“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo” (Pier Paolo Pasolini). Da una ricca collezione di cartoline postali raffiguranti stadi grandi e piccoli sparsi nel mondo è nato un libro originale, singolare, emozionante. Presentato stasera (ore 18.00) alla Biblioteca cantonale di Bellinzona
Dapprima il calcio, praticato da ragazzo, con buoni risultati, nel Locarno, nel Vallemaggia e nel Bellinzona, dove – dice – “ho segnato una montagna di gol”); poi, a 16 anni, quasi per caso, un viaggio che lo porta fino in Brasile, dove il futebol si gioca sulla spiaggia, senza l’assillo dei risultati e della prestazione, per divertimento, con i ragazzi di strada, tra una nuotata e l’altra. Il pallone lo avrebbe trovato sul posto: dal Ticino l’adolescente Stefano Mussio (nato il 15 giugno 1968) mette in valigia un apparecchio fotografico – una vecchia Minolta a pellicola – con la quale comincia a scattare. La fotografia lo conquista e ne cattura l’interesse: il calcio continua a giocarlo, ma il maggiore impegno lo dedica ai paesaggi, ai volti, ai profumi che incontra e traduce in immagini.
Il papà è friulano, di Casarsa della Delizia (il paese natio di Pier Paolo Pasolini, anch’egli non solo appassionato di calcio, ma grande calciatore dilettante fino alla fine dei suoi giorni); la mamma sangallese. Lui, dunque, è figlio di due radici culturali e di due emigrazioni incontratesi nel Ticino degli anni ’60. Ben presto Stefano subisce la separazione dei genitori, che segna in lui un trauma profondo. “La mia famiglia era diventata la squadra di calcio” dice in una lunga intervista a Patrick Mancini grazie a cui ho “conosciuto” (parola grossa) l’autore di un libro decisamente ricco e insolito, di cui dirò tra poco.
Oggi Stefano Mussio ha 58 anni e vive a S. Antonio in Val Morobbia, ritirato anche se non eremita. Ascoltando l’intervista appena citata, percepisco che la piega che il mondo ha preso non gli piace per nulla, che le logiche di potere dominanti, il peso assunto dai soldi, dall’economia e da una tecnologia votata al profitto gli sono indigesti. Lo stesso titolo di questo volume allude, forse non del tutto involontariamente, a un “mondo nel pallone”…
Stefano ha scelto di dettare tempi e ritmo della sua vita, e in questo senso, dopo avere lavorato per Le Temps, Cooperazione, il Locarno Film Festival, pubblicato diversi volumi. Il primo, con Aquilino Gnesa, nel 1993, sulla Valle Verzasca. Poi Luoghi comuni, luoghi inospitali, sui clichés e i pregiudizi che vengono riservati a rifugiati e richiedenti asilo. Negli anni del Covid e del post Covid, non disdegna di occuparsi di agricoltura e ha imparato a (ri)costruire preziosi muri a secco. “Ormai sono tutti fotografi”: altra frase significativa da lui pronunciata, sempre nella stessa intervista, tra impotenza e rassegnazione.
Ma torniamo al calcio: sin da giovanissimo, Stefano inizia a collezionare vecchie e nuove cartoline postali che raffigurano gli stadi del mondo, in cui sogna, un giorno, di giocare. Poi, una ventina d’anni più tardi, se ne priva rivendendole.
Ormai adulto, riprende a calciare un pallone partecipando a un torneo amatoriale organizzato dal Centro Sociale Il Molino di Lugano e lì segna, di testa, il gol decisivo che permette alla sua squadra di passare il turno. L’antica passione non lo ha abbandonato, nonostante la vita lo avesse portato, nel frattempo, a girare il mondo intero, quasi sempre con pochi soldi in tasca.
La clessidra del tempo non si ferma. Un giorno, in un’edicola di Genova, lo sguardo gli cade su una cartolina raffigurante il Luigi Ferraris, lo stadio inaugurato nel 1911 dove ancora oggi giocano il Genoa e la Sampdoria.
Dopo il colpo di testa vincente, un colpo al cuore: si riaccende l’amore per le cartoline, a colori, in bianco e nero, illustrative o grafiche, non però solo per quanto raffigurano, ma anche per i testi/messaggi sul retro che le rendono testimonianza istantanea di momenti che, per chi le ha scritte e spedite, sono stati emozionanti o irripetibili. Stefano quelle cartoline ricomincia a raccoglierle. Oggi ne possiede circa 4 mila: il dèmone (controllato) del collezionismo lo porta a frequentare portali come eBay, ma anche mercatini e qualche asta, purché il prezzo resti ragionevole.
