Data center, i nuovi bersagli della guerra: così Zelensky mette in crisi Putin

Agenzie statali, trasporti e servizi di pagamento bloccati: è la nuova frontiera della guerra 

Di Anna Zafesova, La Stampa

Qualcuno giura che i troll filorussi che infestano i social europei sono all’improvviso diventati molto meno attivi. E anche se in realtà i dati di monitoraggio non confermano per ora un drastico calo della propaganda in Rete, la guerra contro Internet è diventata negli ultimi giorni la nuova frontiera di un conflitto che da cinque anni ormai sta riscrivendo ogni giorno i manuali militari. «Qualcosa non ha funzionato, riprovare più tardi»: la schermata è apparsa domenica scorsa a milioni di utenti, non solo in Russia. Migliaia di russi non hanno potuto ordinare una pizza, prenotare un taxi, pagare una bolletta dalla banca online. Tantissimi hanno perso l’accesso ai loro dati nel cloud, e diversi negozi in Rete hanno dovuto sospendere le attività. Anche i servizi online di alcune agenzie statali sono risultati bloccati, insieme ai servizi digitali di pagamento, trasporto, streaming di cinema e tanto altro. Problemi che si sono estesi anche a Paesi come la Serbia e il Kazakhstan, dove sono attivi molti servizi del gigante tech Yandex, praticamente il monopolista del mercato digitale russo.

Non si tratta di un guasto temporaneo: sabato notte, i droni ucraini hanno incendiato il data-center di Yandex a Vladimir. Giovedì e venerdì i militari di Kiev avevano preso di mira altre due centrali dati di Yandex, a Sasovo, vicino a Ryazan, e a Kaluga. Situati tutti a meno di 200 chilometri da Mosca, erano dotati ciascuno di un supercomputer: Lyapunov, Chervonenkis e Galushkin, intitolati a celebri matematici russi. Erano, perché nonostante Yandex non abbia ufficialmente confermato la loro distruzione, un ingegnere ha rivelato alMoscow Times, a condizioni di anonimato, che i supercomputer potrebbero non venire rimessi in funzione prima del 2027, o addirittura 2028: la Russia non li produce, e il boom dell’intelligenza artificiale ha allungato a diversi mesi la lista di attesa per acquistarli, sempre che le sanzioni contro il Cremlino lo permettano.

«Non siamo stati noi a iniziare, abbiamo solo risposto», ha commentato Volodymyr Zelensky. La “linea rossa” di non colpire le infrastrutture digitali infatti è stata oltrepassata il 23 settembre scorso, quando i missili e i droni russi hanno sferrato l’attacco agli uffici e alle sale server di diversi provider ucraini, in particolare Data group, causando diverse vittime e feriti nel centro di Kiev è lasciando senza connessione almeno 100 mila utenti nella capitale. Gli attacchi sono proseguiti poi metodicamente nei giorni successivi, fino a quello che, sabato sera, ha colpito il provider Tenet a Odessa, in pieno centro storico. Il ministero della Difesa russo non solo non ha smentito gli attacchi contro edifici pieni di civili, ma ha anche pubblicato una foto con un drone e la scritta “Detox digitale”, vantandosi di avere lasciato gli ucraini senza connessione.

l “detox” però ora rischia di tornare in Russia come un boomerang, e pare che a tremare siano ora i data center di Sberbank, la principale banca russa, proprietaria di due super computer Christofari. Zelensky è stato costretto a mettere in pausa i raid contro le raffinerie russe che hanno fatto infuriare Trump, ma ora punta su infrastrutture che possono rivelarsi strategiche quasi quanto quelle petrolifere. I data center sono grandi, facilmente individuabili e molto vulnerabili. Se per mettere fuori uso una raffineria servono attacchi massicci, nel caso dei data center basta mettere fuori uso i sistemi di raffreddamento. Motivo per il quale Norvegia e Finlandia, per esempio, hanno già cominciato a utilizzare miniere o rifugi scavati nella roccia. Che però possono contenere solo le apparecchiature per le comunicazioni strategiche: gli impianti dell’intelligenza artificiale sono troppo grandi. E così, mentre gli esperti di diritto internazionale stanno dibattendo su quanto sia lecito colpire i data-center – che inevitabilmente gestiscono sia dati militari che civili, senza possibilità di separarli –, questi stanno diventando i bersagli strategici più vulnerabili della nuova escalation.

Gli ucraini, con la loro amministrazione pubblica digitalizzata e le app che li avvertono in tempo reale sugli attacchi russi, trovarsi senza connessione fa saltare i meccanismi della vita quotidiana forse perfino più dei blackout. Ma la Russia è molto più vulnerabile agli attacchi sui centri dati: l’ossessione di Vladimir Putin di costruire un “Internet sovrano” controllabile dalla censura governativa ha costretto i provider a non utilizzare i server all’estero. Accorgimento che gli ucraini hanno adottato già nel febbraio 2022, quando il primo giorno di invasione i russi avevano colpito i trasmettitori e cercato di paralizzare i server del governo ucraino con il malware Acid Rain.