Come gli interventi di Trump fanno di Israele un “protettorato” americano dipendente dalla volontà politica degli Stati Uniti
Allineamento totale. Nessun conflitto. Tutti spingono sull’acceleratore del negazionismo climatico: l’Europa con il peso delle destre fasciste e popolari pro-capitale che stanno scardinando, passo dopo passo e non da oggi, quello che era un virtuoso Green Deal (ma neanche troppo, in verità, comunque necessario e come si dice: meglio di niente), mentre gli svizzeri bocceranno il 30 novembre l’Iniziativa per il futuro con il 62% dei voti, contro un 35% di favorevoli, secondo il primo sondaggio realizzato dall’istituto gfs di Berna per conto della SSR. Di questo 62%, il 49% si dice decisamente contrario, il 13% piuttosto contrario. Concentrati a destra, ovviamente.
L’Europa e la Svizzera preferiscono dunque il nero del fossile al verde della transizione ecologica – facendosi cortigiane del negazionista Trump. E se ieri e per molti anni sostenibilità e responsabilità sociale delle imprese sono state le parole-mantra non solo dei governi, dei teorici del management ma anche di alcuni imprenditori – e le Università sono ancora piene di corsi sulla sostenibilità e sulla Rsi (Responsabilità sociale, appunto, che ovviamente presuppone anche una Responsabilità ambientale delle imprese) – oggi la parola chiave è competitività, come emerso al recente Consiglio Europeo, grazie anche ai due assist dell’oligarca tecno-capitalista Mario Draghi e dei suoi Rapporti offerti alla UE. E in Europa si saldano appunto tra loro contro l’ambiente Meloni e Salvini ma anche Macron e Popolari tedeschi come Merz (nel passato, un lobbista per il capitale), sempre più filofascista su ambiente e migranti per cercare di recuperare voti dalla fascio-nazista AfD – tutti pensando di salvare l’automotive allungando la vita dei motori termici, ripristinando il classico e sempre falso ricatto o lavoro o ecologia. Certo, restano posizioni avanzate e non reazionarie – tutto è rinviato al Consiglio straordinario sul clima del 4 novembre – ma l’Unione, un tempo tentata dalla transizione verde, ora sembra ridisegnare i confini del Green Deal in chiave industriale e industrialista.
E quindi, via libera alle semplificazioni normative; via i lacci e lacciuoli (come li chiamava anni fa in Italia un altro oligarca come Guido Carli) che frenerebbero l’attività e la libertà delle imprese, gli investimenti e i profitti. Con il paradosso per cui, in nome della competitività si dà un colpo pesante anche a quelle imprese invece virtuose (e ce ne sono, e molte, non tutte le imprese fanno greenwashing), che proprio sulla ricerca della sostenibilità hanno concentrato molti dei loro investimenti.
Ancora semplificazioni delle normative ambientali e sociali, dunque, tutti dimenticando che da decenni il neoliberalismo invoca e impone appunto più competitività, più privatizzazioni, più produttività (e anche l’IA – energivora ed ecocida alla massima potenza – serve in primo luogo per accrescere la produttività, come ha ammesso Sam Altman di OpenAI – altro che intelligente…), appunto più de-regolamentazioni e più libertà ai mercati del lavoro e della finanza (crisi del 2007/8, do you remember?), eccetera eccetera, tutte cose che dovremmo sapere e che invece dimentichiamo.
Con il risultato che la crisi climatica si è aggravata, che la Terra si scalda sempre di più, che i ghiacciai si riducono (compresi quelli svizzeri, che si sono sciolti enormemente nel 2025, segnando il quarto calo annuale più consistente mai registrato). Noi tutti dimenticando – tranne ovviamente gli oligarchi del tecno-capitalismo (Udc compresa, ma non solo) che stanno facendo egregiamente il lavoro che gli chiede di fare il capitale, con la nostra complicità, noi confondendo un apparente benessere economico (in realtà per sempre meno) con il malessere climatico e i disastri che aumentano – noi tutti dimenticando che questa crisi climatica inizia con la rivoluzione industriale-capitalistica, che tra questa e la crisi climatica vi è un rapporto di causa-effetto e che quindi, se non si esce dal tecno-capitalismo, se non si pongono vincoli stringenti alla libertà d’impresa e del capitale, cioè se non si modifica radicalmente il sistema economico e produttivo-consumativo vigente da tre secoli non si risolve e neppure si governa il riscaldamento della Terra.
