AMERICA OGGI Alle primarie Angie Nixon prevale sul favorito Vindman. Caccia aperta al seggio del Senato che fu dell’attuale segretario di Stato
Di Libero Vazzoler, il manifesto
Il 18 agosto si sono svolte le primarie in Florida per decidere i candidati di entrambi i partiti alle elezioni di midterm di novembre. Come candidato a governatore della Florida, i Repubblicani hanno scelto l’afroamericano Byron Donalds, che ha ricevuto l’endorsement di Trump. Donalds con il suo 47,8% ha battuto il vicegovernatore Jay Collins, che si è fermato al 25%: l’ala trumpiana del partito ha così sbaragliato l’apparato locale fedele al governatore Ron DeSantis. Sul fronte democratico a vincere con il 61% è stato David Jolly, ex rappresentante repubblicano alla Camera. Jolly ha costruito una campagna da moderato per conquistare gli indecisi e i repubblicani critici di Trump. Ma anche così, Donalds parte favorito, e potrebbe diventare il primo governatore nero della Florida.
I CANDIDATI TRUMPIANI non hanno vinto dappertutto: alla Camera, Cory Mills è stato sconfitto dall’ex giornalista Ryan Elijah, mentre Catalina Lauf ha perso contro l’imprenditore Jim Schwartzel: Elijah e Schwartzel, conservatori, hanno costruito la propria campagna sulla propria estraneità all’establishment trumpiano. Sul fronte Dem la vittoria della moderata Debbie Wasserman Schultz nella contea di Broward ha scatenato molte polemiche: la deputata, bianca, ha vinto con 30mila preferenze in un distretto a maggioranza nera, e le organizzazioni afroamericane hanno contestato la sua nomina contro gli altri candidati più votati, fra cui il socialista nero Elijah Manley, che ha ottenuto 10mila voti.
Anche Oliver Larkin, altro candidato di sinistra, ha perso contro il progressista filo-israeliano Jared Moskowitz, ma ha totalizzato oltre 16mila voti contro i 27mila dell’avversario, segno che esiste una base dem pronta a votare un candidato apertamente socialista.
Infatti, la vera sorpresa di questa tornata è stata la crescita dei socialisti in Florida, che ha provocato un vero terremoto attorno alla nomination del candidato dem al Senato. La competizione è per un seggio estremamente simbolico, quello di Marco Rubio, vacante dopo la sua nomina a Segretario di Stato. I repubblicani hanno scelto con oltre l’80% dei voti Ashley Moody, già nominata da DeSantis per la sostituzione temporanea di Rubio.
Fra i dem, invece, il candidato favorito fino alla vigilia delle elezioni era Alex Vindman, membro moderato dell’establishment ed ex funzionario della Sicurezza Nazionale, molto noto come candidato anti-Maga in quanto testimone centrale al primo processo di impeachment di Trump. Tuttavia, Vindman è stato sconfitto da Angie Nixon, membro della Camera dei Rappresentanti della Florida eletta a Jacksonville, nera e apertamente socialista, che ha vinto con il 56% e quasi 150mila voti di scarto. Una vittoria netta che consegna la nomination nelle mani di una candidata iscritta ai Democratic Socialist of America, la principale organizzazione socialista degli Usa.
IL PRIMO ASPETTO RILEVANTE di questo risultato è il contenuto politico del voto. Vindman e Nixon erano entrambi percepiti come espressione di una dura opposizione a Trump: dunque, gli abitanti della Florida hanno scelto fra due programmi molto differenti, e a vincere sono stati i contenuti della campagna di Angie Nixon: assistenza sanitaria universale e gratuita, un salario minimo intercategoriale di 25 dollari l’ora, tassazione dei miliardari, congelamento nazionale degli affitti, abolizione dell’Ice e forte critica alla politica estera filoisraeliana degli Usa.
Insomma, a vincere con Nixon è stata la piattaforma politica dei Dsa, i cui membri in Florida sono più che raddoppiati nell’ultimo anno. Angie Nixon, inoltre, ha vinto perché ha battuto il suo avversario sul piano del radicamento e della mobilitazione.
VINDMAN ha puntato sulla costruzione di una campagna mediatica estremamente costosa (16 milioni di dollari), Nixon ha raccolto meno di un milione, ma ha costruito una campagna dal basso che ha coinvolto decine di organizzazioni: i Dsa, le Chiese battiste nere, numerosi sindacati, organizzazioni giovanili come Gen-Z for Change e Florida Youth Justice Coalition, e il Working Families Party, organizzazione che si occupa di creare una rete elettorale di sinistra in tutto il sud degli Usa. Il momento di picco di questa mobilitazione dal basso è stato il 14 agosto, quando il raduno finale della campagna di Nixon – chiamato Chomp the Oligarchy – si è visto cancellare per due volte la sede prevista. A spingere contro l’evento sono stati Laura Loomer, attivista dell’ultradestra trumpiana, insieme a Michael Gottlieb, deputato democratico filoisraeliano e presidente del Florida Legislative Jewish Caucus. Al centro dello scontro la presenza della deputata socialista filo-palestinese Rashida Tlaib, che è comunque riuscita a partecipare, e anzi ha guadagnato enorme visibilità per la convergenza fra estrema destra Maga ed establishment dem moderato.
QUESTO HA CONTRIBUITO a screditare il candidato centrista dem, e ad assicurare la vittoria di Nixon. Se dovesse vincere a novembre, Rubio – campione del neo-maccartismo trumpiano – si vedrebbe sostituire al Senato proprio da una socialista dem, che lui considera non meno che un nemico dello Stato. Inoltre, la vittoria di Nixon ridisegna confini e contenuti della rappresentanza democratica in Florida, spostandola decisamente a sinistra.
Nell’immagine: Angie Nixon in aula durante una sessione straordinaria della legislatura della Florida
