Ha del surreale tutto ciò che sta accadendo in Honduras a ben dieci giorni dalla chiusura dei seggi per le elezioni presidenziali, cui hanno partecipato (in calo) la metà degli aventi diritto. Dopo varie inspiegabili interruzioni “tecniche” lo scrutinio avrebbe coperto il 98,77% dichiarato delle schede senza che sia stato annunciato ufficialmente un vincitore. Eppure in testa col 40,56% appare il candidato del Partido Nacional, Nasry Asfura, dell’ultradestra oligarchica, con un irrecuperabile punto e mezzo sul contendente “moderato” Salvador Nasralla, del Partido Liberal (39.16%). E dire che Nasralla fino a qualche giorno fa (seppur di poco) era in prima posizione, quando il conteggio ha subito un misterioso blackout al termine del quale le parti si sono definitivamente invertite.
In contemporanea era intervenuto Donald Trump minacciando “l’inferno” se il “quasi comunista” Nasralla avesse prevalso su Asfura. Quest’ultimo apertamente appoggiato dal tycoon durante la campagna elettorale con promesse di consistenti aiuti al paese (come recentemente fatto per l’argentino Milei). Senza contare il clamoroso indulto che l’inquilino della Casa Bianca ha elargito in favore dell’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández (di cui Asfura è il delfino) estradato nel 2022 e condannato a 45 anni per narcotraffico da scontare in un carcere della Pennsylvania. Come a dire che per Trump se sei un narco/governante iperliberista (vedi pure Daniel Noboa in Ecuador) non è un problema.
Nasralla al momento si è limitato a sollecitare un riconteggio visto che il computo tenuto dalla sua formazione lo darebbe in vantaggio.
Dal canto suo invece la progressista Rixi Moncada, del governante Partido Libertad y Refundación (Libre) in lontana terza posizione col 19 % dei suffragi, ha chiesto l’immediato annullamento e ripetizione delle consultazioni, spalleggiata dal suo rappresentante nel Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) Marlon Ochoa, messo in minoranza dalle altre due titolari, Ana Paola Hall e Cossette López, nominate dal redivivo bipartitismo nazional/liberale honduregno. Moncada è naturalmente sostenuta dalla presidente uscente Xiomara Castro, moglie di quel Manuel Zelaya rovesciato da un colpo di stato nel 2009 per aver aderito allora all’Alleanza Bolivariana (ALBA) del venezuelano Hugo Chavez. Con Xiomara che, nel tentativo di dargli almeno una parvenza democratica, ha dovuto barcamenarsi al governo di questo paese da sempre estremamente povero e corrotto, oltreché storicamente banana republic del sistema imperialista.
Gli osservatori internazionali, in particolare dell’Unione Europea, non hanno risparmiato critiche verso l’”inefficiente” funzionamento dei data-center. Dimostrando comunque fin troppa prudenza nei confronti di quello che appare ai più come un incredibile quanto premeditato broglio.
Il CNE ha tempo 30 giorni per proclamare il vincitore. Che a questo punto è scontato sia Nasry Asfura. Con la U.S. Navy che staziona da settimane nel Mar dei Caraibi in funzione anti Venezuela di quel Nicolas Maduro la cui ultima rielezione nel 2024 fu immediatamente riconosciuta dalla presidente Xiomara Castro.
Mentre a ultima ora il procuratore della repubblica dell’Honduras, Antonio Zelaya (anche qui, paradossalmente, fratello del deposto Manuel) ha emesso un ordine di cattura internazionale nei confronti dell’ex narcopresidente Hernández (che la sua succeditrice Xiomara aveva tradotto negli Usa nel 2022 su loro richiesta) e tornato in libertà la scorsa settimana per disposizione di Trump. L’accusa è di essere stato coinvolto in una fitta rete di riciclaggio di denaro derivante dal traffico di cocaina per finanziare le sue campagne elettorali che lo portarono a governare a Tegucigalpa per due mandati consecutivi (dal 2012 al 2022) violando peraltro la costituzione che ne impediva la rielezione.
A questo punto a Hernandez, almeno per ora, converrà rimanere negli Stati Uniti.
Scritto per il manifesto