Il coraggio di Sandy Balestra, ospite alle Iene per raccontare una scena hard prodotta da Siffredi, in cui si tocca quasi con mano la violenza e la misoginia troppo spesso legate alla pornografia
Avrebbe dovuto fare il verso alla sua corrispettiva (per mestiere e scandalo) Cicciolina, solo da questa parte del confine, in Svizzera: Giuliano Bignasca ne era certo, grazie all’occhiolino alla pornografia, alla provocazione di benpensanti e istituzioni, la Lega dei Ticinesi avrebbe fatto parlare di sé anche Oltre Gottardo, nella terra dei balivi, e magari avrebbe fatto ancora più elettori nella svizzera italiana.
E le cose – eravamo nella prima metà degli Anni Novanta del secolo scorso – sono andate piuttosto come da desiderio di parte del neonato partito: la ticinesissima Sandy Balestra, vent’anni non ancora compiuti, faceva incetta di voti ed entrava in Gran Consiglio, con una vocazione politica che a dire il vero si stemperò piuttosto in fretta. Sempre più spesso sostituita dalla cronaca di una serie di scandalucci legati a presunti traffici illeciti, sufficiente a malapena a riempire le pagine di cronaca locali. Poi, di Sandy Balestra si è sentito parlare sempre meno, e la donna è scomparsa dalle luci della ribalta, finché non ci hanno pensato Le Iene di Italia Uno a sbloccare un ricordo in tutti noi.
Sandy Balestra si è presentata con coraggio davanti alle telecamere, senza apparente paura di mostrare ciò che il tempo e le peripezie della vita le hanno fatto in questi trent’anni di assenza, ma, soprattutto, per parlare di quella volta. Di quella volta in cui, appena diciottenne, sotto la regia di Rocco Siffredi, si ritrovò con trenta uomini. E di quella volta, poco tempo dopo, così profondamente scioccante, da portare la cinquantenne a presentarsi al pubblico con queste parole: “Mi chiamo Sandy Balestra e probabilmente mi conoscete per una scena hard famosissima, una scena di sesso anale in cui si vede che mi viene ficcata a forza la testa dentro un gabinetto mentre viene tirato lo sciacquone”.
La voce tremula, il corpo fragile, un antico trauma negli occhi, Sandy Balestra ha confrontato parte degli spettatori con quella che può essere la pornografia, con gli effetti deleteri che certe “interpretazioni” possono avere sul lungo termine (la Balestra all’epoca dei fatti aveva diciotto anni, età in cui il lobo frontale non è ancora del tutto sviluppato), con chi è davvero Rocco Siffredi, per alcuni anni in Italia esaltato al punto da invitarlo perfino nei salotti dei talk show.
“Io non ho mai avuto il coraggio di riguardare quelle scene, ma provate voi a ricordarvele. Cosa vedete? Una donna che gode o una ragazzina che soffre? La gioia o il dolore? E cosa provate? Eccitazione oppure vergogna?», conclude Sandy Balestra. Piacerebbe saperlo anche a noi, vorremmo capire come la sessualità possa essere sovrapposta alla violenza, prevedere l’annullamento della pornostar di turno (la testa nello sciacquone), e ciò nonostante diventare fonte di eccitazione, non solo per quel gruppo di (poveri) uomini che circondavano l’allora ragazza, ma probabilmente anche per le schiere di ragazzini che la propria palestra pedagogica sessuale la fanno grazie a Siffredi e alle potentissime piattaforme che fanno da host al porno. E, già che ci siamo, aggiungiamo anche i leoni da tastiera, che perfino di fronte a un racconto di tale violenza sono riusciti a fare vittimizzazione secondaria, reputando Sandy causa di ogni suo male.
Grazie, dunque, Sandy Balestra, per il coraggio, anche se – ne siamo tristemente certi – nello stesso momento in cui scriviamo queste righe, da qualche parte del mondo altre diciottenni saranno vittima della brama di sopraffazione maschile, ma soprattutto dell’immortale odio verso le donne.
Nell’immagine: eletta













