Nove svizzeri sulla via del ritorno, incerta la sorte degli altri

Per loro l'odissea è finita. Per gli altri la paura di una dura carcerazione 

Secondo quanto hanno comunicato le autorità elvetiche, nove partecipanti svizzeri della flottiglia sono atterrati ieri a Istanbul, dove sono stati ricevuti e assistiti dall’Ambasciatore svizzero. I nomi dei nove partecipanti sono: Marc Formosa, Lionel Simonin, Romain Mouron, Immanuel De Souza, Sébastien Dubugnon, Tabea Zaugg, Steve Mercier, e i ticinesi Vanni Bianconi e Fabrizio Ceppi.

La situazione degli altri rimane quella descritta dall’avv. Valerie Debernardi e denunciata due giorni fa da Waves of Freedom (l’organizzazione che si è occupata della partecipazione dei militanti svizzeri) con il comunicato che riprendiamo parzialmente qui.


Partecipanti svizzeri detenuti a Ktzi’ot, una prigione israeliana nel deserto del Negev

Secondo le informazioni fornite dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), i partecipanti alla flottiglia “Global Sumud” sono detenuti a Ktzi’ot, un carcere israeliano nel deserto del Negev. di gran lunga la più grande struttura carceraria del Paese, situata vicino a Nitzana e al valico di frontiera con l’Egitto. Può contenere più di 3.500 prigionieri in caso di emergenza e viene regolarmente denunciata per le sue condizioni disumane di detenzione.

Testimonianze concordanti indicano condizioni di detenzione che violano chiaramente i diritti umani fondamentali: violenze fisiche e psicologiche, privazione di cure mediche, restrizioni arbitrarie dell’assistenza legale e violazioni della dignità umana. Ad oggi, i nostri partecipanti non hanno potuto esercitare il loro diritto di appello, come garantito dall’art. 36 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari. Peggio ancora, il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha rilasciato una dichiarazione registrata di fronte ai nostri partecipanti, denunciandoli pubblicamente e accusandoli di essere “terroristi”.

Questi fatti costituiscono gravi violazioni degli obblighi internazionali, in particolare del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e della Convenzione contro la tortura (CAT). (…)

La difesa dei partecipanti è attualmente organizzata su due livelli:

  • Difesa legale, fornita da Adalah, un gruppo di avvocati indipendenti con sede ad Haifa, specializzato nella difesa dei diritti della minoranza araba in Israele
  • Protezione consolare, fornita dal DFAE e da avvocati svizzeri che rappresentano i cittadini svizzeri e assicurano che che sia garantita la loro effettiva protezione consolare.

Esortiamo le autorità svizzere a confermare l’identificazione e l’effettiva protezione consolare dei cittadini svizzeri. garantendo l’accesso di tutti i detenuti ai loro avvocati e ricordando con fermezza alle autorità israeliane i loro obblighi internazionali.

Infine, chiediamo con forza alle autorità svizzere di dichiarare inequivocabilmente che l’intercettazione della flottiglia è una violazione del diritto internazionale e le conseguenti detenzioni sono illegali, costituiscono violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali, e devono essere affrontati con sanzioni adeguate.

Nell’immagine: i rilasciati all’arrivo a Istanbul


Le notizie da Israele sono preoccupanti. Le autorità svizzere si stanno finalmente muovendo, ma basterà?

Per loro l'odissea è finita. Per gli altri la paura di una dura carcerazione 

“Penso che debbano essere tenuti qui per alcuni mesi in una prigione israeliana, in modo che si abituino all’odore dell’ala terroristica”. Lo ha affermato il ministro dell’ultradestra israeliana Itamar Ben-Gvir, riguardo agli attivisti della Flotilla in attesa di espulsione o di giudizio. In un videomessaggio postato su X ha anche detto che il primo ministro Benjamin Netanyahu sta commettendo un “errore” ad espellerli, “perché questo li spingerà a tornare ancora e ancora e ancora”.

