Da Putin a Merz, la tribuna della conferenza di Monaco ci segnala lo stato delle relazioni internazionali e della sicurezza: oggi, un mondo sospeso
Di Sandro Benini, Tages Anzeiger
Scene dell’attuale crisi nelle relazioni tra Svizzera e Italia dopo Crans-Montana: nel talk show «Quarta Repubblica», Tommaso Cerno, caporedattore del quotidiano italiano di destra «Il Giornale», urla: «Sono orgoglioso di non essere svizzero!». Nel programma «Dritto e rovescio» Piero Sansonetti, caporedattore del quotidiano di sinistra «L’Unità», accusa il governo svizzero di «freddezza tagliente». Durante la trasmissione «Lo stato delle cose» dell’emittente statale RAI, una didascalia nella parte inferiore dello schermo dice: «Ci si può fidare della giustizia svizzera?»
Filippo Lombardi (Il Centro), consigliere comunale di Lugano ed ex consigliere agli Stati ticinese, partecipa a una delle trasmissioni in qualità di rappresentante della Svizzera. Ancora una volta si parla della catastrofe di Crans-Montana. Il giornalista Antonio Caprarica chiede a Lombardi: «Si rende conto di quanto sia stata danneggiata l’immagine della Svizzera?» Lombardi non ha la possibilità di rispondere, perché subito dopo viene trasmesso un filmato.
I soldi del Cantone Vallese sono «una vergogna»
Pochi minuti dopo, il conduttore diffonde informazioni fuorvianti sul presunto misero risarcimento finanziario delle vittime da parte del Cantone Vallese. Quando Lombardi fa notare che i 10’000 franchi sono un primo aiuto immediato versato senza burocrazia, il conduttore lo interrompe ripetutamente con commenti sarcastici: «Scandaloso!», «Una vergogna!», «Un’elemosina!», «Tenetevi i vostri soldi!». A quel punto Lombardi alza la voce. «State diffondendo fake news, state dicendo sciocchezze!». Il conduttore reagisce con gesti sprezzanti.
In una conversazione telefonica con questa redazione, Lombardi afferma: «Il danno d’immagine per il nostro Paese è considerevole». Anche in Francia i media sono critici nei confronti della Svizzera, ma distinguono tra il pubblico ministero vallesano, il sindaco di Crans-Montana, il Consiglio di Stato e il Consiglio federale. «In Francia intervengono esperti, in Italia giornalisti e politici che alimentano l’odio contro la Svizzera». Ad esempio, il fatto che un procuratore speciale di un altro cantone possa essere nominato solo su richiesta della procura del Vallese non interessa affatto ai critici italiani.
Lombardi non partecipa più alle trasmissioni
Per lo spettacolo nei talk show italiani, dice il politico ticinese, serve sempre un ospite svizzero che poi tutti gli altri attaccano, in rappresentanza dell’intero Paese. Ha partecipato quattro volte alle trasmissioni, anche per sottolineare che le critiche alla procura del Vallese e alle autorità comunali di Crans-Montana sono state aspre anche in Svizzera. «Il ruolo in cui questi polemisti televisivi vogliono spingermi con il loro giornalismo da ghigliottina non mi piace», afferma Lombardi. «Non parteciperò più». Nei quotidiani italiani seri le accuse generiche nei confronti della Svizzera sono meno evidenti che in televisione, ma non sono affatto rare.
Tutta questa teatralità mediatica non significa però che lo sgomento dell’opinione pubblica per la morte di sei giovani italiani a Crans-Montana sia artificiale. Significative sono le parole della deputata Simonetta Matone (Lega) nel programma «Quarta Repubblica»: «Nella nostra immaginazione collettiva abbiamo sempre pensato che la Svizzera fosse il Paese perfetto».
Questo cliché è talmente compromesso che ora molti considerano l’Italia, proprio l’Italia, più seria, severa e coerente. La soddisfazione per questo ribaltamento di ruoli, la soddisfazione per il fatto che, come dice Lombardi, «l’allievo modello è stato sorpreso con le mani nel barattolo della marmellata», sono evidenti.
Mentre un cliché positivo sulla Svizzera va in frantumi, agli occhi di molti giornalisti e opinionisti italiani se ne conferma uno negativo: quello della freddezza e dell’ostinazione elvetica, dell’orgogliosa convinzione di essere superiori. Hoara Borselli, ex modella e attrice, oggi giornalista, critica aspramente nel programma «Quarta Repubblica» «l’incredibile freddezza con cui le autorità svizzere hanno reagito a questa tragedia». Si tratterebbe di una «totale mancanza di rispetto nei confronti del grido disperato delle vittime».
