Se la xenofobia diventa calamita del malcontento

Il bersaglio dei gravi disordini in Sudafrica resta l’immigrazione, anche se a migliaia gli immigrati hanno comunque già lasciato il paese. In realtà il disagio ha radici più profonde 

Il timore di gravi disordini, con saccheggi e violenza a tutto campo, si è, per fortuna, ridimensionato. Il massiccio spiegamento delle forze dell’ordine, pubbliche e private, ha contribuito a contenere le fasce più radicali dei movimenti „March and March“ e „Operation Dudula“ , con gli inevitabili facinorosi che approfittano dei disordini.  Così son o stati evitati gli eccessi del 2021. Non sono mancati, è vero, casi di saccheggio e almeno 4 morti. A mantenere le cifre relativamente basse ha contribuito probabilmente anche il fatto che dall’inizio dei movimenti di protesta sono già stati rimpatriati circa 25’000 immigrati.

Il sentimento xenofobo non si è però ancora placato, tant’è vero che la figura di spicco di questo movimento, Jacinta Ngobese-Zuma, ha già annunciato che continuerà ad organizzare una dimostrazione di protesta ogni settimana fino a quando non saranno soddisfatte tutte le richieste, la più importante delle quali è il completo rimpatrio di tutti gli immigrati illegali. Quindi, la marcia del 30 giugno non ha chiuso il capitolo dell’ostilità nei confronti degli immigrati, che manterrà il potenziale per ulteriori azioni di protesta. Gruppi di autoproclamati vigilanti continuano comunque ad importunare e minacciare gli immigrati rimasti, in particolare i proprietari di negozi e spacci di alimentari locali, i cosiddetti «spaza shops », attivi soprattutto nelle townships, le zone urbane più povere.

Tutto ciò fa pensare che la vasta partecipazione di movimenti e di partiti che reclamano ognuno qualcosa a proprio favore suggerisce che, come anche pubblicamente dichiarato dal Ministro della Polizia, Firoz Cachalia, dietro la facciata xenofoba vi è una dimensione politica. Infatti nel prossimo novembre si terranno le elezioni regionali.

Il Presidente Cyril Ramaphosa non si stanca, da parte sua, di condannare l’ostilità nei confronti degli immigrati e ricorda che spesso queste ostilità sono accompagnate da faide tribali fra gli stessi sudafricani. Il controllo degli immigrati e il loro eventuale rimpatrio resta, come dice il Presidente, compito esclusivo del governo, e non della strada.

Ciò non cambia il fatto che la xenofobia ha avuto, una volta di più, funzione di valvola di scarico di un vasto malcontento, dovuto in larga parte all’incapacità e la corruzione endemica, soprattutto delle municipalità del paese che non sono oramai più in grado di fornire alla popolazione i servizi essenziali.

Nell’immagine: una marcia di protesta contro l’immigrazione clandestina a Johannesburg, il 29 aprile