Notizie come questa non sollevano certo il morale dei diretti interessati, e delle loro famiglie, che rimangono praticamente all’oscuro di quanto sta succedendo ai loro cari. Per cercare di sapere qualcosa di più abbiamo interpellato nel pomeriggio di oggi l’avvocata Valerie Debernardi, che a nome dell’associazione Waves of Freedom assiste alcuni degli attivisti svizzeri.

Signora Debernardi, per quanto a sua conoscenza com’è la situazione? Come stanno i nostri concittadini?
Come stanno purtroppo non lo so veramente bene. Quello che so è che sono attualmente detenuti, sembrerebbe nella prigione di Ktzi’ot, nel deserto del Negev. Questa prigione è utilizzata da Israele per le persone palestinesi, principalmente prigionieri politici. Questo ci ha spaventato, ci ha allarmato molto, perché è una prigione lontana da Tel Aviv ed è conosciuta dalle agenzie ONU per essere anche stata condannata, o comunque sospettata di trattamenti non conformi ai diritti umani. Detto ciò, la buona notizia in questa cattiva notizia è che sembrerebbe – ed è una notizia dell’ultima ora – che la delegazione svizzera si stia dirigendo verso la prigione, e quindi sta per visitare i cittadini svizzeri.

Non è un po’ tardi?
Sì, a mio modo di vedere. Certo che è un po’ tardi, anche perché è quello che noi abbiamo cercato di ottenere da subito, ma purtroppo non c’è stato modo. E sarebbe stato utile soprattutto avere una protezione prima dell’arresto. Si sarebbe dovuto ribadire che quello che stava facendo la flottiglia non era illegale, non c’era niente di illegale in tutto ciò, e che quindi l’arresto di cittadini svizzeri sarebbe stato illegale arbitrario. È deludente che non ci sia stata una protezione a livello delle autorità. Dal momento in cui ci sono stati gli arresti è passato più di un giorno. Sono stati lenti a reagire. Sembra però che la delegazione svizzera sia la prima a poter raggiungere il carcere, e questo lascia supporre che le relazioni consolari siano abbastanza complesse in questo momento. Non so se sia attendibile, ma c’è un video che circola sulle reti sociali dove il ministro Ben-Gvir  dà dei terroristi agli attivisti che sono seduti per terra davanti a lui e non si possono muovere. Penso che anche questo sia stato il motivo che ha fatto smuovere la situazione. Anche noi continuiamo a mandare richieste alle autorità e al dipartimento degli affari esteri. Abbiamo segnalato le violazioni dell’articolo 6 della Convenzione sui rapporti consolari e della Convenzione contro la tortura. Avrebbero potuto reagire prima e purtroppo reagiscono quando già sono stati arrestati e detenuti per più di 24 ore.

Però c’è anche chi si è mosso più velocemente: è di oggi la notizia che quattro parlamentari italiani che erano sulle barche sono già stati fatti rientrare in Italia.
Di questo fatto non sono a conoscenza, mi spiace. La cosa può essere legata anche al fatto che ci sono due opzioni, o si firma un formulario per il rimpatrio veloce, oppure se si rifiuta di firmarlo si rischia di rimanere per più tempo.

Di che formulario si tratta esattamente?
È un formulario con il quale la persona dichiara di aver violato intenzionalmente il diritto nazionale israeliano, e quindi accetta il rimpatrio immediato, e se non sbaglio anche il fatto di non poter più liberamente ritornare in Israele. Non è un formulario che in sostanza limita i propri diritti, ma è un’ammissione di una colpa che una colpa non è, quindi è molto problematico anche dal punto di vista politico. Detto ciò, è l’unico modo in questo momento per avere un rimpatrio più rapido.

