«L’UBS dovrebbe essere grata ai contribuenti per la garanzia statale»

Le lamentele riguardo a una minore competitività sono fuori luogo, afferma il professore emerito di finanza nell'intervista a Infosperber 

Di upg, Infosperber

Le norme patrimoniali proposte dal Consiglio federale per l’UBS vengono presentate come «requisiti estremi» o «variante massima». La richiesta più importante: in futuro l’UBS dovrebbe coprire le proprie filiali estere con capitale proprio fino al 100 per cento, invece che con circa il 60 per cento come finora. Infosperber ha intervistato Marc Chesney, professore emerito di finanza all’Università di Zurigo.

_____________________

L’UBS e la lobby Economiesuisse sostengono che le proposte del Consiglio federale «indebolirebbero la competitività della piazza finanziaria svizzera».

Marc Chesney: È paradossale e fuori luogo che la direzione di una grande banca, che dispone di una garanzia statale, avanzi l’argomento secondo cui la competitività rischierebbe di essere indebolita. Si tratta di un argomento pretestuoso. In Svizzera la concorrenza tra le banche è distorta, perché alcune dispongono di tale garanzia statale e altre no. E a livello internazionale la concorrenza è distorta a seconda della solidità finanziaria dello Stato che concede una garanzia alle banche in questione.

Poiché il PIL degli Stati Uniti è circa 30 volte superiore a quello della Svizzera, una banca come l’UBS negli Stati Uniti sarebbe un outsider. Si avventurerebbe su un terreno scivoloso se volesse davvero competere con le grandi banche statunitensi nel settore dell’investment banking. La sua quasi-bancarotta del 2008 lo ha dimostrato chiaramente.

Inoltre ci si chiede perché Economiesuisse – se il suo obiettivo fosse davvero la «competitività della piazza finanziaria svizzera» – sia stata così discreta nella debacle del Credit Suisse. Perché questa associazione di lobby non ha denunciato le irregolarità e gli abusi di questa banca prima del disastro?

UBS ed Economiesuisse sostengono che le direttive del Consiglio federale «renderebbero più costosi i crediti a scapito dell’economia reale».

Una brutta battuta! Perché un maggiore capitale proprio dovrebbe significare meno crediti o crediti più costosi? L’aumento di capitale può avvenire semplicemente tramite l’emissione di nuove azioni. Se ciò non funzionasse, significherebbe che gli investitori non hanno fiducia in questa banca nonostante la garanzia statale. Sarebbe un test interessante…

«Il Consiglio federale va oltre l’obiettivo»Il commento dei media il giorno dopo la conferenza stampa della consigliera federale Karin Keller-Sutter.
«Blick» del 22.4.2026: «La banca del CEO Sergio Ermotti (65) ha reagito con durezza alle proposte del Consiglio federale. A suo avviso, il pacchetto è «estremo», non coordinato a livello internazionale e ignora le critiche emerse durante la consultazione. In casi estremi, ci sarebbero conseguenze tangibili per l’economia svizzera, ha avvertito la banca.»
Titolo su «Finanz und Wirtschaft» del 22.4.2026: «UBS definisce il calcolo del capitale del governo ‹fuorviante›»
«Watson» di CH-Media del 22.4.2026: Con il titolo «‹Dichiarazioni fuorvianti›: ecco come reagisce l’UBS alle misure del Consiglio federale», «Watson» cita Tiana Moser, capogruppo dei Verdi liberali: «Il Consiglio federale sta esagerando.»

Il redattore della «NZZ» Guido Schätti ha criticato la consigliera federale Keller-Sutter, accusandola di voler distogliere l’attenzione dalla propria responsabilità nella debacle del CS. Il Consiglio federale dovrebbe piuttosto essere «grato all’UBS per i suoi servizi durante la crisi». Con le sue rigide direttive, mette a repentaglio la «stabilità della banca».

La direzione dell’UBS dovrebbe piuttosto essere grata ai contribuenti per la garanzia statale!

Spetta al Parlamento decidere sulle proposte del Consiglio federale. Secondo la «NZZ», il Parlamento dovrebbe consentire all’UBS di sostituire una parte del capitale proprio con obbligazioni che, in caso di crisi, verrebbero convertite in capitale proprio. Sarebbe una concessione senza problemi?

Sono molto scettico. Questa possibilità è nota ed è già stata sperimentata, in particolare nel caso del Credit Suisse, dove evidentemente non ha funzionato.

Cosa ne pensa della minaccia più o meno esplicita della grande banca di trasferire la sede all’estero?

Fa parte della tattica della dirigenza di questa grande banca diffondere tali voci e lanciare tali minacce per verificare fino a che punto il governo svizzero sia ancora in ostaggio dell’UBS. Una sede a New York significherebbe che l’UBS non sarebbe più «too big to fail» in Svizzera, ma negli Stati Uniti.

Essere il numero uno in Svizzera offre molti vantaggi. È discutibile se un’UBS, che negli Stati Uniti è un outsider, verrebbe salvata dai contribuenti statunitensi in caso di grave crisi finanziaria. È responsabilità della direzione dell’UBS valutare realisticamente tali rischi.

Come cliente si pensa che una banca con un capitale proprio più solido sia più sicura e attraente.

Come cliente e come contribuente, un maggiore capitale proprio è sicuramente meglio. Per ottenere ad esempio un credito ipotecario, i clienti di una banca devono apportare come capitale proprio almeno il 20-25 per cento del valore dell’appartamento. La situazione è quindi più stabile rispetto a, ad esempio, solo il 3-4 per cento, che è probabilmente l’ordine di grandezza del coefficiente di capitale proprio di molte grandi banche oggi.

Per il contribuente, che risponde dei rischi di una grande banca come UBS, è sicuramente meglio che questa banca si esponga a meno rischi, ovvero che disponga di più capitale proprio.

Ancora una domanda sulle attività di UBS: la grande banca investe in fondi di banche ombra non regolamentate. L’anno scorso UBS ha perso 500 milioni di dollari quando il fornitore automobilistico statunitense First Brand Group, indebitato con fondi delle banche ombra, è fallito. Non si sa per quanti miliardi UBS speculi tramite le banche ombra. Ritiene che sia necessario intervenire?

E come no! È anche paradossale e fuori luogo che una grande banca, che invoca il proprio compito di concedere crediti all’economia reale, sia così attiva nel settore delle banche ombra e nei «crediti privati».

La dichiarazione del presidente della Banca nazionale

Il presidente della BNS Martin Schlegel sostiene chiaramente le proposte del Consiglio federale, come ha dichiarato il 24 aprile alla «NZZ»:

«La copertura completa con capitale delle partecipazioni estere è assolutamente fondamentale. […] Riteniamo che le misure proposte dal Consiglio federale siano proporzionate, mirate ed efficaci per colmare le lacune.»

«Le misure previste non sono nemmeno estreme. I nostri esperti hanno fatto i calcoli: tenendo conto delle riserve, l’UBS dispone già oggi di capitale proprio sufficiente per soddisfare tutte le proposte del Consiglio federale.»

L’ultima parola spetterà al Parlamento.

Traduzione a cura della redazione
Nell’immagine: il professor Marc Chesney