Si abbia il coraggio di andare fino in fondo

Un commento a margine delle parole pronunciate dal presidente Dadò davanti al Comitato cantonale del Centro 

«Quanto abbiamo visto in questi mesi non è nient’altro che il risultato del degrado che per decenni ha sdoganato quasi senza ostacolo l’insulto, il dileggio e l’arroganza muscolosa nell’esercizio del potere quale metodo “normale” e sistematico nel dibattito politico e nella condizione della cosa pubblica, oggi spudoratamente gestita da alcuni come se fosse cosa propria. In questi anni si è permesso per paura, quieto vivere e persino torna conto personale, al malandazzo e alla sguaiataggine di attecchire, dilagare e prender casa all’interno delle istituzioni. […]. Questo ha finito per abbassare ampiamente l’asticella del tollerabile; ha reso accettabile e normale, nell’opinione pubblica e nelle istituzioni, l’inaccettabile e l’anormale. In questo modo abbiamo abbassato le difese nel paese, che è stato anestetizzato e che ha finito per non sentire più il dolore- […]. Le responsabilità principali di preoccupante degrado le hanno coloro che hanno promosso e continuano a promuovere queste modalità da quarto mondo, che non hanno nulla a che fare con la nostra cultura e con i valori che ci hanno trasmesso i nostri antenati. Queste persone hanno nome e cognome; alcune sono conosciute, sono vive e altre defunte. […]. Proprio coloro che promettevano urbi et orbi di voler combattere il tavolo di sasso, hanno finito per confondere lo Stato (che è esclusivamente proprietà dei cittadini) con la propria credenza di casa, dalla quale servirsi a piacimento, loro e i loro amici» («laRegione», 3 settembre).

Queste sono le dure, ma giuste parole dette ieri (2 settembre) da Fiorenzo Dadò al Comitato cantonale del Centro riunito a Bellinzona. Parole che condivido, una per una. Mancano però i nomi «delle persone» responsabili di questo «preoccupante degrado», i nomi di coloro che «hanno promosso e continuano a promuovere queste modalità da quarto mondo».

È facile immaginare che il presidente Dadò parlasse della Lega e del “Mattino della Domenica”. Perché non dirlo apertamente? Anche questo ‘tacere’ contribuisce al degrado culturale o, se vogliamo essere terre à terre , alla maleducazione, alla villania, alla insolenza in cui è precipitato il nostro Paese. Il quale forse potrà consolarsi, visto il sito che ospita questo mio breve scritto, con l’espressione latina Commune naufragium omnibus solacium, cioè “Un naufragio collettivo è un sollievo per tutti”.

Insomma: giusto denunciare, anzi è sacrosanto, ma si abbia anche il coraggio di farlo bene, andando fino in fondo (intendo: fino in fondo alla decenza, non alla indecenza). Come ci ricordava Max Frisch ci vuole Zivilcourage.

Nell’immagine: Fiorenzo Dadò in una recente apparizione al Quotidiano (RSI)