In effetti alcuni degli arrestati si rifiutano di firmare documenti che riconoscono falsamente un ‘ingresso illegale’ in territorio israeliano, e a quanto pare hanno anche iniziato uno sciopero della fame. Altri forse decideranno di firmare. Cosa succederà nei due casi?
Ogni informazione potrebbe anche cambiare, però normalmente la legge israeliana permette la detenzione “preventiva” per un massimo di 72 ore. Tre giorni, quindi. Praticamente se si firma il formulario e la delegazione paga i biglietti si ritorna più velocemente. Se non si firma il formulario si può stare appunto questi tre giorni detenuti e poi incomincia un procedimento giudiziario, e da lì in avanti non è che si sappia molto bene cosa potrebbe succedere. Potrebbero addirittura essere deportati da Tel Aviv verso la Giordania o l’Egitto

In un caso e nell’altro cosa ci si può ancora aspettare che facciano le autorità consolari svizzere in Israele?
Per ora devono poterli visitare per assicurarsi che vengano rispettate le condizioni internazionali per le incarcerazioni, quindi ovviamente che ci sia accesso all’acqua, al cibo, che non ci siano trattamenti degradanti. Possono fare una pressione diplomatica per accelerare il processo. Poi devono assicurarsi che gli accusati abbiano un accesso garantito ad un avvocato, e infine tramite la negoziazione diplomatica devono richiamare le autorità israeliane sul loro obbligo di rispettare il diritto internazionale e fornire ai familiari un’informazione chiara e trasparente.

C’è un altro aspetto, naturalmente meno importante ma non indifferente, che è quello dei danni morali o fisici e anche materiali, ad esempio per la distruzione delle imbarcazioni. È immaginabile una causa civile contro lo Stato di Israele?
Sarebbe molto interessante. La vedo molto difficile, ma bisognerebbe rifletterci. A livello puramente giuridico ci sarebbero gli estremi per fare qualcosa. Effettivamente questi danni ci sono. Bisognerebbe fare causa a Israele. Sarebbe complesso, ma si dovrebbe provare. Ci sono anche avvocati palestinesi che sono a disposizione degli attivisti, e che vanno a visitare le carceri. Quindi eventualmente sarebbero loro a poterlo fare meglio. Da qui sarebbe molto più complicato.

Per finire, è ancora utile far pressione sul Dipartimento degli affari esteri per spingerlo ad agire?
Sicuramente la mobilitazione è sempre necessaria, ed è sicuramente grazie a questa mobilitazione che qualcosa si sta smuovendo. È fondamentale che l’opinione pubblica continui a essere informata, e che la popolazione continui a sostenere le attiviste e gli attivisti arrestati. Se il Dipartimento affari esteri riceve mettiamo 100.000 messaggi al giorno deve per forza fare qualcosa.

Nell’immagine: gli attivisti arrestati sottoposti alle vessazioni delle autorità israeliane


La Wahoo e la Mango intercettate, gli occupanti sono stati fermati illegalmente

Per loro l'odissea è finita. Per gli altri la paura di una dura carcerazione 

La situazione vista dalla Wahoo

Ore 10.30

Le barche che risultano ancora in navigazione sono sempre meno, anche se una di esse è a sole 15 miglia dalla costa. Online appaiono i video preparati da ogni equipaggio per essere diffusi dopo il loro arresto. Questo è quello della Mango, nel quale Fabrizio Ceppi invita tutti a chiedere alle autorità svizzere di intervenire a sostegno dei loro cittadini. Della Wahoo (che come si vede nell’immagine principale si è arresa verso le 3.30) non si hanno ulteriori notizie

Ore 8.00

Durante le ultime ore non sono più giunti messaggi dalle due imbarcazioni con i ticinesi a bordo, ma è stata segnalata l’intercettazione della Wahoo, che a quanto risulta dal tracciato della rotta (nell’immagine) nelle ultime miglia ha manovrato per sfuggire alla marina israeliana. Come è noto in caso di intercettazione gli attivisti gettano a mare i cellulari, quindi è probabile che da Ceppi e Bianconi non sia più possibile ricevere informazioni dirette
Nell’immagine principale: l’ultima posizione nota delle imbarcazioni

Ore 1.30

Sulla Wahoo la navigazione sembra proseguire tranquillamente. Le barche intercettate sono 12, le altre 32 proseguono

