Come Daniel Ortega e la moglie non temono di far la fine di Maduro: sempre attentissimi a non irritare il tycoon americano
Dopo i primi rilasci in Venezuela anche in Nicaragua sono stati scarcerati una ventina di prigionieri politici (pur relegati agli arresti domiciliari) in coincidenza del 19° anniversario di Daniel Ortega al potere. In realtà poco prima l’ambasciata degli Usa a Managua aveva emesso un intimidatorio comunicato nel quale auspicava il rilascio di “60 persone ingiustamente detenute o desaparecidas”. Al contempo la Sezione Affari dell’Emisfero Occidentale del Segretario di Stato Marco Rubio ammoniva che “nel 2006 i nicaraguensi non avevano votato per una dinastia vitalizia”.
Sta di fatto che la relativa marcia commemorativa è stata cancellata per evitare che suonasse come manifestazione anti-Trump. Il regime di Ortega e della sua consorte/copresidente Rosario Murillo ha così invertito l’iniziale tendenza a condannare il blitz di Caracas con gli arresti di decine di dissenzienti che si erano rallegrati per il sequestro di Maduro.
L’orteguismo si sente assai insicuro al suo interno. Dopo aver espulso dal paese i leader di tutte le frange dell’opposizione (in particolare i sandinisti democratici) e perseguito nelle forme più impensabili la chiesa cattolica locale, la folle Murillo (di fatto unica governante) ha operato nello scorso anno una serie di purghe fra i più stretti collaboratori del sempre più decrepito marito. A cominciare dal suo segretario personale Nestor Moncada, nonché dall’ex membro dell’antica Dirección Nacional della Rivoluzione Sandinista, Bayardo Arce. Tutti finiti in galera. Mentre nel confinante Costarica è stato assassinato il maggiore “traditore” dell’esercito Roberto Samcan. Per non parlare del fratello di Daniel, l’ex storico dirigente e ministro della difesa generale Humberto Ortega, lasciato morire sotto sorveglianza nel suo domicilio nel 2024.
Il clan degli Ortega non ha mai avuto particolari dissidi con l’inquilino della Casa Bianca, neanche durante il suo primo mandato. Dopo la rivolta popolare repressa nel sangue nel 2018 Trump alzò la voce ma Ortega lo rassicurò garantendogli che ci avrebbe pensato lui a controllare quei “giovani ribelli”. E, salvo qualche minima sanzione, nulla accadde. Di lì in poi Ortega badò a non importunare Trump (casomai a compiacerlo) dirottando il transito della cocaina più verso l’Europa e soprattutto arginando il flusso migratorio che proveniva da Panamà. Salvo poi, con Biden, avviare il business di ricevere aerei charter di migranti provenienti da Marocco e Libia per poi indirizzarli verso nord. Flusso da subito reinterrotto per non irritare il rieletto tycoon.
Per il resto l’antimperialismo della coppia presidenziale si è ridotto a puro slogan comparato a Cuba o al “bolivarismo” originario di Hugo Chavez; a cui il Nicaragua ha “succhiato” sempre più opportunisticamente il petrolio.
D’altro canto il Nicaragua di oggi ha l’enorme vantaggio di non contare nulla e al contempo di essere dipendente dagli Usa per il 50% delle sue esportazioni e soprattutto per le rimesse del quasi un milione di nicas emigrati negli States; entrate che tengono in piedi la martoriata economia locale. Certo Trump ha imposto al Nicaragua dazi del 18%. Ma la più volte paventata espulsione dal Trattato di Libero Commercio con i paesi dell’istmo centroamericano (Cafta) non si è mai concretizzata.
Russia e Cina poi, al di là dei solenni rapporti formali, contano proprio poco, salvo forse qualche miniera d’oro data in concessione a Pechino.
Il Nicaragua è dunque sempre più isolato internazionalmente. Alla “papessa” Rosario Murillo importa solamente il suo Padre Celestial; nulla della geopolitica se non in funzione del proprio potere assoluto. Mentre all’interno del Nicaragua campeggia la foto della folta famiglia Ortega diffusa l’8 dicembre scorso per la festa della Purissima (Immacolata Concezione). Dove manca però Zoilamerica, da anni riparata all’estero per aver denunciato il “padrastro” Daniel di abusi fin da piccola; ma sconfessata dalla madre Rosario.
Ha ragione l’ex comandante guerrigliera Dora Maria Tellez, oggi in esilio in Spagna: “Dopo la cattura di Maduro gli Ortega, figli compresi, non dormono la notte neanche col più soporifero dei sedativi; non possono fidarsi di nessuno, men che meno a casa propria”.