Non solo gravi violenze e “miliziani” autogestiti, ma anche emergenza umanitaria e crisi economica
Quella che doveva essere un’ondata xenofoba volta a costringere centinaia di profughi illegali a lasciare il paese è ora diventata una crisi umanitaria.
Il tutto è cominciato con la creazione di un movimento civico che si è dato il nome di March and March, il cui scopo era di esigere dal governo l’espatrio degli immigrati illegali, e che si diceva apolitico. Ma, come era da prevedere, si sono puntualmente accodati approfittatori e facinorosi di vario tipo, che al di là della protesta hanno scelto di fare ricorso alla intimidazione e alla violenza. Gruppi di autodesignati vigilanti hanno orchestrato controlli in fabbriche e imprese, costringendone addirittura alcune alla chiusura. Nemmeno le township sono state risparmiate, con marce di protesta cominciate pacificamente e degenerate in violenza e atti di vandalismo.
La conseguenza è stata, in tanti casi, una fuga disordinata e caotica. Come a Musina, località a pochi chilometri dal confine con lo Zimbabwe, dove è stato creato un centro di raccolta allo scopo di gestire il flusso di gente in partenza per il loro paese di origine. Il centro, seppure munito di tendoni capaci di accomodare fino a 4 mila persone, non è stato in grado di far fronte alla fiumana di persone. A Musina mancano viveri, acqua, servizi igienici.
In aiuto sono accorse diverse organizzazioni non governative che cercano di ovviare ai più urgenti bisogni. Una lotta senza fine, perché l’afflusso di emigranti da altri campi chiusi di recente non diminuisce. Si cerca ora soprattutto di evitare lo scoppio di epidemie. Una crisi umanitaria che chiama in causa il governo e in particolare l’ANC, il partito di Mandela, accusato di aver tollerato l’immigrazione incontrollata e di non aver preso alcun provvedimento per gestire questa grave situazione.
C’è da prevedere che questa nuova ondata xenofoba con tutte le sofferenze che crea non risolverà nessuno dei problemi economici che sta attraversando il paese.
Difatti, le statistiche mostrano che gli immigrati contano solo per il 4,1% dell’intera popolazione e creano più posti di lavoro di quelli che tolgono. Inoltre, negli ultimi due anni più di centomila immigrati sono stati costretti a lasciare il paese senza per altro che ciò riducesse l’immigrazione. Resta il sospetto che gli xenofobi di oggi abbiano, come quelli del passato, nuovamente sbagliato bersaglio. Sarebbe ora che il governo faccia piazza pulita della corruzione e incompetenza che hanno, tra le altre cose, mandato in sofferenza più della metà di tutte le municipalità sudafricane. Una bomba a orologeria della quale avremo sicuramente modo di parlare prossimamente.
Nell’immagine: il centro di raccolta di Musina