Ore 1.06

Le barche intercettate sono 9, 35 continuano a navigare verso Gaza, con la Wahoo e la Mango nelle primissime posizioni. E la meta è sempre più vicina
Il colore dei cerchi non indica se le barche sono state intercettate o no

Ore 22.56 – Messaggio da Vanni Bianconi

Siamo davanti alla flottiglia, siamo fra le primissime navi. Ne sono state fermate sei fino adesso. Ci sono le navi da guerra che ci girano attorno e ci puntano i fari e hanno iniziato a spruzzarci con i cannoni ad acqua. Però non in maniera diretta, non in maniera potente, ma con una parabola. Il paesaggio è fantascientifico o metafisico: vedere nel buio tutte le nostre luci e questi fari potentissimi e questi getti d’acqua, quando le navi da guerra ci girano attorno e il mare diventa diventa bianco… Però questi sono i modi utilizzati. Noi siamo ancora più di 40, 40 barche che vanno avanti. Siamo a metà della notte, quattro ore sono passate e tra quattro ore l’alba. Adesso ancora fari, si avvicinano, altri spruzzi da parte dei grandi bastimenti dove forse verremo imprigionati se ci fermeranno. Siamo a 56 miglia da Gaza, a quattro ore dal sole, e siamo ancora tanti. Siamo ancora liberi.

Ore 22.12

La Wahoo e la Mango risultano ancora in navigazione. Quest’ultima (nell’immagine) si trova addirittura nel gruppo più avanzatoDalla Wahoo si vedono le navi israeliane che utilizzano i cannoni ad acquaUn’altra immagine dalla Wahoo

Ore 21.14 – Messaggio da Vanni Bianconi

Ci è arrivata molto vicino un’altra barca militare. Ci hanno piantato il faro addosso e hanno iniziato a girarci intorno. Sono passati vicinissimi alla nostra prua. Adesso siamo mossi dalle onde, il mare è tutto bianco di schiuma. È una cosa che hanno già fatto i giorni scorsi. Una sagoma nera, una nave militare, si avvicina nel buio, poi ti spara il faro in faccia, vede le nostre mani alzate. Ora è partita ma tornerà presto, supponiamo. Alcuni telefoni sono già finiti in acqua. È una tattica per fermarci, per spaventarci Noi continuiamo. Ora stiamo a 69 miglia marittime da Gaza.

Ore 20.32 – Messaggio da Vanni Bianconi

Due delle barche ammiraglie sono state intercettate e bloccate. Adesso anche una terza, noi le seguiamo. La velocità è di tre nodi siamo 77 miglia da Gaza. Ci sono luci verdi e luci bianche da tutte le parti. La flottiglia è ancora aperta, non abbiamo ancora nessuna barca militare vicino a noi, però si avvicinano molto velocemente da tutte le parti. Due delle ammiraglie sono state fermate ma ce ne sono ancora tante che avanzano.

Le barche Wahoo e Mango, sulle quali navigano rispettivamente i ticinesi Bianconi e Ceppi, al momento non risultano essere state intercettate

Ore 20.12 – Messaggio da Vanni Bianconi

La Wahoo era in testa alla formazione, stava navigando a quattro nodi e mezzo verso Gaza. Ci sono 12 vascelli militari israeliani che stanno muovendo verso di noi. Questo fa pensare a un blocco, un intero blocco marittimo con la conseguente intercettazione. Non lo sappiamo ancora, ci sono così tanti allarmi, veri allarmi, falsi allarmi… Noi stiamo andando veloci quanto possiamo, in formazione, verso il blocco e dietro il blocco, verso Gaza. Siamo in posizione d’emergenza, tutti con il giubbotti tutti sopra coperta, e andiamo verso Gaza per rompere il blocco marittimo.

La nave ammiraglia, l’Alma, è stata contattata dall’IOS, le Forze di occupazione israeliane. È il primo contatto diretto. Ci hanno imposto di cambiare la rotta e di ridurre la velocità. 12 imbarcazioni sono confermate, ma il radar ne vede 20, in un grande blocco marittimo.

