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Di Alexander Stille, La Repubblica
Un risultato in chiaroscuro per l’ondata progressista che sta attraversando il Partito democratico americano nelle primarie, in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Francesca Hong, la candidata della sinistra per diventare governatore nel Wisconsin, nettamente favorita nei sondaggi, ha finito per perdere con uno scarto minimo contro un avversario che si era ritirato dalla corsa appena qualche settimana prima.
Mentre nel vicino Minnesota la candidata progressista Peggy Flanagan ha vinto con facilità le sue primarie per il Senato contro un’avversaria più moderata, sostenuta dall’establishment e con molti più fondi a disposizione.

La sconfitta dell’una e il successo dell’altra dicono molto sulle prospettive della svolta a sinistra del Partito democratico. Hong, ex cuoca e proprietaria di un ristorante diventata membro dell’assemblea statale, aveva accumulato un ampio vantaggio nei sondaggi grazie a una campagna vigorosa e alla presa sui giovani elettori, soprattutto nella città universitaria di Madison, roccaforte della sinistra. Ma nelle ultime settimane è stata perseguitata da post sui social e da vecchie dichiarazioni considerate estreme: togliere i fondi alla polizia, abolire le carceri, perfino cancellare la festa nazionale del Ringraziamento.

Flanagan, pur abbracciando posizioni progressiste come la sanità universale e il condizionamento degli aiuti militari a Israele, non portava con sé un bagaglio così pesante. Appartiene a una tribù indigena del Minnesota e sarebbe la prima donna nativa americana al Senato degli Stati Uniti ma, da vicegovernatrice, ha alle spalle una significativa esperienza di governo. A differenza di Hong, non è iscritta ai Democratic Socialists of America (Dsa) e, particolare significativo, aveva l’appoggio delle figure di punta dell’ala sinistra del partito: Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, che invece hanno scelto di restare fuori dalla corsa di Hong.
Tutto ciò suggerisce che i leader del movimento progressista stiano cercando un punto di equilibrio: catturare la rabbia e l’entusiasmo dei giovani che vogliono il cambiamento, con un messaggio netto e coraggioso di populismo economico, evitando però le posizioni percepite come estreme, facili bersagli degli inevitabili attacchi della destra.

