La fatica dimenticata di chi si batte contro la politica di Netanyahu

La nostra corrispondente a Tel Aviv e l’impegno spesso trascurato in Occidente delle proteste di molti israeliani contro le stragi a Gaza 

È uscito oggi su Azione un mio contributo sulla conferenza stampa della settimana scorsa, indetta dalle organizzazioni umanitarie B’Tselem e Medici per i diritti umani per presentare i loro report sulla spinosa questione del genocidio a Gaza.

Lo condivido con il cuore ancora più pesante perché, per quanto siamo abituati alle tifoserie da stadio, la ricezione delle dichiarazioni di David Grossman fuori da Israele mi ha causato non poco dolore e preoccupazione negli ultimi giorni. Negli anni non ho mai nascosto le mie critiche al sionismo liberale e all’appoggio di Grossman alla soluzione dei 2 stati quando era divenuto uno slogan vuoto e abusato e Abraham Yehoshua cercava di persuaderlo a sostenere lo stato unico. Tuttavia oggi per una fascia di Israele e per molti ebrei della diaspora le sue parole sono estremamente importanti e chi insiste nello scambiare la sua angoscia per mala fede farebbe bene a guardarsi prima allo specchio. Rispetto a molti cristiani, sono più clementi nei nostri confronti i palestinesi che stanno subendo una catastrofe.  Cosa ci racconti dell’Europa Dio solo lo sa, forse sarebbe il caso di chiedersi come mai tanti ebrei hanno sentito il bisogno di andar via anche in anni precedenti il “7 ottobre”.

Questo fine settimana in Israele è stato più terribile del solito. Durante il digiuno del 9 di av che ieri commemorava la distruzione del Primo e del Secondo Santuario di Gerusalemme, abbiamo ricevuto nuove immagini strazianti degli ostaggi diffuse da Hamas e la popolazione è sconvolta. L’accordo non avanza e le famiglie sono terrorizzate dalla possibilità che i loro cari vengano uccisi nel corso di un’azione militare aggressiva che Netanyahu presenta come ultima carta per la loro liberazione. Come se non bastasse, in un giorno di lutto nel quale la Torah invita a fare un esame di coscienza sull’odio “gratuito” che secondo la tradizione avrebbe causato l’esilio ebraico da Sion, il ministro Ben Gvir ha offerto l’ennesima provocazione al mondo arabo passeggiando e pregando sul Monte del Tempio in violazione dello status quo, del diritto internazionale e delle decisioni dei più importanti rabbini come Ovadia Yosef che la interpretano come una violazione del diritto ebraico.

Verso sera è giunta poi la notizia dell’imminente rimozione – illegale – della procuratrice generale da parte del governo che promuove la riforma giudiziaria eliminando anche gli ultimi “ostacoli” alla dittatura. E tutti di nuovo a protestare mentre la polizia picchia i manifestanti che cercano di salvare la nazione dal baratro.

Nonostante questo le iniziative contro i massacri e la fame a Gaza si moltiplicano di giorno in giorno in tutta Israele dove i civili manifestano senza sosta anche sotto il sole rovente. E benché nonostante la stanchezza siano sempre più numerosi, questa parte della storia non sembra fare notizia. Meglio accusare tutti gli israeliani indistintamente di genocidio o rimboccarsi le maniche ed aiutare chi cerca come può di invertire la rotta?

Nell’immagine: un giornalista mostra la copertina di uno dei rapporti su Gaza. “Il nostro genocidio”