Tafazzi? Un dilettante

Ve lo ricordate? Al celebre personaggio televisivo piaceva, come ai ticinesi, diciamo… farsi male da solo 

Un giorno sicuramente sociologi, psicologi e studiosi di discipline affini si chineranno sul caso dell’elettore medio ticinese, l’unico che riesce al bar e sui social (oramai simil cosa) a protestare e lamentarsi per 364 giorni l’anno della classe politica per la sua inefficienza, insipienza e incapacità, ma che quando è chiamato ad agire…

Emblematico il risultato delle votazioni cantonali di questo fine settimana. Martellato da anni con previsioni catastrofistiche sullo stato delle finanze cantonali e vessato da un continuo rodersi del suo potere di acquisto, degli aiuti sociali e da altre robette che comunque influiscono in negativo sulla sua qualità di vita, i cittadini votanti avevano l’occasione non di raddrizzare la situazione, ma per lo meno di non farla ulteriormente peggiorare grazie al prevedibile aumento del gettito fiscale dovuto all’aumento delle stime degli immobili.

Senza dimenticare la norma cui l’iniziativa si è opposta con successo era una correzione, non integrale e molto tardiva, a una situazione di privilegio di cui ha goduto e di conseguenza godranno ancora i proprietari immobiliari da decenni.

Ebbene, contro ogni logica hanno tafazzianamente detto di no, seguendo così a stragrande maggioranza (74%) le parole d’ordine di quella classe politica che i rimanenti giorni considera imbelle ed esecrabile. Misteri insondabili della psiche umana.

Per gli ambienti economici e i politici ad essi legati un doppio colpo: un anno fa l’abolizione del valore locativo decisa da un popolo a stragrande maggioranza di inquilini (conseguenze stimate sulle entrate di Cantone e comuni, diverse decine di milioni in meno), oggi la neutralizzazione degli effetti dell’aumento dei valori di stima. Uppercut, gancio al mento e probabile ko.

Così quello che nel futuro ci aspetta lo ha già annunciato Cristina Maderni, granconsigliera PLR e vicepresidente della Camera di commercio dell’industria e dell’artigianato del canton Ticino, secondo la quale adesso “dobbiamo impegnarci nel risparmio a livello del Cantone”. Facile immaginare quali saranno i settori e i dipartimenti toccati.

Tuttavia una volta tanto dobbiamo concordare con il consigliere nazionale UDC Paolo Pamini, che ha spiegato che “il popolo ticinese ha un problema di potere di acquisto”, per cui “chiede aiuto”. Avesse tuttavia una buona volta la cortesia di spiegare a noi tutti come riuscirà a darglielo senza risorse, ossia soldi, dunque entrate fiscali per lo Stato e stipendi per lo meno in linea con la media nazionale peer i lavoratori, gliene saremmo estremamente grati.

Tutto come previsto anche per l’altro tema in votazione, l’introduzione di un’assicurazione per le cure dentarie: pensare che in un periodo economico come questo e con la spesa sanitaria alle stelle la maggioranza votasse per un’ipoteco aumento di costi e spese, è stato e si è dimostrato velleitario.

Resta il grande mistero dell’elettore medio, che una proposta che per lo meno aveva il pregio di introdurre una forma di aiuto la boccia al 70%, l’altra che invece sottraeva allo Stato, dunque a tutti noi, ancora più mezzi per fare quello che istituzionalmente deve la approva in modo ancor più netto. Tafazzi? Un dilettante al confronto.