Savoia ci riprova con un terzo partito “né di destra né di sinistra”. Ma davvero?

Siccome in politica spesso la memoria è molto corta, val la pena ricordarne i trascorsi, tutti orientati a destra 

Dopo una pausa durata circa un decennio, Sergio Savoia torna in politica. Sarà candidato al Gran Consiglio sulla lista di “Avanti con Ticino&Lavoro”. È il suo terzo partito: nei primi anni 2000 è stato un esponente di spicco e deputato in Gran Consiglio del Partito socialista, per passare poi ai Verdi nel 2006. Negli anni 2014-2015 si vociferava che stesse per passare alla Lega (tant’è che Marco Borradori gli fece una proposta allettante in questo senso, cosa svelata dallo stesso Savoia durante l’intervista rilasciata a Teleticino, 6.9.2026). Ma alla fine si dimise da “coordinatore” (eufemismo) dei Verdi nell’ottobre 2015, affermando di “essersi tolto un peso, anzi due, forse anche tre” per diventare “un po’ più libero di dire come la penso” (RSI info, 5.10.2015).

Così tanti cambiamenti di casacca sono assai insoliti nel panorama partitico svizzero, ma sicuramente qualche caso isolato mi sarà sfuggito. Da cittadino e politologo, tuttavia, non posso che salutare l’impegno di ogni persona nella vita pubblica, visto che uno dei problemi delle democrazie odierne è il crescente disinteresse per la cosa pubblica, accompagnato da bassi livelli di partecipazione e dal rifiuto dei partiti.

Ciò detto, da ex politico che con Savoia ha condiviso sei anni in Gran Consiglio, vorrei contestualizzare alcune sue dichiarazioni (CdT, 7.2026). E ricordare un paio di fatti, visto che in politica la memoria è troppo spesso troppo corta.

Savoia afferma che il partito Avanti è “centrista” e che i problemi “non sono di destra o di sinistra”. Come esempio cita il problema dell’“immigrazione incontrollata”. In generale, è vero che i problemi non sono né di destra né di sinistra. Ma dipende da come li inquadriamo. L’arrivo in un Paese di persone provenienti da Paesi esteri – come nel caso mio e della mia famiglia, o in quello dei genitori di Savoia, immigrati dalla Campania – non è di per sé un problema. Come non è di per sé un problema se fuori nevica o se picchia il sole. Dipende da come affrontiamo questi fenomeni. Savoia stesso, in un’altra intervista (CdT online, 13.3.2015), ci tiene a sottolineare che i suoi genitori hanno “contribuito alla ricchezza della Svizzera”. Però loro, puntualizza, sono arrivati quando “c’erano i contingenti” e quando la Svizzera “faceva le visite mediche e le quarantene: non sono arrivati con la libera circolazione”.

Ecco perché Savoia sostiene che il problema non sia l’immigrazione in sé, ma solo quella “incontrollata”. Ma già questo aggettivo ci fa capire che il problema non è presentato da un punto di vista imparziale, “né di destra né di sinistra”, bensì da uno proprio della destra. Innanzitutto, perché crea una narrazione che non corrisponde alla realtà dei fatti: l’immigrazione legale in Svizzera è controllata, soprattutto per i cittadini provenienti da Paesi non UE/AELS. Quella illegale, per definizione, sfugge ai controlli ed è soprattutto frutto di guerre, persecuzioni e profonde disuguaglianze globali. Come la si dovrebbe “controllare”? Con muri e fili spinati, sul modello di Trump o Orbán?

La destra vuole un’immigrazione usa e getta: importiamo le braccia quando ne abbiamo bisogno, le rimandiamo a casa quando non servono più. Rimpiangere i contingenti, le visite mediche e le quarantene è di destra. Ed è francamente triste che le rimpianga un figlio di immigrati italiani, quando sappiamo quanto proprio i bambini italiani, che spesso vivevano nascosti e non potevano andare a scuola, abbiano sofferto in Svizzera durante il regime di “immigrazione controllata”. (Basta leggere gli scritti dello storico della migrazione italiana Toni Ricciardi, residente in Svizzera e oggi deputato del PD nel Parlamento italiano.)

Forse i problemi, presentati in maniera imparziale, non hanno un colore politico. Ma le soluzioni sì, eccome. E Savoia ci dice dove si colloca. Sempre nella recente intervista al CdT si vanta di aver contribuito “in maniera determinante” al successo dell’iniziativa dell’UDC-Lega “contro l’immigrazione di massa”, che il 9.2.2014 raggiunse il 50,3% di sì. Ecco un esempio di come la soluzione proposta dalla destra e promossa a spada tratta da Savoia (coinvolgendo l’insieme dei Verdi ticinesi, alcuni molto imbarazzati) non abbia risolto problemi, ma ne abbia creati: gli studenti e i ricercatori svizzeri esclusi, come conseguenza diretta del voto del 9.2.2014, da Erasmus e da importanti programmi di ricerca europei come Horizon se lo ricordano bene. E ringraziano Savoia & co. per la lungimiranza, considerando quanto la ricerca scientifica sia fondamentale per la Svizzera.

Savoia auspica inoltre che una candidatura di Avanti sia inclusa nella lista della sinistra (PS-Verdi-MPS) per le elezioni al Consiglio di Stato. Curiosa posizione. Visto che il suo nuovo partito sarebbe “centrista”, né di destra né di sinistra, perché non chiede l’inclusione nella lista del Centro?

È presto detto: hanno fatto i loro calcoli e credono che sia la lista della sinistra che, con il loro apporto, potrebbe guadagnare un secondo seggio. Savoia si chiede quindi, con malcelato compiacimento ironico, se il PS preferisca avere in Governo Mirante (Avanti) piuttosto che Marchesi (UDC). Da che pulpito! Nel 2011 fu proprio Savoia, come coordinatore (eufemismo) dei Verdi ticinesi, a rifiutare la storica congiunzione di liste fra PS e Verdi alle elezioni per il Consiglio nazionale. Il risultato? Un seggio per il PS (prima ne aveva due), zero per i Verdi. Il seggio perso dalla sinistra andò alla Lega-UDC.

Nell’immagine: Sergio Savoia in una delle sue lezioni quotidiane su Facebook