La spazzatura minaccia i civili esponendoli a infezioni e parassiti. Poche discariche accessibili a causa delle restrizioni israeliane
Di Urs P. Gasche, Infosperber
Tutti sono d’accordo: in caso di conflitto nucleare, la Svizzera non sarebbe in grado di difendersi. Nessun armamento è efficace contro le armi nucleari. I militari e la lobby degli armamenti mettono però in guardia da una guerra convenzionale nell’Europa occidentale: «Un attacco meccanizzato alla Svizzera sarebbe assolutamente devastante», scrive l’Associazione degli ufficiali.
Ma questo scenario è estremamente improbabile. I carri armati russi dovrebbero prima attraversare i paesi della NATO prima di raggiungere la Svizzera.
«All’improvviso i carri armati russi sarebbero nelle immediate vicinanze del confine svizzero»
Georg Häsler, redattore militare della «NZZ» e colonnello della milizia dell’esercito svizzero, ora la vede diversamente: l’Ungheria e la Slovacchia potrebbero lasciare la NATO: «Se l’Ungheria e la Slovacchia cambiano campo geopolitico, a est del confine nazionale si aprirebbe il corridoio del Tirolo, praticamente privo di protezione». («NZZ» 15.3.2025)
Ancora nell’estate del 2023 Häsler aveva respinto questo pericolo: «Un attacco meccanizzato dell’esercito russo verso ovest è semplicemente impossibile, anche alla luce della situazione attuale. Inoltre, il Cremlino non ha alcuna intenzione di controllare l’intero continente con mezzi militari. I metodi ibridi sono più efficaci».
Secondo Häsler, quindi, è imminente una guerra ibrida. I carri armati e gli aerei da combattimento sono del tutto inadatti a questo scopo. Anche il vicepresidente del PS Jon Pult la pensava così: «Allo scoppio della guerra, la richiesta di riarmo era comprensibile come reazione di panico. Ma già oggi non sono solo gli elettori del PS a chiedersi: che senso ha? La guerra ha chiaramente dimostrato che in Svizzera siamo più sicuri che mai dal punto di vista militare, almeno per quanto riguarda la minaccia delle armi convenzionali. Se i carri armati di Putin non riescono nemmeno a conquistare Kiev, come potrebbero arrivare fino al Lago di Costanza?».
Persino Florence Gaub del Nato Defence College di Roma, che studia espressamente «scenari improbabili», ritiene «poco probabile un classico attacco a un Paese della NATO». («NZZ» 5.8.2025)
Martin Dahinden, ex ambasciatore svizzero a Washington e docente di politica di sicurezza all’Università di Zurigo, concorda: « Gli attacchi terrestri alla Svizzera con unità meccanizzate e di fanteria sono uno scenario improbabile. L’esercito del futuro dovrà prepararsi a un conflitto ibrido con forme di guerra cibernetica, atti di terrorismo e sabotaggio, l’uso di droni e l’impiego militare dell’intelligenza artificiale.» (Contributo ospite «NZZ» 3.4.2024)
È comprensibile che Frank Haun, amministratore delegato di Krauss-Maffei, mantenga i suoi ambiziosi obiettivi di fatturato: «Il nostro obiettivo è quello di poter consegnare 500 veicoli blindati all’anno a partire dal 2027.» («NZZ» 14.12.2024) Il suo gruppo sta esercitando forti pressioni in tal senso.
Il consigliere federale Pfister: prepararsi all’inimmaginabile
Almeno a lungo termine, secondo il ministro della difesa Martin Pfister, bisogna prepararsi all’inimmaginabile: «Al momento non dobbiamo aspettarci che i carri armati arrivino sul Reno, ma l’esercito deve essere pronto anche per questi scenari.» («NZZ» 1.3.2025)
Ci sono altri scenari «al momento» improbabili per i quali la Svizzera potrebbe prepararsi: ad esempio attacchi dallo spazio militarizzato o attacchi con batteri e virus. Oppure attacchi con missili balistici. Con questi e altri scenari «al momento improbabili» si può giustificare la militarizzazione dell’intero Paese.
