Nel 1942 21 scolare scrivono al Consiglio federale dichiarandosi "profondamente indignate che i profughi vengano ricacciati così spietatamente verso una sorte tragica" e che "la Svizzera ha ributtato come bestie oltre la frontiera questi miseri esseri infreddoliti e tremanti" – Di Nelly Valsangiacomo
La lettera delle scolare di Rorschach
Egregi Signori Consiglieri Federali,
Non possiamo fare a meno di dirvi che noi alunne siamo profondamente indignate che i profughi vengano ricacciati così spietatamente verso una sorte tragica. Si è forse dimenticato completamente che Gesù ha detto: «Ciò che avete fatto al più piccolo tra voi, lo avete fatto a me».
Non ci saremmo mai immaginate che la Svizzera, l’Isola di pace che pretende d’essere misericordiosa, avrebbe ributtato come bestie oltre la frontiera questi miseri esseri infreddoliti e tremanti. Non succederà anche a noi quanto è accaduto al ricco che ha ignorato il povero Lazzaro?
A cosa ci serve poter dire: Sì, nell’ultima guerra mondiale la Svizzera si è comportata bene, se poi non avremo da mostrare nulla di buono che la Svizzera abbia fatto in questa guerra, in particolare per gli emigranti1? Questi esseri umani hanno riposto tutte le loro speranze nel nostro Paese.
Quale crudele delusione devono provare nel venir respinti verso il luogo da cui sono venuti e dove andranno incontro a morte sicura? Se continueremo così, possiamo essere certi che il castigo ricadrà su di noi. È possibile che voi abbiate ricevuto l’ordine di non accogliere ebrei, ma questa non è certamente la volontà di Dio, e noi dobbiamo ubbidire più a Lui che agli uomini.
Quando ci è stato chiesto di raccogliere contributi, siamo state pronte a farlo per la nostra Patria e abbiamo sacrificato volentieri il nostro tempo. Per questo ci permettiamo di pregarvi di accogliere questi poverissimi senza patria! Vi salutiamo con stima e con sentimento patriottico.
A volte, sempre più spesso, ahimè, le notizie di attualità ci rinviano ai corsi e ai ricorsi della storia; ci ricordano che la memoria è labile e che, come gli album di famiglia, vale la pena di risfogliarla. Una di queste occasioni si è presentata pochi giorni orsono, con la dura presa di posizione del Municipio di Lugano nei confronti degli insegnanti della Scuola Media di Viganello, rei di aver espresso il loro sostegno alle vittime di Gaza.
Nell’agosto 1942, il Consiglio federale – su ordine del Dipartimento di Giustizia e Polizia diretto da Eduard von Steiger – dispose che le frontiere non accogliessero più rifugiati ebrei provenienti dai territori sotto controllo nazista. Fu in quel clima che le ragazze della Sekundarschule 2c di Rorschach, nel Cantone di San Gallo, appresero dai giornali locali che una famiglia ebrea era stata respinta al confine. Scosse dall’ingiustizia, decisero di scrivere al Consiglio federale, chiedendo che le frontiere fossero riaperte.
Nel loro testo – datato 7 settembre 1942 – usarono parole di una sincerità quasi liturgica:
“Non ci saremmo mai immaginate che la Svizzera, l’isola di pace che pretende d’essere misericordiosa, avrebbe ributtato come bestie oltre la frontiera questi miseri esseri infreddoliti e tremanti. Non succederà anche a noi quanto è accaduto al ricco che ha ignorato il povero Lazzaro?”
Il consigliere federale Steiger, del Partito degli agricoltori, degli artigiani e dei borghesi (PAB, poi UDC), elaborò una risposta nella quale invitava la prima firmataria, quando fosse diventata una “buona casalinga fedele”, a guardare bene uno straniero che le chiedesse aiuto prima di accoglierlo nella propria cucina o nel proprio salotto, e a domandarsi se avesse posto per ospitarlo a lungo.
Fu ordinato inoltre un interrogatorio delle studentesse e del corpo docente. Le autorità sospettarono subito un’influenza esterna – forse un insegnante. Nei documenti successivamente raccolti nel fascicolo federale, le ragazze dichiararono però in modo univoco di aver scritto la lettera da sole. Quella frase, ripetuta più volte sotto pressione, non bastò a dissipare i dubbi; ma dopo alcune settimane di indagini, l’autorità cantonale concluse che non esistevano prove di istigazione. Rosmarie de Lucca, però, intervistata nel 2013, si disse convinta che gli adulti che le circondavano avessero apprezzato il gesto, che loro stessi non avevano saputo fare.
Nel 1942, in una Svizzera che temeva di essere trascinata nel vortice del Reich, anche la compassione poteva apparire sovversiva. Si può supporre che anche la paura dell’”inforestierimento” e della “giudaizzazione” della Svizzera avesse posto basi solide a tali reazioni.
Quella lettera incarnava un principio forte: l’idea che in una scuola si potesse formare un pensiero morale indipendente, capace di travalicare la neutralità come pedagogia interiore – non pensare troppo per non turbare l’ordine – e di raggiungere compiutamente l’etica della responsabilità, tanto cara alle nostre latitudini, ma solo quando si parla di lavoro, in particolare se subalterno.
Per decenni, la storia delle scolare di Rorschach rimase sepolta. Solo negli anni ’90, con la riapertura degli archivi federali, si cominciò a parlare pubblicamente del comportamento della Svizzera verso i rifugiati. Il Consiglio federale si scusò per la politica di respingimento. Fu in questo contesto che storici e giornalisti riscoprirono il fascicolo di Rorschach.
Nel 2022 la piattaforma dei Documenti Diplomatici Svizzeri (Dodis) pubblicò la scheda completa dell’episodio, con i documenti digitalizzati e commentati: documenti che ci invitano a pensare una scuola come luogo di resistenza morale, dove la cultura dell’obbedienza e dell’opportunismo si incrina davanti alla voce della coscienza.
Oggi, ottant’anni dopo, anche grazie alle ricerche di Silvana Calvo, le scolare di Rorschach sono ricordate come “Giuste” dalla Fondazione Gariwo – il Giardino dei Giusti del Mondo, che ne celebra il coraggio civile come esempio di resistenza morale. Sul sito della Fondazione si legge che “le scolare di Rorschach rappresentano il salvataggio morale di un’intera nazione, poiché seppero dire no quando il silenzio era la regola”.
Il termine “Giusto” è tratto da un passo del Talmud, che afferma: “Chi salva una vita salva il mondo intero.” In origine applicato a chi salvò gli ebrei dalla persecuzione nazista, oggi – come auspica l’associazione Gariwo – dovrebbe estendersi a tutti i genocidi e crimini contro l’umanità: “I Giusti non sono né santi né eroi, ma persone comuni che, a un certo punto della loro vita, di fronte a ingiustizie e persecuzioni, sono state capaci di andare con coraggio in soccorso dei sofferenti, interrompendo così, con un atto inaspettato nel loro spazio di responsabilità, la catena del male.”
Parlare quando il silenzio è la regola. Un primo passo verso una reale educazione civica.
- Dodis – Scheda tematica: Über 22 mutige Rorschacher Schülerinnen einer Mädchenklasse von 1942 (pubblicata nel 2022)
- Gariwo.net – “Le scolare di Rorschach”, Giardino dei Giusti del Mondo
- Intervista a Rosmarie De Lucca, una delle scolare che firmò la lettera
- L’originale della lettera delle scolare sul sito di Atis Storia (in italiano)
Nell’immagine: le scolare di Rorschach