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La flottiglia in navigazione verso Gaza e la posizione della Wahoo


Israele gioca al gatto e al topo, ma noi siamo il Pifferaio

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Messaggio di Vanni Bianconi dall’imbarcazione Wahoo

La dichiarazione odierna di Thiago Ávila, membro del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla

Ci troviamo ora a 118 miglia nautiche da Gaza. Questo significa che abbiamo superato il traguardo delle 150 miglia nautiche, dove abbiamo sentito i media israeliani dire che saremo intercettati da navi militari. In realtà abbiamo avuto un incontro con una nave militare israeliana che ha compiuto un attacco intimidatorio e un attacco informatico alla nostra imbarcazione. Ha circondato la barca e poi ha continuato a girarle intorno. Questo ha causato molti danni ai nostri dispositivi. Abbiamo ancora molti problemi di navigazione e connettività a causa di questa imbarcazione, ma continuiamo ad andare avanti. E in questo momento abbiamo appena superato le 120 miglia nautiche di cui avevamo sentito parlare. Inoltre, ancora una volta, i media israeliani e persino il Ministero degli Affari Esteri hanno affermato che potrebbero attuare un blocco navale in quella zona. Ma stiamo procedendo. Sappiamo di avere il diritto internazionale dalla nostra parte. Sappiamo di avere il sostegno della maggioranza della popolazione mondiale e ogni minuto riceviamo i video delle mobilitazioni che stanno avvenendo a Gaza grazie alla Flottiglia.

Questo è il più grande tentativo mai fatto per rompere l’assedio. Abbiamo ora 41 imbarcazioni dirette a Gaza per compiere una missione storica. Quindi continuiamo a procedere. Siamo a sole otto miglia nautiche dal luogo in cui la Madeleine è stata intercettata, con noi a bordo, tre mesi e mezzo fa. Ma non vogliamo essere intercettati. Sappiamo che un’intercettazione in acque internazionali e anche un’intercettazione nelle acque territoriali palestinesi sono completamente illegali. Quindi continuiamo a procedere.

Continuiamo ad addestrare i partecipanti per qualsiasi scenario. Rimanere non violenti, questo è il nostro impegno, non solo verso noi stessi, per allentare la tensione e migliorare la possibilità che tutti tornino vivi, integri fisicamente e liberi. Ma è anche il nostro impegno verso il mondo. La comunità internazionale ci ha affidato il compito di aprire la strada al corridoio umanitario, di creare questa ancora di salvezza per il popolo palestinese a Gaza, e noi non falliremo. Continuiamo ad andare avanti perché sappiamo che il mondo intero è con noi.

La flottiglia in navigazione verso Gaza e la posizione della Wahoo


A 70 miglia dall’incognita

Per loro l'odissea è finita. Per gli altri la paura di una dura carcerazione 

Messaggio di Vanni Bianconi inviato la mattina del 30 settembre dalla barca Wahoo

La posizione delle imbarcazioni


Tra le onde del mare e quelle della politica

Per loro l'odissea è finita. Per gli altri la paura di una dura carcerazione 

Un colloquio di Stefano Ferrari con Fabrizio Ceppi e Vanni Bianconi, registrato il 24 settembre, che possiamo pubblicare solo ora per ragioni tecniche

Questa è la trascrizione di un monologo notturno di Vanni Bianconi, registrato a bordo dell’imbarcazione Wahoo

È appena sceso il sole al tramonto. È il 25 di settembre, penso. Siamo vicini a un isolotto al sud est di Creta. Abbiamo gettato l’ancora. Passeremo la notte tutti qui ancorati. Due notti fa l’attacco dei droni. Ieri nulla perché erano questioni politiche. La presa di posizione dell’Italia, poi smentita questa mattina o comunque capovolta da Meloni, e poi ancora il ministro della guerra Crosetto che ha deciso di stanziare una seconda nave per accompagnarci, anche se fosse solo per soccorrere gli italiani in caso di bisogno. Chiaramente non per intervenire in maniera militare ma neanche per in qualche modo… quello che aveva cercato di fare lui penso all’inizio in maniera molto rigorosa, se ci sono degli italiani che vengono attaccati in acque internazionali, dei civili, vanno protetti.

