Di persone e di procedure: il metodo democratico è sempre il migliore?
L’attribuzione di cariche pubbliche “secondo il Manuale Cencelli”, cioè in funzione del peso dei partiti al potere, è certamente meno democratico dell’elezione diretta dei rappresentanti del popolo. A volte però dà risultati migliori dell’elezione.
Recentemente, per ragioni diverse, si è di nuovo parlato della procedura di nomina dei magistrati da parte del Gran Consiglio ticinese, mettendo appunto in discussione che i migliori candidati siano necessariamente quelli proposti dai partiti e di riflesso criticando i partiti stessi e il Parlamento nel suo insieme. Queste discussioni sono forse inevitabili in un paese dove non vige una vera democrazia rappresentativa e dove le decisioni degli eletti possono essere riviste dal popolo sovrano.
Vorrei quindi sottolineare un fatto di per sé evidente, cioè che se è giusto discutere —quand’è il momento— di come migliorare le procedure di nomina, queste non possono da sole garantire l’esito delle nomine, visto che alla fine entra in gioco il cosiddetto fattore umano. Certe procedure possono forse meglio di altre identificare i requisiti umani richiesti per ricoprire una certa carica. Di fatto, il problema è lo stesso per ogni carica, per la quale è richiesta una competenza qualsiasi, sia essa professionale, gestionale, politica, o anche solo attitudinale. Reciprocamente, anche le procedure che non sembrano fornire queste garanzie possono dare buoni risultati e credo che nell’attuale clima di sfiducia generale non sia inutile menzionare che negli ultimi anni vi è stata almeno una nomina “secondo il Manuale” che ha rivelato le qualità notevoli di una persona, forse perfino sconosciute ai suoi proponenti.
Paolo Sanvido è stato presidente del Consiglio dell’Ente ospedaliero (EOC) cantonale fino a giugno 2026. Visto che opera nella finanza, non era chiaro a priori che avrebbe svolto questo ruolo in maniera tanto egregia. Leghista dal 2000, addirittura barricadero, è certamente stato un militante prezioso. Forse il suo passaggio dal Consiglio della Fondazione Cardiocentro ha potuto servire a giustificare la sua nomina nel Consiglio dell’Ente. Forse, alcuni di questo Consiglio minore pensavano che l’impegno leale che vi aveva mostrato sarebbe tornato utile al momento della discussione ineluttabile sull’integrazione del gioiello Cardiocentro nell’Ente pubblico. Fatto sta che in quella difficile discussione, come anche in altre situazioni delicate, il presidente Sanvido è sempre stato al servizio dell’interesse pubblico (“Noi siamo EOC!” ripeteva). Le recenti rivelazioni riguardo a pressioni subite e alle quali non ha dato seguito mostrano bene di che stoffa è fatto.
Per contrasto, in questi giorni stiamo capendo chi ha portato al potere la macchina democratica. In fondo l’onestà, la disapprovazione della violenza, e un’idea di cosa sia il bene pubblico dovrebbero essere le qualità essenziali da richiedere a chi ricopre una carica pubblica. È certamente meglio se ha anche altre qualità specifiche. Ma date queste tre qualità, anche Cencelli può dare buoni risultati.