Una protesta e un confronto politico ‘vivace’ visti da vicino
È il 2 ottobre 2026, un venerdì sera nel 20ème arrondissement di Parigi, all’entrata di un piccolo supermercato. L’imponente addetto alla sicurezza scherza con alcuni giovani appena entrano: «non siete qui per il blocus, eh!?». Risate condivise.
L’indomani, sulla via per il métro, un cartellone della Ville de Paris che porta la dicitura «Paris est fièr.e» sotto a un grande cuore colorato di arcobaleno. Fiera.o di che? Forse dei pompieri e dei netturbini della Città che appaiono sul cartellone seguente? Vedremo.
A Place de la République, bancarelle che promuovono la convivenza con capre, maiali, mucche ecc. Immagini di fattorie tranquille. Quel giorno la piazza è la destinazione di una manifestazione all’insegna dell’opposizione allo specismo, che chiede la chiusura dei macelli inneggiando alla libertà e alla giustizia. Le forze dell’ordine sono poco visibili, anche se presenti in gran numero. Due robocop comandano un pasto in uno dei fast-food ai bordi della piazza. Probabilmente non si rendono conto che questo loro fare è una provocazione ai manifestanti.
Non lontano, arriva la spiegazione del cartellone esposto dalla Città. A Place de la Bastille è tutto un andirivieni di gente con le guance colorate, che si tiene per mano, si bacia e fa festa. Parigi è fiera.o di questa sua diversità e tolleranza. Anche qui grande spiegamento di forze a protezione dei manifestanti.
È il fine settimana, i liceali che hanno bloccato i licei, a cui si riferiva l’agente di sicurezza, sono a casa. Il loro movimento è però presente nelle conversazioni private e nei media. Circa 5000 feriti e almeno 400 licei chiusi in tutta la Francia. La rabbia dei liceali è comprensibile: le condizioni di studio sono peggiorate; gli immobili non sono mantenuti; il numero di allievi per classe cresce; i programmi sono diventati illeggibili, anche a seguito delle fluttuazioni in seno ai governi degli ultimi anni — 8 ministri dell’educazione in 10 anni; il Baccalaureat (la maturità francese), che era considerato il primo diploma universitario, non garantisce più l’accesso all’università; ecc.
Il governo ha messo 10 giorni a reagire e ha proposto… una piattaforma di dialogo. Ha poi puntato il dito contro La France Insoumise (LFI) di Jean-Luc Mélenchon: i liceali sarebbero suoi proxy, come se LFI fosse l’Iran e i liceali Hamas. Le stesse forze dell’ordine, che hanno protetto le manifestazioni organizzate dagli anti-specisti e da quelli di colore arcobaleno, hanno usato violenze inammissibili contro i liceali (per lo più minorenni), al punto che un ufficiale di polizia è stato accusato di tentativo di omicidio da un liceale.
E intanto, si entra nel vivo della campagna per le presidenziali del 2027. Si sono annunciati una quarantina di candidate e di candidati! Ricordiamo che per presentarsi allo scrutinio devono ottenere il sostegno di 500 sindaci (il che calmerà gli ardori di un certo numero di loro). Poi un primo turno eliminerà tutti tranne due, che si affronteranno in un secondo turno. I sondaggi danno Marine Le Pen favorita al primo turno, ma prima potrebbe risultare non eleggibile. Bardella (Plan B), il Presidente del suo partito, che avrebbe dovuto assicurare la sua eventuale sostituzione, è stato appena silurato da rivelazioni sul suo passato da giovane militante. LFI è in buona posizione. Partita in campagna prima dell’estate, ha cercato di allargare la sua base incontrando la gente anche sulle spiagge. È molto presente sui social e capitalizza su un lavoro di anni. Mélenchon è alla sua quarta campagna.
Domenica sera, terzo dibattito televisivo in vista della primaria socialista, alla quale partecipano in cinque. Chi vincerà la primaria rappresenterà i socialdemocratici al primo turno. Si parla del vocabolario inappropriato di uno di loro, che ha detto dell’unica donna in lizza di aver fatto la «danza del ventre» per ottenere posizioni da Macron. Si parla molto di LFI. Una donna nel pubblico esprime la sua delusione per come si svolge il dibattito. Ma bisogna dire che c’è anche chiarezza. Dagli interventi appare il lavoro svolto per anni. I cinque sono (stati): parlamentari, presidenti di regioni, attivisti… Tutte e tutti: sono impegnati dalla loro gioventù; hanno come obiettivo comune di battere il Rassemblement National (RN) di Le Pen; espongono ragioni per essere contro gli eredi di Macron; si impegnano ad abolire l’età unica per il pensionamento e di mettere l’accento sulla penosità del lavoro; ecc. In relazione allo scontento dei liceali raccontano di discussioni che hanno avuto con loro. Naturalmente promuovono la giustizia fiscale e parlano di «dividendi IA». Lodano gli interventi dei sindacati che si sono espressi contro il RN.
Si tratta di una democrazia viva, non una democrazia formale, che si esprime solo al momento delle elezioni e che ha come unico principio quello del dominio della maggioranza sulla minoranza. Si svolge su diversi livelli, non solo nei partiti, ma nelle strade, nelle piazze, sui luoghi di lavoro e di studio, sulle spiagge. Dà spazio a dibattiti in cui emergono vere alternative, vere scelte. Benché non manchino i colpi bassi e le manovre più sporche, non occupano tutto lo spazio mediatico per mesi.
(Dopo il caso Zali, non ancora chiuso, quanto tempo passeremo a seguire il dibattito in seno all’UDC riguardo alla successione del Consigliere federale Parmelin, invece di discutere di problemi che riguardano il più gran numero?)