Dopo lo spin di Meloni di ieri notte da New York in una conferenza stampa che ha detto che è un’azione scellerata e pericolosa e che la si può risolvere dando tutti gli aiuti umanitari che portiamo (che sono piuttosto pochi, sono un simbolo, sono un modo per aprire un corridoio umanitario, non certo per sfamare la popolazione di Gaza, che ha gli aiuti umanitari fuori dalle porte di Rafah) e di lasciarli a Cipro così che una delegazione cattolica li possa portare fino a Gaza. Quindi è diventata una specie di trappola quel gesto semplicemente istituzionale e coerente con le leggi alle quali facciamo appello, facciamo appello e facciamo appello. Dovrebbe arrivare invece la nave da guerra spagnola da Cartagena. Vedremo.

Questo per dire che ieri è stata una notte di trattative, di giochi politici e diplomatici, ed è stata tranquilla. Oggi però c’è stato il contraccolpo di questi giorni molto intensi. Ancora una grande riunione con lo Steering Committee, che tende sempre a non dire le cose come stanno, ad alludere sempre a grandi protocolli, a grandi conoscenze di come reagire in varie situazioni senza mai dirlo, e trapela che semplicemente non hanno nessuna idea. Come non avevano nessuna idea di non aver le vele spiegate l’altra sera. E quindi questa rottura tra quello che fanno percepire e l’immagine che vogliono dare di loro, poi sempre con la retorica di “siamo un collettivo, siamo umanitari, siamo tutti insieme, salviamo Gaza”. E invece queste mancanze di trasparenza e di sincerità sono sempre sfiancanti. Più del timore degli attacchi veri e propri.

Israele sempre ieri ha fatto chiamare le ambasciate dei tre Paesi, non a caso la Germania l’Italia e il Portogallo, dicendo che non hanno nessun timore di bombardare le navi, di colarle a picco, anche di uccidere persone. Quindi una combinazione di informazioni abrasive, esplosive. Poi si può sempre cercare di analizzare i contrasti tra Crosetto e Meloni, che si possono supporre, due visioni diverse di come si applicano le leggi e i doveri, i diritti di uno Stato e dei suoi cittadini. E così ci si può chiedere anche perché Israele ha chiamato proprio quei paesi lì, Paesi così vicini alla sua politica, e non ha chiamato la Spagna o altri Paesi.

Comunque tantissime incertezze, un rischio che si è fatto palpabile, questo peggioramento delle cose ogni volta che se ne parla con il Comitato di direzione. Fatto sta che adesso abbiamo visto il sole tramontare vicino a questo isolotto, tra le scogliere brulle, calcaree, di Creta. La vegetazione è scarsa, con degli uccelli marittimi che sorvolano le coste la macchia mediterranea la si indovina. Si pensa sempre al Minotauro, noi dentro questo labirinto. Pensare a questo grande ibrido, mezzo bestia, mezzo uomo… E quale sarà la parte giusta? Sarà la bestialità di Israele o il nostro istinto da bestia, quello che dice “Non si può vivere così”?  Bisogna andare a corna basse, non violente. Però bisogna lanciarsi. Salta prima di guardare. Non lo so, è anche la parte umana qual è? Quella umanitaria, quella che prende questi rischi per questi motivi? Oppure quella degli intrighi di palazzo, politici, machiavellici o totalmente trasparenti eppure creduti, come quelli di Israele?

