Naturalmente vale la presunzione di innocenza

Ormai valida non solo in ambito giudiziario, mette tutti al riparo dalle difficoltà come la coperta di Linus 

Immagino, anzi, sono certo che a dicembre coloro che avranno il compito ufficioso di comunicare al pubblico qual è stata la parola più usata nel 2026 non indicheranno un singolo lemma, ma un sintagma: presunzione di innocenza.

Il “caso Zali” non solo ci ha fatto riscoprire più poveri in tutto, ma ci ha anche svelato il vero significato di “presunzione di innocenza”. Il mio vicino di casa (che per molti di voi, ça va sans dire, è idealmente anche il vostro vicino) non bazzica le cronache giudiziarie, figuriamoci le aule dei tribunali. Per cui – non potendo fare a meno di leggere gli articoli sul caso Zali che hanno occupato tutti i canali di comunicazione di massa e ancora continueranno ad occuparli – ha creduto e crede tuttavia che il sintagma “presunzione di innocenza” sia una specie di coperta di Linus:  un oggetto importante, rassicurante per chi scrive o parla di una cosa che potrebbe far male, quindi è necessario proteggersi. Secondo Linus è proprio quella copertina a metterlo al riparo dalle difficoltà e a renderlo tranquillo anche nelle situazioni più ruvide.

La nostra attuale classe politica non andrà sicuramente in Paradiso e nemmeno nel consolante Purgatorio. Finirà nell’Antinferno perché, come sappiamo da Dante, lì ci stanno tutti coloro che non hanno mai avuto idee proprie, ma si sono solamente schierati con il più forte o, aggiungo io, col nulla.

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

Invece sarebbe utile «ragionar di loro» e non guardare e passare oltre. Lo dovrebbero fare i responsabili dei partiti, le famose “direttive”, coloro insomma che hanno la responsabilità di allestire le liste dei candidati a occupare seggi negli organi esecutivi e legislativi nelle prossime votazioni cantonali, federali e comunali.

Se “lo stato di salute del Paese” è quello che è, cioè pietoso (basta qui accennare agli ultimi sconcertanti avvenimenti, dall’ “arrocchino” al “caso Zali”, alle remunerazioni paperoniane generosamente elargite ai membri dei consigli di amministrazione delle società “partecipate” o parapubbliche luganesi), non dobbiamo incolpare lo Spirito Santo, ma l’insipienza dei dirigenti di partito, che una volta venivano chiamati i manovratori di Palazzo.

Enrico Berlinguer un giorno disse che « i partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela». Il guaio è che nel nostro ‘oggi’ si sta peggio dell’ ‘oggi’ berlingueriano: come dire che al peggio non c’è fine. E volendo concludere con le citazioni dico, con Platone, che «il prezzo pagato dalla brava gente che non si interessa di politica è di essere governata da persone peggiori di loro».

Naturalmente, per tutti coloro che si sentono toccati leggendo queste righe, vale la presunzione di innocenza.

E ad aprile del 2027 che Dio (o chi per lui) ce la mandi buona!

Nell’immagine: le anime dannate si imbarcano per attraversare l’Acheronte