Un boo­me­rang per la Meloni

Anche la Svizzera tra I paesi europei che chiedono all'Italia di riprendersi i migranti 'dublinanti' 

Pedro Sánchez era un ghiotto ber­sa­glio per Gior­gia Meloni. Il pre­mier spa­gnolo è socia­li­sta, nemico di Donald Trump, capo­fila euro­peo nel negare agli Usa un soste­gno mili­tare nella guerra all’Iran, fra i primi a denun­ciare la ter­ri­bile ritor­sione israe­liana a Gaza e, fra lo stu­pore gene­rale, di recente ha deciso di rego­la­riz­zare ben mezzo milione di immi­grati rifu­gia­tisi su suolo ibe­rico. È anche, nell’Unione euro­pea, il capo di governo che può van­tare i migliori risul­tati eco­no­mici, con tassi di cre­scita del Pil supe­riori al due per cento negli ultimi due anni. Ha tut­ta­via la moglie e un fra­tello sotto inchie­sta penale e soprat­tutto per que­sto paga con una popo­la­rità in discesa.

Un deli­zioso “boc­con­cino” per il capo del governo ita­liano, espres­sione di posi­zioni e risul­tati deci­sa­mente in con­tra­sto con quelli spa­gnoli, messo ulte­rior­mente sotto pres­sione sulle que­stioni migra­to­rie dal neo par­tito di destra estrema dell’ex gene­rale Van­nacci. Ecco per­ché la signora che scaldò le piazze degli estre­mi­sti post fran­chi­sti di Vox (“Soy Gior­gia, soy una madre, soy cri­stiana…) ha subito stru­men­ta­liz­zato i recenti fatti di Ceuta, exclave spa­gnola in Marocco, in cui in sole 48 ore sono entrati dai 70mila agli 80mila afri­cani. “Ope­ra­zione” con tutta evi­denza mano­vrata dal governo di Rabat e dalla poli­zia maroc­china, flusso impo­nente di “dispe­rati”, sostan­zial­mente esau­ri­tasi però in un paio di giorni, giu­sto il tempo per re Moham­med VI di ricor­dare a Madrid le sue (non ille­git­time) pre­tese di sovra­nità su Ceuta.

Quanto bastava per riac­cen­dere l’infi­nito dibat­tito euro­peo sul pro­blema migra­to­rio, il più lace­rante e il più fal­li­men­tare dell’Ue. Ne ha subito appro­fit­tato Roma, sospen­dendo gli accordi di Schen­gen, e chiu­dendo i con­fini con la Spa­gna: come se esi­stesse un peri­colo serio che i fug­gi­tivi di Ceuta (e magari qual­che ter­ro­ri­sta) potes­sero facil­mente rag­giun­gere i con­fini della lon­tana Ita­lia. In realtà, s’è trat­tato di una deci­sione elet­to­ra­li­stica della Meloni in cerca di rilan­cio.

Ma per Roma l’asso­luta man­canza di soli­da­rietà con la Spa­gna s’è tra­sfor­mata in un inat­teso boo­me­rang. Molti governi dell’Ue si sono infatti ricor­dati di avere in casa migliaia di “dubli­nanti”: cioè pro­fu­ghi giunti nei loro Paesi dopo essere arri­vati, come prima tappa, in Ita­lia; dove, secondo gli accordi di Dublino, avreb­bero dovuto rima­nere e atten­dere la rispo­sta alla richie­sta di asilo poli­tico. In realtà, anche per­ché sen­ti­tasi abban­do­nata da Bru­xel­les, l’Ita­lia ha sem­pre fatto molto poco, o quasi nulla, per impe­dire le “fughe” dei pro­fu­ghi verso il Nord Europa. Per esem­pio, una recente sta­ti­stica segna­lava che in tre anni gli arrivi di pro­fu­ghi mino­renni erano stati circa 64’000, ma che quelli pre­senti nella Peni­sola erano sol­tanto 17’864.

La regola è non risol­vere ma nascon­dere il pro­blema. Non sor­prende dun­que che diverse capi­tali euro­pee, nono­stante un recente accordo che mitiga il pro­blema dei “dubli­nanti”, abbiano deciso di pre­sen­tare il conto all’Ita­lia. E chi c’è in testa a que­sta lista? C’è la Sviz­zera, che chiede a Roma di ripren­dersi 3’612 “dubli­nanti”. E som­mando tutte le richie­ste euro­pee, depo­si­tate o pre­ve­di­bili, l’Ita­lia potrebbe essere costretta a riac­co­gliere circa 10mila migranti. Pre­dica papa Leone: “Le per­sone prima dei con­fini”. Ma lo slo­gan più in voga nella poli­tica euro­pea è l’esatto con­tra­rio.

Scritto per laRegione
Nell’immagine: migranti (foto d’archivio)