Resuscitando lo spettro dell’imperialismo, il tycoon ha trasformato gli USA in agente di instabilità globale
Nel 1989, poco prima della caduta del muro di Berlino, il politologo Francis Fukuyama pubblicò un saggio dal titolo “The End of History?”, “La fine della storia?” in cui sosteneva la tesi secondo cui il processo di evoluzione sociale, economica e politica dell’umanità avrebbe raggiunto il suo apice alla fine del XX secolo, aprendo una fase finale e conclusiva della storia in quanto tale. Ebbene poco dopo, il crollo dell’Unione Sovietica, pose fine a quel mondo bipolare che aveva caratterizzato i decenni successivi alla seconda guerra mondiale, aprendo la via al dominio incontrastato ed eterno del capitalismo USA, almeno così sembrava.
Oggi quel che resta delle due superpotenze, che all’indomani della seconda guerra mondiale avevano dominato il mondo per quasi mezzo secolo, è impegolato in due conflitti armati fuori controllo: la Russia nell’Ucraina e gli stati Uniti in Iran. La conseguente impennata dei prezzi del petrolio e del gas impatta pesantemente sulle economie dei paesi industrializzati europei già indeboliti da enormi deficit pubblici e da una crescente instabilità politica e sociale. Parallelamente il surriscaldamento del clima, con il suo corteo di inondazioni, siccità, incendi e caldo torrido sta assumendo proporzioni bibliche e, come se non bastasse, gli stessi “padri” dell’intelligenza artificiale mettono in guardia da scenari apocalittici, secondo cui questa rivoluzione tecnologica potrebbe addirittura spazzare via l’umanità intera. A tutto ciò si aggiunge il fatto che le istituzioni internazionali, che per decenni avevano garantito una relativa stabilità nei rapporti fra gli stati, si stanno sgretolando, sotto le violente picconate di Donald Trump e di Vladimir Putin, due autocrati che non fanno certo mistero del loro disprezzo per i valori fondamentali della convivenza pacifica. Ecco perché dopo quasi 80 anni di pace e di tranquillità, a noi svizzeri ed europei si prospetta un futuro più che incerto, irto di pericoli cui le generazioni attuali non sono più abituate.
Da alleato affidabile ad agente di instabilità
Resuscitando, alla stessa stregua di Putin, lo spettro dell’l’imperialismo, Trump ha trasformato la superpotenza occidentale da un amico affidabile in un agente di instabilità globale. Dopo aver rovesciato il dittatore Nicolás Maduro, s’è impadronito del petrolio venezuelano, dopodiché, riferendosi a Cuba e riassumendo la sua visione del mondo, ha dichiarato “Posso fare tutto ciò che voglio”. Ha poi minacciato di riprendersi il Canale di Panama, di annettere se necessario anche con la forza la Groenlandia, di trasformare il Canada nel 51esimo stato USA e ha imposto in modo unilaterale a praticamente tutti i paesi, inclusi gli alleati più fedeli, pesanti tariffe doganali. Così, in meno di un anno, quella che è stata un tempo l’America protettrice dell’Europa è diventata per tutti noi un “alleato” pericoloso e inaffidabile da cui stare in guardia. Lo scorso fine settimana, ad esempio, interrogato sul futuro dell’Iran, Trump ha “riflettuto” su Fox News sull’opportunità di “far saltare in aria l’intera nazione”.
Il mondo deve prepararsi all’era post-USA
“L’America è cambiata”, “non possiamo controllare la tempesta che si abbatte da Washington”, ha dichiarato il mese scorso il Primo Ministro canadese Mark Carney, diventato il portavoce delle “potenze di medie dimensioni”, che stanno iniziando a mobilitarsi per affrontare l’era post-americana. Infatti, mentre Trump vaneggia di Stati Uniti come potenza suprema, il loro potere appare sempre più fragile. Nonostante tutti i missili che Trump gli ha scagliato contro, da 8 mesi il regime iraniano continua a resistere e non dà alcun segno di cedimento. Nel frattempo, a detta del Pentagono, le scorte di missili USA sono oramai quasi esaurite, mentre le carenze logistiche e lo scafo arrugginito della portaerei USS Abraham Lincoln, in missione nel Golfo Persico da quasi 9 mesi, mettono a nudo anche i limiti del potere militare americano. L’anno scorso Trump ha infatti anche imparato a conoscere un’altra nuova realtà della geopolitica del XXI secolo. La sua guerra commerciale lanciata contro la Cina s’è rapidamente conclusa quando Pechino ha bloccato le esportazioni di terre rare, fondamentali per la tecnologia militare statunitense e per lo sviluppo della sua intelligenza artificiale.
Un declino iniziato da tempo
L’ironia della sorte è che le politiche aggressive di Trump hanno involontariamente indebolito il potere degli USA e rafforzato nel contempo quello del suo principale rivale, che a bordo dello scacchiere internazionale è rimasto immobile e tranquillo a guardare: la Cina. Certo il declino degli USA è iniziato ben prima che Trump conquistasse la Casa Bianca, con le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, conflitti che si sono conclusi in modo tutt’altro che glorioso per la più grande potenza militare del mondo: dopo 20 anni il primo e dopo 8 anni il secondo. Trump ha solo accelerato il declino, inimicandosi anche i migliori alleati degli Stati Uniti e portando l’indebitamento USA a oltre 40’000 miliardi di dollari, ossia al 125% del PIL, un livello mai visto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Intervistata dalla rete televisiva britannica Channel 4 News, la politica groenlandese Tillie Martinussen ha spiegato in modo suggestivo la perdita di fiducia in Washington: “anche se si tratta del tuo cane da slitta migliore, il più intelligente e il più forte, se questo si gira e ti morde, non potrai mai più fidarti di lui”.
Non è l’Iran il pericolo più grande: è Donald Trump
La storia offre innumerevoli esempi di grandi potenze al tramonto. Una delle loro caratteristiche è che il loro declino fu suggellato da governanti incompetenti, corrotti, dediti al peggiore nepotismo e circondati da “yes-men”, individui propensi a uno stile di vita sfarzoso, a spese folli per inutili grandi opere monumentali nonostante le casse dello stato fossero vuote, personaggi oramai scollegati dal popolo e che avevano perso il contatto con la realtà: una fotografia che calza a pennello sia a Vladimir Putin, sia a Donald Trump, i due protagonisti di questo drammatico periodo storico. Ciò non significa però che non siano pericolosi, tutt’al contrario, perché, come si sa, chi è spinto all’angolo non teme più le conseguenze delle proprie azioni e tende ad attaccare. Per quel che concerne il presidente americano, basta citare Simon Tisdall commentatore de britannico Guardian: “Trump, non l’Iran, è il pericolo più grande per il mondo. Trump è un’arma di distruzione di massa a sé stante”.
Nell’immagine: “Se il tuo cane ti morde non potrai mai più fidarti di lui”