sé e per sé totalmente e intrinsecamente antidemocratico, posto che non sono libero se mi devo solo adattare alle esigenze del sistema? E non è stato forse il neoliberalismo a negare, imponendo per anni le sue politiche di austerità e di disuguaglianza come scelta politica, ogni principio di equità?
E così come ci siamo dovuti adattare alle esigenze del capitale, veicolate dal neoliberalismo, così oggi, continua Draghi, “la nostra organizzazione politica [dell’Europa] deve adattarsi alle esigenze del tempo di oggi e noi europei dobbiamo arrivare a un consenso su ciò che questo comporta”. Perché se “adattarsi all’ordine neoliberale era stato in confronto un compito relativamente facile […] per affrontare le sfide di oggi l’Unione europea deve trasformarsi da spettatore o al più comprimario in attore protagonista.
Deve mutare anche la sua organizzazione politica che è inseparabile dalla sua capacità di raggiungere i suoi obiettivi economici e strategici. E le riforme in campo economico restano condizione necessaria in questo percorso di consapevolezza” – ma attenzione, quando i neoliberali (sempre secondo i fondamenti della sua ideologia visti sopra) parlano di riforme in realtà pensano a controriforme.
E Draghi continua: “La sfida è ora essere capaci di agire con la stessa decisione in tempi ordinari per confrontarci con i nuovi contorni nel mondo in cui stiamo entrando. […]. È un mondo che pretende da parte nostra una discontinuità negli obbiettivi, nei tempi e nei modi di lavoro”, che è un altro modo (ma sovrapponibile a quanto si diceva negli anni ’80 per farci accettare allora la flessibilità nel lavoro) per dire di nuovo che dobbiamo adattarci alle esigenze del capitale e delle imprese hi-tech, perché digitalizzazione / algoritmi / IA / Big Data / criptovalute possono essere molte cose ma sono soprattutto, se non esclusivamente, l’ultima fase (ultima in ordine di tempo, altre ne seguiranno se non imponiamo democraticamente dei limiti alla libertà d’impresa, in nome di una nostra libertà) della ricerca compulsiva del profitto da parte del capitale. E l’IA non può ovviamente essere (non è) democratica, né equa, né per la pace (vedi le guerre nascoste per la conquista coloniale delle terre rare), né per la libertà: perché togliendoci la libertà cognitiva per pensare – e con una conoscenza e un sapere e un pensare che sempre più deleghiamo alle macchine / IA – non possiamo ovviamente essere liberi, per la contraddizione, di nuovo, che non lo consente.
Il tutto – sempre IA / digitalizzazione eccetera eccetera – essendo però vissuto (essendo fatto vivere dai tanti Draghi di turno sulla scena del capitale e della tecnologia) appunto come un dato di fatto che non si può cambiare. Ma essendo un dato di fatto impostoci antidemocraticamente / autocraticamente dall’industria (e dagli stati) per il proprio profitto, questo esclude ovviamente ogni democrazia, al di là delle tante volte che Draghi dice democrazia. La crisi della democrazia e della libertà – in Europa e nel mondo – nasce in realtà da qui, dalle esigenze del capitale e dal funzionamento dei sistemi tecnici.
Che Draghi non lo dica è perfettamente ovvio (perché capitalistico). Che noi si creda a Draghi, questo invece sì è preoccupante.
Nell’immagine: Draghi al termine del suo intervento a Rimini