A proposito del confronto Sergi-Martinetti, ripropongo sull’argomento un mio scritto di quindici anni fa – Di Martino Rossi
Orazio Martinetti, intervenendo qui sul documento “Per un fronte di opposizione sociale e politica” inviato dal MpS agli altri partiti di sinistra, scrive:
“varrebbe la pena di precisare una terminologia che continua a fluttuare nell’etere della vaghezza. Riaprire il dizionario e sforzarsi di ridefinire le parole (rivoluzione, socialismo…) sarebbe già un bel risultato e questo per soddisfare un bisogno di chiarezza che riguarda tutta la sinistra, riformista o rivoluzionaria che sia”.
Condivido assolutamente, e vorrei offrire un piccolo contributo in merito, molto, molto a buon mercato. Sì, a buon mercato perché chiedo a Naufraghi/e se può riciclare un articolo che mi sono ricordato aver scritto nel 2010 (laRegione, 8.6.2010) sul dibattito allora in corso sul nuovo Programma nazionale del PSS. Un interrogativo su cosa diavolo intendesse il PSS per “superamento del capitalismo”, analogo a quello di Martinetti su cosa intenda il MpS per “rivoluzione” e “socialismo” (la risposta di Sergi mi sembra che “schivi l’oliva”).
Siccome il MpS (e magari ancora anche il PS) pretende lavorare per costruire un’alternativa al capitalismo, mi sembra proprio che ci si possa ancora chiedere, praticamente con le medesime parole di 15 anni fa, che cosa si intenda per capitalismo e se davvero lo si voglia superare e come.
Ecco dunque la riflessione del 2010 che laRegione aveva pubblicato con il titolo “Superamento del capitalismo?”
“È vero, i programmi di partito non sono mai molto “sexy”. Per ovviarvi, il “Caffè della domenica”, riferendo della conferenza cantonale sul progetto di nuovo programma del PSS, si inventa una “Svizzera che è comunista, ma non lo sa”, virgolettando la frase e attribuendola a me… Poco importa, ben inteso.
Il PSS intende dotarsi di un “programma fondamentale” per orientare la sua azione nei prossimi 20 anni. Un documento interessante ma prolisso. La “dichiarazione dei principi” dei socialisti francesi è esemplare: 24 tesi, 4 pagine.
Nel capitolo “la nostra visione”, il PSS illustra la “cosa” che dovrebbe “superare il capitalismo”: la democrazia economica. Il PSS anticapitalista? I fondamenti del capitalismo sono: la proprietà privata dei mezzi di produzione; il rapporto salariale con i lavoratori; la libertà d’intraprendere; il mercato. Non risulta che il PSS voglia attribuire la proprietà delle imprese solo a chi vi lavora, impedire di crearne di nuove, abolire il salario come forma di ripartizione del reddito ai lavoratori, abolire il mercato. Certo, il capitalismo è una forma di produzione e ripartizione storicamente determinata e, prima o poi, lascerà il posto a qualche altra. Del resto, già oggi siamo lontani dal capitalismo delle origini, grazie a un secolo e più di lotte dei lavoratori e all’evoluzione scientifica, tecnica, economica, politica. Non occorre legittimare la “democrazia economica” con un presunto superamento del capitalismo.
Democratizzare l’economia – a livello di scelte strategiche più che di conduzione operativa delle imprese, che esige chiarezza dei ruoli, certezza e rapidità delle decisioni – significa accrescere, in ambito economico, il peso dei cittadini rispetto a quello dei proprietari. Il capitolo sulla “democrazia economica” dovrebbe esporre senza complessi quel modello che i socialisti vogliono: senza chiedersi se si tratti di un capitalismo diverso o di un suo superamento. A questa domanda risponderà la storia.
In poche parole, il PSS vuole:
(1) un’economia di mercato orientata a soddisfare gli obiettivi sociali ed ecologici espressi dalle scelte democratiche dei cittadini;
(2) regolata da leggi e contratti collettivi di lavoro;
(3) che opera con diverse forme d’impresa (privata, pubblica, sociale);
(4) dove i servizi fondamentali sono assicurati da regole diverse dal mercato e dal profitto: formazione, salute, protezione sociale, trasporti collettivi, acqua, energia, comunicazioni, un’offerta di base di informazione e cultura, come pure di servizi finanziari per la raccolta del risparmio, i pagamenti, la concessione di crediti.
Cose che ci sono già, da difendere e sviluppare. La discussione sull’eventuale controllo pubblico dei colossi farmaceutici risponde alla necessità di assicurare la salute per tutti. Quella sul controllo delle grandi banche (UBS salvata con oltre 60 miliardi di risorse pubbliche!) risponde al tema del “too big to fail”: o smembrare o nazionalizzare.
Concludiamo con il paradosso della “Svizzera comunista”. Per Marx, il principio del socialismo è “a ciascuno secondo il suo lavoro”. Quello del comunismo è “a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilità”. Le economie dei paesi democratici e ricchi si trovano già, per certi versi, oltre quel “socialismo”. In Svizzera, 150 miliardi di Fr., 30% circa del Pil, sono ridistribuiti, tramite le assicurazioni sociali e la spesa pubblica, per soddisfare i bisogni di chi non lavora (anziani, invalidi, ammalati, bambini e studenti, disoccupati, poveri). È questa una “via capitalista al comunismo”? Il percorso potrebbe essere accelerato dall’introduzione, accanto al salario e al profitto, del cosiddetto “Basic Income” (o “reddito di cittadinanza”), cui il programma del PSS non accenna neppure? La storia risponderà. Per ora, il “comunismo” è ancora ben lontano…”.
Ringrazio la Redazione di Naufraghi di aver accettato di riciclare un mio articolo scritto tempo fa: sono un “fan” del genero di Marx, Paul Lafargue, e adoro il suo celebre libro-manifesto “Le droit à la paresse”… che per altro evoca una magnifica alternativa al capitalismo!
- Naufraghi/e ha accolto sin dall’inizio la discussione sulla possibilità di un fronte comune della sinistra ticinese. Qui l’elenco di tutti gli articoli dedicati all’argomento