Giustizia internazionale, missioni (quasi) impossibili

Giustizia internazionale, missioni (quasi) impossibili

Verità e giustizia a livello internazionale sono e rimarranno una chimera


Aldo Sofia
Aldo Sofia
Giustizia internazionale, missioni (quasi)...

“Gli impuniti” è il diario, puntuale e battagliero, irritato e dolente, con cui Carla del Ponte, per cinque anni membro della Commissione ONU sulla Siria, ha documentato i crimini nel paese in cui la “primavera araba” è terminata con il bilancio più tragico. Una guerra civile + una guerra per interposta persona: quella fra siriani, più quella che sullo stesso teatro si sono combattute potenze internazionali e regionali sostenendo (con finanziamenti e armi) i vari fronti del conflitto. Un racconto in prima persona – dettagliato, coraggioso, e impietoso (se non per le centinaia di migliaia di vittime, fra morti, feriti, popolazioni traumatizzate a vita) – sul sostanziale fallimento di quell’operazione di tentata giustizia internazionale: per l’ostilità dei vari protagonisti interni ed esterni, nonché per la stessa ignavia dell’ONU. Negli scorsi giorni, un tribunale tedesco ha emesso la prima condanna (“per crimini contro l’umanità”) di uno dei responsabili di Al Khatib,  la famigerata Sezione 251 del Centro Intelligence di Damasco, dove vennero detenuti e torturati diverse centinaia di oppositori. È stato possibile portare in aula l’imputato solo perché aveva avuto la buona idea di… fuggire in Germania.

Un piccolo spiraglio di verità e giustizia, a dieci anni dalla rivolta contro il brutale regime del giovane presidente-dittatore Bashar el Assad, che, scrive il Guardian, “continua a regnare incontrastato e a commettere gli stessi crimini”. Sarà difficile che la giustizia possa fare di più, anche perché Assad è riuscito, con l’appoggio della Russia di  Putin, ad accreditarsi anche in Occidente come un ‘baluardo’ contro il fanatismo islamico.

E altrettanto difficile sarà il compito del TPI (Tribunale penale internazionale), che negli scorsi giorni ha compiuto il primo passo per un’inchiesta su Israele e su Hamas in merito ai crimini in Palestina, dunque anche all’occupazione militare della Cisgiordania e della Striscia (il diritto internazionale detta che in caso di occupazione non si possono alterare i confini e acquisire territori, e lo Stato ebraico ha esteso le sue colonie fino a includere oltre 300.000 coloni, anche attorno a Gerusalemme). Sono subito insorte le cancellerie più importanti dell’Occidente, Stati Uniti in testa (sì, con Biden presidente…). Possiamo dunque facilmente scommettere che l’iniziativa del TPI non andrà lontano.

Verità e giustizia rimarranno una chimera. Come per troppe altre tragedie: poche eccezioni (una, sui crimini nell’ex Jugoslavia, grazie anche e soprattutto alla Del Ponte), e purtroppo tante amare conferme.