La paranoia da Nobel è pericolosa

NEUROPOLITICA Le invettive di Trump contro la Norvegia per il Nobel della Pace assegnato a «una persona che non conosco» sarebbero state meno rilevanti se non avesse ripetuto in modo petulante e ridicolo che il premio avrebbero dovuto darlo a lui 

Di Fabrizio Tonello, il manifesto

Le invettive di Trump contro la Norvegia per il Nobel della Pace assegnato a «una persona che non conosco» (la giurista sudafricana Navi Pillay) sarebbero state meno rilevanti se non avesse ripetuto in modo petulante e ridicolo che il premio avrebbero dovuto darlo a lui.

Sarebbe stata una cosa pessima ma in un certo senso politica, non mentale. Invece, l’ultimo e straordinariamente verboso post su Truth dell’altra notte è stato l’ennesima manifestazione del suo declino cognitivo. Il che è un problema non solo per i cittadini degli Stati Uniti ma per il mondo intero. I neurologi americani non si sbilanciano pubblicamente perché l’American Medical Association ha adottato da anni la cosiddetta Goldwater Rule, ovvero il principio che i medici non devono esprimere giudizi sui presidenti, o sui candidati alla presidenza, senza averli visitati personalmente.

Il problema si pose nelle elezioni del 1964 quando i discorsi sul possibile uso delle armi nucleari del candidato repubblicano (il senatore dell’Arizona Barry Goldwater) fecero sospettare a molti che fosse mentalmente instabile.

In realtà, chiunque abbia occhi per vedere capisce che Trump è un ottantenne che non riesce a finire le frasi, ha ossessioni senili contro i suoi predecessori Obama e Biden, contro i giudici «sleali» e contro i giornalisti che lo criticano. Soprattutto, non si rende conto delle conseguenze delle sue azioni. Il che, per il presidente di una superpotenza con migliaia di testate nucleari è quanto meno preoccupante.

Gli Stati Uniti non sono in questa situazione per la prima volta: era il 2 ottobre 1919 quando il presidente Woodrow Wilson fu colpito da un ictus che lo lasciò paralizzato e semicieco. Mancavano 17 mesi alla fine del suo mandato e a governare non fu più lui, né il vicepresidente Thomas Marshall, bensì la moglie Edith, il suo medico Cary Grayson e il suo segretario Joseph Tumulty. Dopo qualche mese la situazione di Wilson divenne nota al pubblico ma nessuno osò prendere l’iniziativa di dichiararlo incapace: il 25° emendamento sarebbe stato approvato solo nel 1967, quasi mezzo secolo dopo.

Trump rischia una sorte simile? No, perché non ha (ancora) avuto un incidente cerebrale e perché di certo sua moglie Melania e la capo di gabinetto Susy Wiles non possono e non vogliono sostituirlo. Il suo caso sembra piuttosto quello dei vecchi zii ancora capaci di stare a tavola ma che non ci stanno più con la testa. Dietro le quinte, però, i pretoriani assetati di sangue, da Pete Hegseth a Russell Vought e Stephen Miller ci sono eccome. Un presidente che passa le notti a insultare sui social i suoi veri o presunti nemici politici e si addormenta volentieri durante le riunioni del governo rappresenta una bomba a orologeria.

I paesi occidentali si sono tradizionalmente basati su robusti apparati tecnico-politici nei settori fondamentali: economia, difesa, energia. diplomazia. Nelle primissime settimane del secondo mandato di Trump queste strutture sono state non solo indebolite ma semidistrutte dall’assalto contro quello che lui ed Elon Musk chiamavano spregiativamente Deep State e contro le università. Questo lascia il futuro processo decisionale nelle mani di un presidente megalomane e dei nazistelli di cui si è circondato proprio nel momento in cui il mondo è in preda al riscaldamento globale, al caos geopolitico, all’instabilità finanziaria che potrebbe sfociare in un crack economico senza precedenti.

La storia è piena di re, imperatori e guerrieri che credevano di essere onnipotenti, da Caligola a Napoleone, a Hitler. Nessuno di loro, però, stava seduto sopra il più grande potenziale distruttivo del mondo, il più grande sistema finanziario del mondo e il più sofisticato apparato di sorveglianza del mondo. Mussolini poteva esiliare gli antifascisti a Ventotene e far assassinare fratelli Rosselli ma non poteva emettere sanzioni contro i giudici della Corte Penale Internazionale. Hitler aveva la sua Gestapo ma non aveva 6.000 testate nucleari Trump è già responsabile di crimini umanitari in Africa (l’eliminazione dell’agenzia USAid), di crimini di guerra in Iran e di complicità nel genocidio a Gaza ma nei 27 mesi che mancano alla fine del suo mandato potrebbe fare ben altro: i punti di crisi, dall’Ucraina a Taiwan sono sempre focolai di un potenziale disastro. Senza parlare del teatro della crudeltà messo in scena ogni giorno nei confronti degli immigrati e delle minoranze etniche all’interno degli Stati Uniti. Le settimane e i mesi fino al 20 gennaio 2029 saranno lunghissimi.

Nell’immagine: il dito del presidente Donald Trump a un comizio elettorale all’Oncenter