I due consiglieri di Stato fanno sapere che voteranno “Si” all’iniziativa sui “200 fr bastano”, nonostante la decisione contraria del governo ticinese, che sono tenuti invece a difendere
Basterà ancora scusarsi come fecero nel giugno scorso con i loro colleghi? (Si veda il comunicato stampa del Consiglio di Stato del 3 giugno 2025: « Il Governo ha preso atto con disappunto delle modalità di comunicazione pubblica sull’argomento e ha deciso di prendersi il tempo necessario per analizzare la questione. I Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali si sono scusati, riconoscendo di aver anticipato i tempi dell’informazione in merito a una richiesta che in Governo era stata formulata, ma non ancora discussa»). Speriamo proprio di no!
Norman Gobbi e Claudio Zali ci sono cascati di nuovo pubblicando il loro chiaro, netto e incrollabile sostegno all’iniziativa “200 franchi bastano!” sul settimanale «Il Mattino della Domenica» di oggi (che, ricordiamolo ai soliti distratti, non è l’organo della Lega).
Il 28 gennaio scorso il Consiglio di Stato ha comunicato la propria decisione – non si sa se adottata all’unanimità o a maggioranza – di invitare la popolazione «a respingere l’iniziativa popolare federale “200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)”». Perché «Il Consiglio di Stato – condividendo la posizione della Conferenza dei Governi cantonali – ritiene che una così drastica riduzione del canone radiotelevisivo impedirebbe alla SSR di continuare a svolgere in modo soddisfacente il proprio mandato di servizio pubblico in tutte le regioni linguistiche e geografiche del nostro Paese. L’informazione regionale ne verrebbe inevitabilmente indebolita, così come il ruolo centrale svolto oggi dalla SSR a favore della formazione della cittadinanza e del dibattito pubblico, e della coesione nazionale. Ne conseguirebbe un impoverimento della copertura mediatica, in particolare delle zone periferiche, e un significativo indebolimento del principio di territorialità che caratterizza la fruizione dei media nel paesaggio mediatico svizzero».
Questa è la chiara posizione del Governo del Canton Ticino, che per il ben noto principio di collegialità (chiaramente definito anche a livello federale) tutti i suoi componenti devono impegnarsi a sostenere indipendentemente dalla propria opinione (“Una volta presa la decisione, la collegialità impone che tutti i membri del collegio la assumano pienamente”).
Gobbi & Zali, come ben dimostra il loro coup de théâtre, non hanno ancora capito di ricoprire l’alta carica di Consiglieri di Stato, che forse, visto i guizzi dei Nostri, così alta non è. I due leghisti, infatti, funzionano insieme con un solo obiettivo: quello di fare gli interessi del Paese per cui sono stati eletti a patto che questi non ledano gli interessi del loro partito. Per Norman Gobbi ciò è piuttosto facile da farsi, essendo politicamente cresciuto nelle busecche della Lega; per l’apostata Zali un po’ meno perché ha il difficile compito di rendersi meno indigesto all’elettorato uddicì se vuole essere rieletto.
Lo strappo fatto da Gobbi e Zali non è una bischerata, e non è nemmeno giustificabile con la solita battuta “altri già l’hanno fatto”; esso è grave, gravissimo, per più motivi in parte già ricordati. La votazione dell’8 marzo è tra le più importanti degli ultimi decenni, forse la più pericolosa per il nostro Paese, soprattutto nel contesto geopolitico in cui viviamo. Intanto non è una votazione in cui, vincendo, potremmo offrire di più, ma una votazione che se dovessimo perdere ci farebbe avere molto, molto di meno. In buona sostanza si andrà a votare non per “aggiungere”, ma per “non togliere”, cioè non per avere un servizio migliore, ma per difendere quello attuale che ad ogni modo funziona bene.
Per chi, come Gobbi e Zali, pensa che la libertà di stampa sia buona solo per sé stessi, cioè vale solo se conviene, ricordo che l’informazione libera permette il dibattito pubblico, la critica costruttiva e la vigilanza sul potere.
La SSR svolge un ruolo fondamentale non solo a favore della formazione della cittadinanza, ma anche a favore della coesione nazionale.
L’ha capito anche Albert Rösti, che da parlamentare UDC era favorevole all’iniziativa popolare “200 franchi bastano!”, ma ora, che è direttore del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, vi si oppone perché ha visto i pericoli per la democrazia, oltre che in ossequio al citato principio della collegialità, che vale anche per il Consiglio federale.
Ma questi due non vedono alcun pericolo.
Nell’immagine: alla faccia della collegialità e della funzione pubblica