Insieme alla vittoria di misura di Abdul El-Sayed nel vicino Michigan, si comincia a delineare un quadro più chiaro dei punti di forza e delle debolezze della nuova ondata progressista.
I candidati progressisti hanno alcune caratteristiche in comune: si presentano come outsider della politica, sfidando l’establishment più moderato del partito. Sono più giovani, spingono per un ricambio generazionale e il loro movimento è alimentato dalla rabbia contro Donald Trump e contro l’incapacità del partito di contrastare il suo abuso autocratico del potere. Hanno iniettato nuova energia ed entusiasmo nelle elezioni, portando alle urne un numero insolitamente alto di elettori per le primarie, alle quali tradizionalmente vota una minoranza.
In una certa misura hanno riscritto il manuale della campagna elettorale vincente nel Ventunesimo secolo. Il Partito democratico ha abitualmente selezionato i suoi potenziali candidati chiedendo loro quanti soldi fossero in grado di raccogliere. Il che significa scegliere candidati legati ai grandi interessi economici e all’establishment finanziario. A questo criterio si accompagna un’idea di campagna elettorale che appare stanca e superata: si vince comprando enormi quantità di pubblicità televisiva.
I candidati radicali hanno battuto quelli dell’establishment con un approccio profondamente diverso. Zohran Mamdani è entrato nella corsa a sindaco di New York praticamente senza soldi e senza notorietà. Ha catturato l’attenzione del pubblico realizzando video di grande efficacia, con interviste a newyorchesi comuni nei diversi quartieri della città. Ha dimostrato una comprensione brillante dell’uso dei social media per conquistare l’attenzione collettiva, in modo assai più efficace della pubblicità a pagamento.
Questo, insieme alla sua attenzione costante alle preoccupazioni degli elettori comuni — il costo della vita — ha generato livelli straordinari di entusiasmo tra i giovani, creando un esercito di centomila volontari che hanno contattato gli elettori in tutta la città, bussato a milioni di porte e fatto milioni di telefonate per diffondere il suo messaggio.
Gli emergenti hanno unito capacità di comunicazione eccezionali, adattate all’era dei social, a un ritorno — ed è un dato significativo — alla campagna all’antica, di persona, più tipica dell’Ottocento e del primo Novecento.
In Michigan Abdul El-Sayed ha tenuto più di cinquecento eventi elettorali, ha visitato centocinquanta chiese e i suoi volontari hanno bussato a oltre duecentomila porte. Così è riuscito a battere un candidato che lo aveva superato nelle spese in rapporto di dieci a uno, nelle primarie per il Senato più costose della storia: settanta milioni di dollari.
Hanno riscritto le regole consolidate anche in un altro modo: assumendo posizioni radicali che in passato sarebbero state considerate un suicidio politico. Mamdani e altri candidati che si dichiarano socialisti hanno vinto nel Paese che ha inventato il maccartismo e la caccia alle streghe contro tutto ciò che odorasse di comunismo.
Nei recenti sondaggi Gallup il 39 per cento degli americani esprime un giudizio positivo sul socialismo, con percentuali più alte tra i giovani e tra gli elettori democratici. Hanno attaccato il sostegno militare americano a Israele, un tempo un tabù della politica statunitense. Non solo non ne hanno pagato il prezzo, hanno anzi rivendicato quella posizione, che con gli elettori delle primarie ha generalmente funzionato.
Paradossalmente i nuovi progressisti hanno preso spunto proprio dalla loro grande nemesi, Donald Trump, che ha riscritto una delle regole fondamentali della politica americana. Si dava per scontato che, alle elezioni generali, i candidati moderassero le proprie posizioni per conquistare gli elettori di centro. Fu proprio quest’idea di “eleggibilità” a condannare la campagna di Bernie Sanders, considerato troppo a sinistra per poter vincere.
Trump, considerato a sua volta ineleggibile, nel 2016 fece l’esatto contrario. La teoria della sua campagna era rovesciata: martellando senza sosta su una serie di rivendicazioni di estrema destra, portò alle urne milioni di elettori arrabbiati che in passato non avevano votato. Questo ha aperto una strada ai candidati di sinistra ritenuti “ineleggibili”. All’inizio la si considerava percorribile solo in luoghi molto liberal come New York, dove hanno vinto politici come Ocasio-Cortez e Mamdani. El-Sayed e Flanagan hanno dimostrato che può funzionare anche su scala statale, in Stati molto meno liberal di New York.
Agli elettori sembrano importare molto meno le posizioni specifiche dei candidati su questo o quel tema rispetto alla loro capacità di trasmettere energia e alla volontà di combattere l’establishment politico. Quasi due terzi degli americani — a destra come a sinistra — ritengono che il Paese vada nella direzione sbagliata. I candidati vincenti sono quelli capaci di attingere a questo serbatoio di rabbia collettiva.
Ma come dimostra la sconfitta di Hong, l’insurrezione democratica presenta debolezze e campanelli d’allarme significativi: questi candidati ottengono i risultati migliori tra gli elettori laureati, i più liberal, mentre fanno più fatica con la classe operaia bianca ma anche con gli elettori neri e ispanici, che furono decisivi per la vittoria di Trump nel 2024.
Appena poco più di un terzo degli americani ha un’istruzione universitaria, e i democratici devono migliorare sia tra i lavoratori bianchi sia nel riconquistare gli elettori neri e ispanici. La rabbia e la disillusione verso Trump offrono loro una grande opportunità, ma su temi che vanno dall’immigrazione all’ordine pubblico fino ai diritti delle persone trans questi elettori sono molto più conservatori di tanti democratici laureati.
La nuova sinistra è prigioniera di una sorta di paradosso: gli elettori premiano i candidati che mostrano fuoco, rabbia e coraggio delle proprie convinzioni. Al tempo stesso, molti di quei politici hanno posizioni ben più a sinistra dell’elettore americano medio. Nel 2024 gli spot di Trump martellarono Kamala Harris sul tema dei diritti trans, con pubblicità giudicate estremamente efficaci.
Per vincere nel 2028 i democratici dovranno riuscire in qualcosa di molto difficile: forgiare un messaggio forte e coerente di populismo economico senza apparire troppo lontani dal mainstream americano.
Nell’immagine: Minneapolis, 11 agosto: sostenitori di Peggy Flanagan