Attacco con missili balistici
Poiché è improbabile che jet da combattimento e carri armati russi si avvicinino al confine svizzero, per giustificare l’armamento occorre ricorrere ad altri scenari. Georg Häsler ha citato uno scenario concreto l’8 agosto 2025 nella «NZZ»: «Un missile balistico che colpisce una centrale elettrica della rete elettrica europea sul territorio svizzero è sufficiente alla Russia per provocare una carenza di energia elettrica in Germania. […] La Svizzera ha bisogno di un minimo di difesa aerea». Häsler ha citato concretamente un nodo dell’approvvigionamento elettrico o l’occupazione di un nodo ferroviario da parte di un gruppo armato. («NZZ» 29.7.2023)
I nuovi jet da combattimento F-35 sono tuttavia poco utili per respingere tali missili balistici, e i carri armati lo sono ancora meno. Gli Stati membri della NATO impediranno, nel proprio interesse, che la Russia possa distruggere le sottostazioni elettriche della rete europea in Svizzera e in altre parti d’Europa. A questo scopo serve il sistema di difesa missilistica Sky Shield. La Svizzera partecipa a questo progetto. I sistemi Patriot ordinati dalla Svizzera sono in grado di respingere attacchi missilistici con una gittata fino a circa 100 chilometri e un’altitudine fino a circa 30 chilometri.
Concentrarsi sulle minacce reali
L’esperto di strategia ed ex docente del Politecnico federale di Zurigo Mauro Mantovani ha spiegato: «La Russia rappresenta l’unica minaccia. Tuttavia, con i suoi carri armati, la Russia non potrebbe avanzare fino all’Europa centrale. […] Una Russia imperialista dovrebbe attraversare 1500 chilometri di territorio dell’alleanza NATO senza superare la soglia della guerra nucleare». («NZZ am Sonntag» 18.5.2025)
In una replica dell’8 giugno, tre comandanti di battaglione hanno affermato: «Un esercito senza carri armati da combattimento non funziona. Punto». «Punto» è un argomento poco convincente.
Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO fino al 2025, ha descritto il futuro militare come segue: «La fusione tra intelligenza artificiale, tecnologia dei droni e sistemi senza pilota rappresenta un salto quantico simile a quello della rivoluzione industriale».
Il 17 marzo 2025, Werner J. Marti, redattore estero della «NZZ», aveva affermato: «I veicoli blindati sono in gran parte alla mercé dei droni (controllati tramite fibra ottica), poiché questi ultimi possono far esplodere i loro carichi con precisione nei punti non protetti della corazza».
A ciò si aggiunge il rapporto costi-benefici: uno dei più recenti carri armati da combattimento costa cento volte di più di uno dei più costosi droni controllati dall’intelligenza artificiale.
Droni controllati dall’intelligenza artificiale e attacchi autonomi
La professoressa di politica Elke Schwarz della Queen Mary University di Londra ha avvertito: «Aziende produttrici di armi come Anduril o Palantir stanno sviluppando sciami di droni autonomi in grado di uccidere esseri umani. Armi di questo tipo potrebbero cambiare l’intero ordine di sicurezza internazionale e rendere il mondo più insicuro».
David Bach, professore di strategia alla Business School IMD, ha fatto riferimento a una guerra senza pilota: «Le applicazioni di IA di prossima generazione possono individuare le posizioni nemiche, lanciare attacchi autonomi o disturbare infrastrutture critiche da lontano».
Contro tali attacchi, i jet da combattimento e i carri armati sono inutili.
Persino il redattore della «NZZ» Georg Häsler ha ammesso il 22 novembre 2025 che i jet da combattimento non sono adatti all’uso in Svizzera. Tuttavia, ha affermato che la Svizzera potrebbe utilizzare gli F-35 «nell’ambito del pilastro europeo della NATO». E se la Svizzera non volesse «impiegare i suoi F-35 sul fianco orientale della NATO», dovrebbe almeno utilizzarli «nell’area compresa tra Lione, Monaco, Vienna e Milano». Questo le garantirebbe rispetto.
L’argomento del «parassita»…
In mancanza di argomenti migliori, i militari, la lobby degli armamenti e alcuni politici tirano fuori un nuovo argomento: la Svizzera non dovrebbe essere una «free rider»: se la Svizzera conta sulla protezione degli Stati Uniti e della NATO, deve anche armarsi, per solidarietà.
Georg Häsler ha affermato: «La Svizzera non può permettersi di continuare a essere semplicemente una free rider. Prima o poi la NATO manderà il conto a Berna». Häsler non ha specificato quale potrebbe essere questo conto.
Nel frattempo, la Svizzera intende effettivamente acquistare ancora più armi dagli Stati Uniti, ma non per proteggersi, bensì per ottenere dazi doganali più bassi. Il capo economista della «NZZ» Peter A. Fischer ha diffamato coloro che criticano la corsa all’armamento con F-35 e carri armati definendoli «ipocriti pacifisti e opportunisti». In questo modo evita una discussione oggettiva.
