Il popolo ha respinto nettamente l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni». Ma per l'UDC e persino per i partiti di centro che l'hanno combattuta "occorre andare incontro alla minoranza che ha votato sì". E le manovre in Parlamento sono anche altre
Fino alle ore 12 di domenica 14 giugno, giorno della votazione, il risultato sembrava molto serrato. Ma il «no» all’iniziativa dell’UDC è stato poi netto, con il 55 per cento dei voti. Nel corso di un dibattito tra i presidenti dei partiti, il presidente dell’UDC Marcel Dettling ha affermato che il suo partito accetta il verdetto popolare.
Durante la campagna i vertici dei liberali e del Centro, con il loro chiaro «no» all’iniziativa dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni», si erano schierati contro il partito più grande. Ma una volta resi noti i risultati, non hanno sottolineato la loro vittoria. E non hanno certo esortato l’UDC a porre fine alla costante campagna diffamatoria contro i richiedenti asilo e gli stranieri. Al contrario: si preoccupano innanzitutto dell’opinione del 45 per cento che ha sostenuto l’iniziativa dell’UDC.
Per quanto riguarda la legge federale sulla limitazione del servizio civile, il risultato è stato più serrato, poiché il 47,5 per cento degli aventi diritto di voto ha detto «no» alla riduzione del servizio civile, ma nessuno nel campo borghese ha affermato che quella forte minoranza non dovesse essere ignorata.
Il divario tra città e campagna non è poi così profondo
Il presidente dell’UDC Marcel Dettling sottolinea il divario tra città e campagna e ha affermato che le città avrebbero cancellato la campagna. La situazione non è così estrema. I Grigioni e Basilea Campagna sono cantoni rurali: hanno detto «no». Nel cantone di Svitto tutti i comuni hanno approvato l’iniziativa, compresi quelli sul Lago di Zurigo, ma i comuni zurighesi limitrofi di Richterswil e Wädenswil hanno detto chiaramente «no». In molti cantoni i comuni rurali hanno votato «no»; lo stesso è avvenuto in Ticino, ad esempio nei comuni di Malcantone e Onsernone. Le città da sole non sarebbero in grado di prevalere sul resto della Svizzera; per farlo hanno bisogno di una buona parte degli agglomerati.
Gli oppositori borghersi all’iniziativa, nonostante la loro vittoria, nella sessione straordinaria del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati della scorsa settimana si sono avvicinati all’UDC quando si è trattato di limitare il diritto d’asilo. La concessione dei liberali e del Centro è sorprendente, poiché le mozioni dell’UDC non sono compatibili con la Costituzione federale. Inoltre, l’UDC sarà nel prossimo futuro un avversario agguerrito e pericoloso per gli altri partiti borghesi. Pertanto, il PLR e il Centro non possono sostenere l’iniziativa estremista dell’UDC sulla neutralità. Quest’ultima vorrebbe sancire nella Costituzione una neutralità assoluta, che la Svizzera non ha mai praticato e che paralizzerebbe completamente il Consiglio federale.
È inoltre imminente la votazione sugli accordi bilaterali III con l’Unione Europea. In questa controversia, l’UDC parla di «trattato di sottomissione». Il presidente Marcel Dettling ha bruciato in un video la pila di documenti dei trattati. Ciò significa che il partito più forte non è disposto nemmeno a discutere dei trattati. Su tre questioni fondamentali per il futuro della Svizzera, l’UDC ha una posizione nettamente diversa rispetto agli altri due partiti borghesi. Questo sarebbe un motivo sufficiente per prendere le distanze da questo partito. Una Svizzera all’insegna dell’UDC, infatti, è incompatibile con la tradizione liberale dei liberali, che hanno conquistato per noi i diritti civili. E ciò vale anche per il Centro.
La Turchia – uno Stato sicuro?
Le sessioni straordinarie del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati volte a limitare il diritto d’asilo, come quelle della scorsa settimana, sono diventate una routine, senza che ciò venga contestato in seno alle Camere. Un’iniziativa dell’UDC chiede che Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto e Turchia siano riconosciuti come paesi sicuri, come li considera l’Unione Europea.
Il ministro della Giustizia Beat Jans ha spiegato che il termine «paese sicuro» non ha lo stesso significato per l’UE e per la Svizzera. Ciò che conta è se uno Stato protegge o no le persone da persecuzioni illegittime; in questi cinque Paesi non è così. Se la Svizzera definisse questi Paesi «sicuri», ha affermato Jans, verrebbe violato il diritto d’asilo vigente. Per questo motivo ha raccomandato di respingere la mozione. Tuttavia, in Consiglio nazionale, oltre all’UDC, anche i Liberali e il Centro hanno sostenuto la mozione con 119 voti a favore contro i 72 contrari della Sinistra.
Un’altra mozione dell’UDC chiede che alle persone che rappresentano un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico non venga concesso il permesso di soggiorno. Il consigliere federale Jans è d’accordo, sebbene con una riserva. Per i cittadini dell’UE ciò non sarebbe possibile a causa del principio della libera circolazione. Tuttavia, in caso di sospetto, i Cantoni potrebbero richiedere un estratto del casellario giudiziario. In realtà, molti cantoni richiedono già oggi un estratto del casellario giudiziario, motivo per cui ulteriori misure risulterebbero superflue. Contrariamente alla proposta del Consiglio federale, il Consiglio nazionale approva la mozione con 121 voti a favore contro 71.
Espulsione senza verifica della proporzionalità
Contemporaneamente il gruppo parlamentare del PLR chiede l’«inasprimento dell’espulsione per i cittadini di paesi terzi autori di reati». Nei casi in cui i condannati debbano lasciare obbligatoriamente la Svizzera, non vi è alcuna discussione. Laddove l’espulsione non sia obbligatoria, il cantone dispone di un margine di discrezionalità. I criminali non possono quindi essere espulsi in ogni caso, poiché, secondo il consigliere federale Jans, occorre rispettare il principio di proporzionalità sancito dalla Costituzione federale. Anche in questo caso il Consiglio federale è stato smentito e la mozione del PLR è stata approvata con 131 voti contro 63.
Nessun interesse a frenare l’immigrazione tramite le tasse?
Il Parlamento di centro-destra ha avuto ancora una volta la meglio sulla sinistra e sul Consiglio federale. Si tratta di una vittoria che porta ben poco, poiché si tratta solo di cifre esigue. Se si volesse limitare l’immigrazione, bisognerebbe intervenire su quella legata al mercato del lavoro. Se la Svizzera, con la sua bassa pressione fiscale per le imprese e gli stranieri facoltosi, diventasse un po’ meno attraente, meno gruppi industriali si insedierebbero nel Paese e l’immigrazione verrebbe leggermente frenata. Finora non vi sono segnali che l’UDC e gli altri partiti di centro-destra vogliano rendere la Svizzera meno attraente per controllare l’immigrazione.
Nell’immagine: i due esponenti di spicco dell’UDC Marcel Dettling (a sinistra) e Thomas Matter