Sono passati più di 50 anni dai primi allarmi ecologici, sono passati dieci anni dall’Accordo sul clima di Parigi e dalla Laudato si’ di papa Francesco e nulla è veramente cambiato – e di COP in COP (a breve, inizierà la COP 30) gli oligarchi del fossile, dell’industria, del nucleare, dell’Hi-Tech, dell’avanti così, mica vorrete limitare i nostri profitti e cambiare modello di crescita quantitativa che tanto bene fa a noi oligarchi…), molto semmai è peggiorato. Sicuramente abbiamo perso tempo – e ne abbiamo sempre meno. E ora si torna addirittura indietro, con la vittoria di fatto dei negazionisti (sarebbe come se tutti diventassimo terrapiattisti), anche se dicono di farlo in nome del pragmatismo, della difesa dei posti di lavoro, accusando gli altri di essere portatori di una ideologia ecologista quando sono loro gli ideologi dell’industrialismo e del capitalismo e oggi della digitalizzazione di tutti e di tutto, di fatto preferendo l’investimento nell’industria bellica che in quella davvero green. E gli svizzeri si appresterebbero a bocciare l’Iniziativa per il futuro – bastano le misure già presenti, dicono i senza futuro, dimenticando che da tempo la Svizzera è inadempiente su questo fronte (e torniamo alle Nonne svizzere per il clima, con la CEDU che nel 2024 ha condannato la Svizzera per non avere adottato misure sufficienti contro il cambiamento climatico).
Di più: non pensando al futuro, rifiutando i ripetuti allarmi – dati alla mano – degli scienziati dell’IPCC (una delle poche certezze che ci sono rimaste, ma che preferiamo non vedere/ascoltare, nascondendo la testa sotto la sabbia e appunto votando sempre più a destra) – cosa stiamo dimostrando di essere?
Egoisti cronici/compulsivi, se dopo mezzo secolo di neoliberalismo (la società non esiste, esistono solo gli individui…) e di capitalismo radicalizzato, pensiamo solo all’oggi – a tanto il capitale e la tecnica hanno colonizzato il nostro pensare e i nostri immaginari collettivi – e ai nostri interessi particolari e particolaristici. Quelli grandi: chi se ne importa del riscaldamento climatico, a me interessano i bitcoin, la piazza finanziaria, andare a sciare e divertirmi, attirare i ricchi che sono così gentili da venire a pagare le tasse da noi… mica vorrete farli scappare…; e quelli piccoli: i luganesi che negano le zone a 30 km/h. Oppure siamo diventati padri e nonni degeneri e cinici, che non si preoccupano del futuro dei loro figli e nipoti, ci pensino poi loro a risolvere i problemi che gli lasciamo, trascurando il fatto che anche l’IA ne farà dei disoccupati e vivranno in un clima pessimo. Oppure e insieme siamo diventati tutti sadomasochisti: ci piace fare del male a noi stessi (i disastri ambientali) e fare del male agli altri, non solo ai migranti, ma anche ai nostri figli e nipoti (il clima peggiorato, le disuguaglianze che crescono…).
Su tutto, riassumendo i punti precedenti, siamo irresponsabili, incapaci di senso di responsabilità e di lungi-miranza (cioè saper guardare lontano, prevedere, immaginare e costruire il futuro…). Applichiamo una logica economica del tutto irrazionale basata sul sempre di più (più produzione, più consumo, più profitti privati, più disuguaglianze, più riscaldamento climatico) e quindi agiamo irresponsabilmente.
Sulla responsabilità come principio del pensare (prima) e dell’agire (poi) c’è un libro fondamentale (del 1979, in italiano dal 1990) del filosofo Hans Jonas (1903-1993) – appunto, Il principio responsabilità. Qui riprendiamo un libro appena uscito e altrettanto importante – e che caldamente consigliamo – di Donatella Di Cesare, Tecnofascismo (anche questo Einaudi) che ci ricorda come “le nostre anime siano ormai solo monetarie, fondate sullo scambio universale, sul calcolo perpetuo” e abbiano appunto perduto il senso della responsabilità verso gli altri uomini – e verso quell’Altro che è la biosfera.
Ma senza responsabilità – continua Di Cesare – non vi può essere libertà. E quindi, “la responsabilità precede la libertà”. Che è qualcosa di umano, non esiste e mai esisterà una app per essere responsabili e neppure l’IA ce lo dirà mai, perché sono prodotti del capitalismo per il capitalismo (salvo qualche eccezione). L’Europa nata come mercato muore oggi in nome del mercato e della competitività che uccidono responsabilità e sostenibilità. Che almeno la Svizzera (che è sempre un po’ anche mia), il 30 novembre, dimostri di essere responsabile e di avere un’anima non solo monetaria.
Nell’immagine: Banksy (2009), “Non credo al riscaldamento globale”