L’offerta di Putin, un test per l’Europa

Lo zar fa una proposta, l’Europa e Kiev dovrebbero verificare quanto sia seria 

A confronto delle precedenti ‘Sfilate della vittoria’, orgogliose parate militari sulla Piazza Rossa, visivamente e simbolicamente sintesi della vittoria contro il nazifascismo, quest’anno Vladimir Putin ha messo in scena una parata militare modesta e sbrigativa. Nessun ospite illustre (come il cinese Xi, che dodici mesi fa primeggiava su una tribuna affollata di leader stranieri), niente carri armati e missili per la prima volta nella storia della cerimonia, un discorso del capo del Cremlino di appena otto minuti. Curiosa rappresentazione per una giornata con cui nelle ultime otto decadi si è sempre voluto esaltare potenza militare, forza politica, compattezza nazionale e valore fondativo della nazione (“la patria russa”, invocata da Stalin, più del comunismo sovietico) il cui tributo di sangue fu in effetti determinante per la sconfitta di Hitler.

Un po’ sorpresi dalle scarne immagini arrivate da Mosca e dai toni poco trionfalistici della cerimonia, in Occidente gli osservatori non hanno immediatamente colto le “aperture” del leader del Cremlino sulla guerra in Ucraina. Primo, “la guerra sta per finire”, ha assicurato Vladimir Putin; e, siccome un’affermazione del genere sarebbe stata semplicemente ripetitiva, lo zar ha indicato nell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder un “mediatore ideale”. È comprensibile lo scetticismo che il nome dell’assai discusso e controverso ex leader socialdemocratico può suscitare nelle cancellerie europee. Schroeder è stato a lungo sul libro paga dell’industria petrolifera russa, e in Germania questa sua scelta lo ha messo in contrasto anche con il suo partito. Che il suo nome sia poi proposto dal capo del Cremlino, più volte difeso dallo stesso ex cancelliere, non può che accrescere dubbi e ostilità. Tuttavia, un’Europa in cerca di un ruolo più risolutivo sulla scena internazionale, a cominciare dal conflitto ucraino, dovrebbe esplorare la serietà dell’offerta russa, ipotizzare comunque un ruolo per Schroeder (convincente anche per Zelensky) al tavolo di una trattativa, e fare semmai una seria contro-proposta, avanzando eventualmente il nome di un altro mediatore fra Mosca e Kiev. In definitiva si tratta di “stanare” la serietà dei propositi putiniani.

Il momento potrebbe rivelarsi favorevole. Infatti, sul piano militare, tutti gli analisti certificano in questa fase maggiori difficoltà per l’esercito russo di fronte alle forze armate ucraine che, riuscendo a produrre in proprio droni e missili efficienti e forse sufficienti, stanno ulteriormente rallentando la faticosa (anche se sanguinaria) avanzata russa. Ciò proprio mentre le difficoltà che gli Stati Uniti incontrano dopo essersi cacciati nella trappola vicino-orientale testimoniano la diminuita capacità di Trump di dettare ovunque la propria volontà militare, e in questo caso di concretizzare il vile progetto di creare un’alleanza con Mosca ai danni di Kiev. E ai danni dell’Europa. Che in questo momento sopporta da sola le spese per la difesa del Paese aggredito. Ora vi è forse un’opportunità politica. Certo tenue. Tutta da verificare. Ma comunque, e con saggezza. Non semplicemente da respingere.

Scritto per la Regione