Sanzioni ai coloni, la svolta di Londra e altri undici Paesi

CAMBIO DI PASSO Stop ai prodotti dagli insediamenti, ma la misura potrebbe colpire anche le banche 

Di Leonardo Clausi, il manifesto

«Il governo britannico riconosce che contro i palestinesi dei territori occupati ci sia pulizia etnica perpetrata da “coloni terroristi”. Da tempo sostiene che gli insediamenti siano illeciti ma ha taciuto sull’illegalità dell’occupazione nel suo complesso». Così il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband ieri ai Comuni, in un intervento che senza iperbole potrebbe definirsi storico. E che si allontana anni luce dalla posizione dell’ex premier Keir Starmer, il quale, subito dopo il 7 ottobre, sostenne in un’intervista radiofonica che a Gaza fosse lecito togliere acqua ed elettricità a Gaza.

Continuava Miliband: «Oggi annuncio che la posizione ufficiale del governo britannico è che l’occupazione sia illegale, la nostra non è soltanto una tardiva presa d’atto della realtà. Il governo ritiene che l’illegalità dell’occupazione debba riflettersi nei rapporti economici che scegliamo di avere con i territori occupati. Non credo che il popolo britannico voglia che sosteniamo l’occupazione accettando prodotti dagli insediamenti nei negozi e nei supermercati. Per questo annuncio da oggi la loro messa al bando». Le misure comprendono anche azioni ai danni di specifiche imprese e individui che forniscono servizi di edilizia, infrastrutturali, e immobiliari che riguardino l’espansione degli insediamenti. Anche le banche israeliane potrebbero esserne sostanzialmente lese.

IL TITOLARE DEGLI ESTERI sente il polso del paese: il divieto gode di ampio consenso a livello nazionale, come emerge da un nuovo sondaggio condotto da Opinium e pubblicato dall’European Council on Foreign Relations citato da Middle East Eye. Il 46% degli adulti britannici è favorevole al divieto di commercio con gli insediamenti; solo il 18% si dichiara contrario. Donde la più dura presa di posizione di Londra nei confronti dell’occupazione israeliana dei territori occupati in generale. E, in particolare, del progetto abitativo per 3.400 alloggi denominato E1, che finirebbe per tagliare in due la Cisgiordania rendendo di fatto impossibile la soluzione due popoli/due stati sostenuta ufficialmente dal Regno Unito fin dalla fine degli anni Novanta.

È DUNQUE QUESTO IL CAMBIO di passo da tempo annunciato che il neopremier Andy Burnham intendeva imprimere ai rapporti con Israele, uno dei più stretti alleati del Regno Unito. Il paese fa parte di un drappello che comprende altri 11 Paesi: Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia in un’iniziativa che lo vede agire di concerto soprattutto con il francese Macron e il canadese Carney. Un coro coperto dall’assordante silenzio dell’Italia e dell’Unione Europea. Le misure erano state annunciate all’alleato americano dal premier Andy Burnham lunedì, durante una telefonata con Donald Trump. Con Benjamin Netanyahu, fin dal suo insediamento, lo scorso luglio, Burnham non ha mai parlato. Quanto all’ex leader Labour Ed Miliband, di famiglia ebraica polacca fuggita in Gran Bretagna per scampare alla Shoah – figlio del compianto Ralph, fratello del deplorevole David – si è beccato la solita accusa di antisemitismo dall’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee, che ha minacciato dolorose ritorsioni commerciali.

SI TRATTA PUR SEMPRE di sanzioni-bazzecola rispetto ai pervasivi rapporti militari, commerciali, e di intelligence fra i due paesi. Che mantengono saldi legami diplomatici, con il Regno Unito che fornisce a Israele componenti per gli F-35; che totalizzano circa sei miliardi di sterline in bilaterali commerciali; che hanno contiguità spionistica. I carrarmati britannici traboccano di tecnologie israeliane, Londra importa imponenti quantitativi di farmaci da Tel Aviv. Secondo Bloomberg, poi, «le relazioni diplomatiche fra la Gran Bretagna e Israele resteranno grossomodo le stesse». Fatto sta che ieri il traffico aereo a Heathrow e Gatwick si è «sincronicamente» interrotto, ufficialmente per un glitch nel software gestionale dei voli denominato Nats, ma chi pensa male ha ipotizzato un intervento di hacking punitivo israeliano.

L’ANNUNCIO DI MILIBAND rispecchia comunque la new wave di Andy Burnham nelle relazioni Uk/Israele. Il “manchesterista” Burnham – al momento ancora graziato nei sondaggi dalla nemesi giudiziaria di Nigel Farage – sa fin troppo bene quanti seggi laburisti settentrionali fossero in bilico alle ultime politiche, vinte da Starmer a causa dell’israelianismo roccioso del predecessore. E ci tiene a non perdere le suppletive londinesi di Holborn e St Pancras – seggio reso vacante dal ritiro parlamentare dello stesso Starmer – che potrebbe finire nella saccoccia di un altro ebreo antisionista, il leader verde Zack Polanski, a inizio ottobre.

Nell’immagine: coloni israeliani