TERRA SANTA Il Cardinale Pizzaballa lo dice oggi – chissà, forse in cuor suo l’avrà sperato in passato: «Il Papa verrà a Gerusalemme»
Di Roberta De Monticelli, il manifesto
I papi credono in Dio? Ecco, io credo di sì, ma la prova è facile. Non c’è obiezione relativa che tenga di fronte all’assoluto. Intendo, il bene, appunto, ab-solutus, “sciolto” da ogni vincolo di convenienza e opportunità, assolto da ogni umano “realismo”, o cinismo che dir si voglia.
E allora? Il Cardinale Pizzaballa lo dice oggi – chissà, forse in cuor suo l’avrà sperato in passato: «Il Papa verrà a Gerusalemme». Ecco, la domanda qui sarebbe: e cosa aspetta? Si può arrivare a un dismisura di male più grande di questa, dove non è più un uomo ad essere issato sulla croce, ma un intero popolo, e non da tre anni ma da tanti e tanti di più, però con un’impennata oggi di ferocia, impudenza, impunità e sfrontatezza che fa impallidire Caligola e Nerone, Attila e il Gengis Kahn, e anche i regimi totalitari del Novecento almeno in un aspetto inconfutabile: che oggi la legge – internazionale – da violare c’è, chiarissima. Che prima non c’era. Calpestata, triturata, oltraggiata. Mentre viene smantellato l’ultimo residuo di Onu – di Unrwa – a Gerusalemme Est, il Qualandia Training College, che formava ai mestieri tecnici migliaia di giovani palestinesi a Kafr ‘Aquab, quartiere povero già separato da un muro dalla Città Santa. Mentre l’ultimo simbolo di un filo fra la terra e il cielo – gli aquiloni dei bambini di Gaza – viene strappato dalla democrazia israeliana con voto alla Knesset. Mentre gli sfollati degli ultimi mesi in Cisgiordania superano le quattro decine di migliaia, mentre le aggressioni a mano armata coloniale e supporto militare governativo impazzano da Hebron a Betlemme, mentre il sangue stilla ogni giorno dal corpo dei milioni crocefissi a Gaza.
E cosa aspetta questo Papa a andare a Gerusalemme? Dicono che Francesco non ci sia andato perché era malato. Ma Leone è sano come un pesce, riesce perfino a andare a Rimini. Dice: ma poi che ci fa a Gerusalemme? Come: va a rappresentare il Cristo di cui è vicario, no? Dice: Ma allora poi Israele toglie il permesso di soggiorno ai Francescani della Custodia di Terra Santa…. E allora? Ammesso che un governo coloniale pur efferato riesca a scalzare dalla Terra Santa un’istituzione che è là dal Rinascimento, non sarebbe uno scandalo utile a svegliare la coscienza anestetizzata del mondo? Dice: ma sono capaci di ucciderlo, il Papa, se va a Gerusalemme.
E allora uno perché fa il Papa, perché viene chiamato dallo Spirito Santo a testimoniare il Cristo, se dovesse mai bastare quest’obiezione? Quanti, quanti di noi vorrebbero andarci, a dire ai criminali di Tel Aviv in faccia quello che si meritano – oh, altro che mercanti nel Tempio! – ma la veste bianca, l’incommensurabile potenza di una voce che si ripercuote su tutti i media del mondo appena si lasci sfuggire un sussurro – no, non ce l’abbiamo, e non serviremmo a niente, ci ammazzerebbero per nulla. Non saremmo, noi, come Cristo in croce.
E allora lui che può, che deve, la vista del quale – là, vicino al sepolcro vuoto – farebbe alzare e dispiegare in tutti i continenti le vene della speranza, un’immensa, vibrante, universale Sumud Flottilla bianca come la sua veste – lui cosa aspetta, ad andare a Gerusalemme?
Ma i papi ci credono, in Dio?

