Più di 100.000 persone hanno marciato nel centro di Londra sotto lo slogan “Unite the Kingdom”, in quella che è stata una delle più grandi proteste anti-immigrazione della storia del Regno Unito
Dalla nostra corrispondente da Londra
L’eco delle proteste di sabato a Londra continua a farsi sentire, alimentando reazioni e preoccupazioni. Un vero campanello d’allarme per il governo laburista di Keir Starmer, già sotto pressione su più fronti. Pur ribadendo il sostegno alla libertà di espressione e al diritto di protestare pacificamente, il premier britannico ha condannato con fermezza le violenze contro la polizia, esplose a fine giornata quando gli agenti hanno tentato di separare due gruppi di manifestanti. Nello stesso momento, infatti, si svolgeva anche un secondo raduno antifascista.
Organizzata dall’attivista di estrema destra Tommy Robinson, la protesta, ufficialmente incentrata su libertà di parola e difesa delle “radici britanniche”, ha riunito attivisti di lungo corso e nuovi sostenitori, con discorsi dai toni nazionalisti e apertamente anti-immigrazione, facendo leva su temi che sono oggi sempre più al centro del dibattito politico britannico, forse più delle questioni economiche.
In strada sventolavano Union Jack, Croci di San Giorgio, ma anche bandiere statunitensi e israeliane. Visibili i cartelli con la scritta “Send them back”, “rimandali a casa”, cappellini rossi in stile MAGA. Tra i relatori, oltre a Robinson e figure dell’estrema destra europea, ha fatto scalpore l’intervento in video-collegamento di Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo e uno degli imprenditori più influenti del pianeta. Con dichiarazioni come “sciogliere il Parlamento” o “fight or die” ovvero “combatti o muori”, il miliardario ha alimentato polemiche e suscitato seri interrogativi su dinamiche sempre più diffuse in tutta Europa: quando la protesta politica oltrepassa il confine con il linguaggio insurrezionalista? E quale ruolo giocano i proprietari di piattaforme digitali, gli influencer globali, nel trasformare l’indignazione in linea, in mobilitazione di piazza?
Gli organizzatori hanno anche più volte invocato l’omicidio di Charlie Kirk, volto e voce della destra statunitense, presentandolo come prova che “l’Occidente è sotto attacco”. La morte violenta viene insomma trasformata in una narrazione da martirio, che fonde dolore e senso di urgenza, agendo da catalizzatore sia per l’affluenza a eventi come quello di sabato, sia per la legittimazione di una retorica più dura, che travalica i confini. L’appello ad una “rivoluzione culturale” suggerisce anche che gli organizzatori vedono la mobilitazione come una spinta verso un riallineamento politico a lungo termine e non una semplice protesta.
Ma allora quanti manifestanti sono venuti per “legittima rimostranza” e quanti motivati da un’ideologia più estremista? Non tutti i partecipanti condividono necessariamente le convinzioni radicali invocate nelle strade della capitale britannica. In piazza c’era anche chi “semplicemente” lamenta un governo incapace di gestire i flussi migratori, chi cerca una risposta simbolica a un senso diffuso di smarrimento e di frustrazione.
Resta la difficoltà di distinguere tra protesta legittima e radicalizzazione, in cui i media giocano un ruolo determinante, eppure anche gli organi di informazione sono polarizzati. C’è chi ha enfatizzato la difesa della libertà di parola, chi ha invece parlato di incitamento all’odio e di minaccia all’ordine pubblico. Interpretazioni che possono modificare la percezione collettiva ed influenzare la risposta politica.
Le domande pesano anche sulle contro-proteste antirazziste e pro-immigrazione: hanno la forza di incidere sul dibattito o rimangono reazioni simboliche? Cosa suggerisce il contrasto nei numeri di chi scende in piazza? La pressione aumenta sulle istituzioni – governo, polizia, tribunali. Come garantire l’ordine pubblico senza comprimere i diritti di manifestazione? Come distinguere tra libertà di parola ed estremismo?
Le possibili conseguenze politiche sono molteplici: dal rafforzamento delle leggi sull’immigrazione e sull’asilo, fino a misure più severe contro discorsi d’odio e radicalizzazione. Più visibili e frequenti diventano queste mobilitazioni, maggiore è il rischio di fratture e di tensioni con le comunità di immigrati. Sapremo presto se quella del 13 settembre sia stata un’onda isolata o l’inizio di una tendenza destinata a consolidarsi. Di certo la manifestazione che ha riunito decine di migliaia di persone ha segnalato un disagio profondo, che non va ignorato.
Nell’immagine: il collegamento, trasmesso in diretta online, fra l’estremista di destra inglese e quello americano