Si è gettata l’ancora. C’è tensione anche sulle barche. Ci sono piccole fazioni anche sulla nostra, perché ci sono interazioni difficili nei momenti facili e viceversa. C’è una persona, il malese, che ha deciso di andarsene. Forse è stata anche un’indicazione del suo governo. È entrata un’altra persona, un giovane politico francese, che poi dovrà passare su di un’altra barca. Adesso pare che dovrebbero arrivare due donne malesi. Informazioni frammentarie e contraddittorie. E con la stanchezza e la preoccupazione gettiamo l’ancora. Il tramonto è bellissimo. Le coste della Creta fanno uno stranissimo effetto quando si pensa che non si vedrà più terraferma per tante settimane, tante notti, tanti giorni di onde, di droni e di bombe e di discussioni, eccetera eccetera. Essere così vicini a delle scogliere che conosco così bene fin da piccolo. Vengo in Grecia, sono tornato di recente dopo tanti anni. È un posto che mi parla e poi parla attraverso la mitologia. Come questa Odissea al contrario, che adesso è partita.

Non ho neanche fatto i calcoli. Dove saremo adesso? Forse sono le mandrie del sole che vengono un po’ sterminate in questo momento. Oppure siamo noi i minotauri, o i toretti, o i vitellozzi. o i vitelloni che vengono sterminati; oppure che si alzano sulle due gambe posteriori, gettano l’ancora e camminano sull’acqua, metaforicamente. E chissà, domani mattina, prima che sorga il sole, dopo la guardia, se va tutto bene, si lanciano sott’acqua e possono arrampicarsi sulle scogliere brulle calcaree di Creta.La posizione attuale della flottiglia


La “scampagnata” è finita

Per loro l'odissea è finita. Per gli altri la paura di una dura carcerazione 

Video registrato il 23 settembre alle ore 23.30 GMT, in navigazione a Sud di CretaI detrattori dell’impresa umanitaria in corso l’hanno finora dipinta come l’allegra gita di fine autunno di un manipolo di idealisti incoscienti. Ma dalla notte scorsa non la si può più minimizzare o ridicolizzare.

La Flotilla dà fastidio, è considerata un pericolo, e chi la vuole fermare (si può solo ipotizzare che si tratti del governo di Israele) dimostra di essere disposto a tutto. Questo è il comunicato ufficiale della GSF: La flottiglia ha dato l’allarme quando diverse imbarcazioni sono state oggetto di incursioni di droni durante la notte. I droni hanno preso di mira diverse imbarcazioni con dispositivi flash-bang che sono esplosi sopra o vicino alle imbarcazioni. Sono state attivate precauzioni di sicurezza a bordo e a terra e il monitoraggio della situazione è in corso. I partecipanti stanno tutti bene e non sono stati segnalati feriti. Continua la valutazione di eventuali danni alle imbarcazioni. Continuiamo la nostra rotta verso Gaza.


A 800 miglia dalla meta

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Messaggio di Vanni Bianconi dalla barca Wahoo

La posizione della flottiglia


Finalmente in alto mare

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Far convergere le barche della Flotilla provenienti da varie destinazioni verso un unico punto, in vista della partenza defnitiva, è stato più complesso del previsto, anche per ragioni legati alla logistica, e nonostante i due ben noti tentativi di intimidazione.

Ma come ci racconta Vanni Bianconi, adesso la flottiglia naviga compatta in alto mare. Non è più il tempo dell’attesa, della preparazione e della formazione. Gaza si sta avvicinando, e con essa il momento decisivo del confronto fra un manipolo di coraggiosi e uno stato che non sembra più riconoscere il concetto stesso di umanità.

La posizione della flottiglia


Con la memoria di Alfonsina Storni verso Gaza

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Video inviato dalla barca “Alfonsina e il mare”

Io sul fondo del mare

di Alfonsina Storni

In fondo al mare
c’è una casa
di cristallo.

A una strada
di madreperle
conduce.

Un grande pesce d’oro,
alle cinque
mi viene a salutare.

Mi porta
un ramo rosso
di fiori di corallo.

Dormo in un letto
un poco più azzurro
del mare.

Un polipo
mi fa l’occhietto
attraverso il cristallo.

Nel bosco verde
che mi circonda
– din don… din dan… –
dondolano e cantano
le sirene
di madreperla verdemare.

E sulla mia testa
ardono, al crepuscolo,
le ispide punte del mare.

Ascolta la canzone di Mercedes Sosa Alfonsina y el mar