…o una politica degli interessi senza compromessi
Di solito gli argomenti della solidarietà e del «parassitismo» non riscuotono molto successo. Quando si è trattato del sovraccarico del sistema di asilo, il consigliere nazionale del PLR Christian Wasserfallen non ha voluto saperne: «Non c’è bisogno di più solidarietà con l’UE, ma di una politica degli interessi senza compromessi».
Non si chiede solidarietà nemmeno con i più poveri. Oxfam ha fatto un calcolo a livello globale: «Con meno del 3% delle spese militari dei paesi del G7 o un misero 2,55% del bilancio della NATO per il 2024, si potrebbe eliminare la fame nel mondo (32 miliardi di dollari) e risolvere la crisi del debito nel Sud del mondo (36 miliardi di dollari)».
L’eliminazione della miseria contribuirebbe alla pace in misura molto maggiore rispetto al riarmo.
L’argomento del «free riding» non vale nemmeno quando si tratta dello sfruttamento delle lavoratrici tessili, dei raccoglitori di caffè o dei minatori. O della politica climatica: il nostro possibile contributo, si dice, non farebbe comunque alcuna differenza a livello mondiale.
Costi e rischi del riarmo
Un massiccio aumento delle spese militari comporta un forte potenziale di conflitto sociale. L’armamento può essere finanziato solo in tre modi, tutti con gravi effetti collaterali:
- Con tagli alla spesa sociale, sanitaria, all’istruzione, alla protezione dell’ambiente, alle infrastrutture o alla cultura
- Con un aumento delle tasse («Dobbiamo aumentare le tasse per l’esercito», editoriale sui giornali Tamedia del 13.12.2025)
- Con ulteriori debiti
La terza via è politicamente la più fattibile, ma anche la più rischiosa. Il potenziamento militare con l’indebitamento può diventare l’acceleratore di una crisi finanziaria ed economica. Se la struttura del debito crolla, si rischia l’iperinflazione e la disoccupazione diffusa. La libertà che vogliamo preservare sarebbe allora compromessa.
Un massiccio aumento delle spese militari non solo porta a debiti irresponsabili, ma comporta anche altre conseguenze sociali esplosive. L’aumento delle spese militari distoglie l’attenzione da altri rischi esistenziali. Si pensi al riscaldamento globale, alla migrazione, alla distruzione della natura e dell’ambiente, all’accesso all’acqua e alle materie prime e agli squilibri sociali.
Due opzioni per la Svizzera
L’oppositore dell’esercito Josef Lang ha dichiarato al «Sonntags-Zeitung»: «Andare avanti da soli non ha più senso. Ci sono solo due opzioni razionali:
- aderire a un’alleanza militare e abolire la neutralità.
- Optare per una neutralità solidale e pacifica a livello mondiale e abolire l’esercito (seguendo l’esempio di Costa Rica e Panama).
Ritengo che la seconda opzione sia la più ragionevole».
L’ex ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ritiene invece più ragionevole la prima opzione: «Se la neutralità non garantisce più la nostra sicurezza, allora dovremmo valutare molto seriamente l’adesione all’UE e alla NATO».
Nella prima opzione, con l’adesione a un’alleanza militare, la Svizzera dovrebbe probabilmente introdurre un esercito professionale. Infatti, i moderni sistemi d’arma sono così sofisticati che tre settimane di servizio militare all’anno non sono sufficienti per l’addestramento.
Miliardi sperperati
Dopo aver analizzato il rischio concreto di guerra e i rischi globali, nonché il rapporto costi-benefici, non vi è alcun motivo convincente per cui la Svizzera dovrebbe acquistare gli aerei da combattimento statunitensi e i carri armati supplementari richiesti dagli ufficiali.
Il rischio di una guerra convenzionale in cui carri armati o aerei da combattimento russi raggiungano la Svizzera è trascurabile. Se la Russia dovesse attaccare la Svizzera con missili o droni telecomandati, gli aerei da combattimento e i carri armati sarebbero inutili.
Una Svizzera armata dovrebbe investire nella difesa da droni, attacchi informatici e virus. Persino per la Germania non vi è alcun motivo sufficiente per indebitarsi con 100 miliardi di euro per l’armamento.
Le spese militari dei paesi europei membri della NATO sono già oggi, anche al netto del potere d’acquisto, nettamente superiori a quelle della Russia. Una politica comune in materia di armamenti e approvvigionamenti può rafforzare ulteriormente la capacità di difesa. Non è necessario un riarmo.
Traduzione a cura della redazione
Nell’immagine: l’aereo da combattimento F-35 che dovrebbe difendere la Svizzera dagli attacchi della Russia (SRF)