La Svizzera, il Paese in cui il denaro trionfa sulla giustizia: l’opinione pubblica italiana reagisce con sgomento quando Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation, viene rilasciato dalla custodia cautelare il 23 gennaio 2026 dietro pagamento di una cauzione di 200’000 franchi. «È il sistema svizzero che ha ucciso i giovani», afferma ora il caporedattore del Giornale Cerno. Il pubblico in studio applaude. Si sentono anche termini come «omertà» e «collusione» in riferimento a Crans-Montana, al Vallese, all’intera Svizzera.
«Meloni strumentalizza le vittime»
E non sono più solo gli ospiti dei talk show ad andare sopra le righe, ma anche politici di spicco, come il capo del governo Giorgia Meloni («Provo profonda rabbia e sgomento»; «È un insulto alle vittime») o il leader della Lega Matteo Salvini («Vergogna!»).
Il richiamo dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado a Roma è una protesta diplomatica di una durezza molto insolita tra paesi amici, strettamente legati dal punto di vista economico e culturale. Crisi simili risalgono al 1980 e al 1902, quando la questione era sostanzialmente la stessa di oggi: il governo italiano chiedeva un intervento più severo da parte della giustizia svizzera, in un caso (1980) contro un terrorista, nell’altro contro anarchici italiani in esilio. La Svizzera respinse queste richieste come un’ingerenza. Nel 1902 si arrivò addirittura a una rottura completa delle relazioni diplomatiche per tre mesi.
Anche l’ex procuratore ticinese Paolo Bernasconi ha partecipato a talk show italiani in qualità di rappresentante della Svizzera. Egli ritiene che la perdita di prestigio del nostro Paese in Italia sia «colossale». Secondo Bernasconi, il pubblico ministero vallesano ha sottovalutato enormemente il rischio di occultamento delle prove, non avendo arrestato immediatamente i coniugi Moretti, non avendo perquisito subito i loro cellulari e la loro abitazione e non avendo interrogato separatamente tutte le persone coinvolte.
Inoltre, il giurista ticinese ritiene che il Consiglio federale avrebbe dovuto sostenere le famiglie delle vittime in modo rapido e semplice con generosi contributi finanziari. «Il fatto che ciò non sia ancora avvenuto dà l’impressione di una certa meschinità», afferma Bernasconi. In questo senso, egli può comprendere in parte le accuse.
Il tentativo del governo italiano di esercitare pressioni sulla giustizia svizzera viola tuttavia la separazione dei poteri. Si tratta di una violazione della Costituzione, «della Costituzione italiana, per la precisione», afferma Bernasconi. Lombardi e Bernasconi ritengono che uno dei motivi principali della reazione violenta del governo italiano sia il referendum sulla riforma della giustizia che si terrà in Italia a marzo. «Amplierebbe notevolmente l’influenza dell’esecutivo sulle autorità investigative e sui tribunali», afferma Lombardi. Meloni avrebbe lasciato che la controversia con la Svizzera si inasprisse per far credere alla propria popolazione che se la giustizia è troppo indipendente, le conseguenze sono quelle che stiamo vedendo in Svizzera. «Meloni strumentalizza il destino delle vittime per fini di politica interna», afferma Lombardi.
Bernasconi chiede: «Il governo russo diffama e insulta il presidente italiano Sergio Mattarella e commette atti di sabotaggio in Italia: perché Meloni non ha richiamato da tempo l’ambasciatore italiano da Mosca?».
E che ne sarà della squadra investigativa congiunta svizzero-italiana? Meloni minaccia di non rimandare l’ambasciatore italiano a Berna finché anche gli investigatori italiani non potranno indagare nel Vallese. Bernasconi, che ha partecipato a numerose indagini internazionali contro la mafia, ritiene che si tratti di «puro placebo politico». Infatti, la catastrofe di Crans-Montana non ha nulla a che vedere né con la criminalità organizzata né con quella internazionale.
La polizia ticinese controlla i giornalisti italiani
Alcune scene del mondo sfavillante dei programmi televisivi italiani sono tragicomiche. Alla TSI il consigliere nazionale del PLR Alex Farinelli definisce inaccettabile il brusco comportamento del governo italiano. E aggiunge che l’ambasciatore italiano può tranquillamente restare a Roma a mangiare la sua pasta all’amatriciana.
Il filmato viene riproposto più volte nei programmi italiani perché, secondo un conduttore, mostra «come si parla di noi in Svizzera». Quando i giornalisti della RAI cercano di intervistare Farinelli nella sua casa in Ticino, dopo pochi minuti vengono controllati da una pattuglia della polizia. Si sentono le parole «libertà di stampa» (da parte dei giornalisti italiani) e «stalking» (da parte dei poliziotti ticinesi).
Anche questo video non migliorerà certo l’immagine del nostro Paese presso il pubblico televisivo italiano.
Traduzione a cura della redazione