Altra svolta, forse la più importante: alla fotografia e al collezionismo Mussio aggiunge ora la pratica della scrittura, della ricerca e dell’approfondimento a tutto campo, che ha portato, nel novembre 2025, alla pubblicazione del libro, Cari saluti dal mondo nel pallone. Cartoline dai campi di calcio. Un atlante illustrato, che viene presentato questa sera alle ore 18 alla Biblioteca cantonale di Bellinzona.
Il volume, Stefano lo ha amorevolmente dedicato a Tinke, la sua cana deceduta nel 2024 che “negli ultimi anni della sua straordinaria vita libera si è dovuta sorbire ore e ore di ricerca delle cartoline e intense riflessioni di scrittura, guardandomi perplessa e rassegnata invece di trascorrere altri attimi felici nel bosco e sulle cime. Scusa amore. Eri un’olimpionica a rincorrere e mordere ogni tipo di palla”. Commovente e straordinario!
Impossibile, se non avendolo tra le mani, apprezzare il valore di questa pubblicazione: ognuna delle centinaia di cartoline raffigurate e commentate documenta un luogo di aggregazione, un’opera edìle (i grandi stadi firmati in tutto il mondo da maestri dell’architettura), una situazione, un clima, un diverso modo di vivere in società costruendo delle comunità attorno a una squadra o a un pallone.
Tra i molti testi assai ben scritti che accompagnano le singole cartoline in un gioco in cui la parola e l’immagine si illustrano e si completano a vicenda, uno dei più significativi per capire l’intero progetto – in cui il pallone è metafora della vita e il campo di calcio metonimia di un’esistenza – è quello dedicato al Campo sportivo di Novi Ligure (pp. 77-78): “Le acrobazie di un pallone possono essere totalmente imprevedibili e non si esauriscono al termine del suo moto ondulatorio o rettilineo. Il calcolo matematico di tutte le varianti possibili per definire la sua traiettoria prosciugherà ogni fonte di energia del pianeta; quindi, è decisamente meno faticoso e più ecologico lasciarsi cullare dalla sua magia e farsi sorprendere dagli eventi che genera, anche fuori dal campo da gioco. Infatti, il mio interesse per il gioco del calcio, nato in tenera età, mi ha regalato l’ebbrezza di realizzare dei gol anche senza volerlo e mi ha spinto a raccogliere cartoline degli stadi, preferibilmente non spedite”, scrive l’autore. Che così prosegue, raccontando sé stesso: “Vendetti tutte le mie cartoline e cominciai a praticare il football solo per divertimento e molto saltuariamente. Ma, come usa fare un boomerang col suo percorso, il tempo può giocare a nostro favore tanto da farti tornare alla giovinezza, con incredibili risvolti e magici regali camuffati con nuove e importanti conoscenze. Infatti, vagando nel pozzo senza fondo della cosiddetta intelligenza artificiale, ripescai, dopo oltre vent’anni in cui era stata lontana da casa, la prima cartolina della mia evaporata collezione che raffigurava lo stadio di Udine e mi era stata spedita nel 1980 all’indelebile indirizzo dei tempi andati. Il suo lungo soggiorno in Francia mi costò 5 euro”.
Tutto il libro di Stefano Mussio (completato da una solida bibliografia e dall’indice delle singole cartoline e fotografie) è caratterizzato dalla compresenza di cartoline e testi, da un lato, e dalla capacità di scrittura di colui che le commenta.
Ci sono anche, in una foto degli anni ’50, Lugano e lo Stadio di Cornaredo, vuoto e senza pubblico. “Nell’immagine del signor Combin non si percepisce, gradevolmente, nessuna anima viva né alcun volo di libellula. Le linee geometriche del visibile sono perfette. La corsa della vita dei 100 metri appare senza fine e ben delimitata a nuovo. Nell’ombra oscura di pieno giorno la copertura della tribuna forma un’onda pronta a spazzar via il Monte San Salvatore sullo sfondo. Un’immagine surreale, in cui l’annunciata tragedia edilizia futura incombe dietro l’angolo sotto il sole splendente. Questa cartolina della Lugano bella, mai spedita e fresca di stampa passata, nacque già fissata per futura onoranza funebre (…). Addio Lugano bella. Ci lasceremo stupire da quella Lugano futura ed europea col nuovo stadio dalle mille risorse, da salutare subito con una nuova cartolina, forse solo digitale. Buongiorno e buonanotte Lugano, grigia o colorata, bella o brutta che tu sia”.
La tempra di Mussio permette a ognuno di ritrovarsi per qualche aspetto, qualche flash, qualche ricordo lontano; le singole schede sono assai evocative, a tratti sobriamente malinconiche, accomunano privato e pubblico, familiare e universale. L’amore per quanti – umani o animali – con noi hanno condiviso un pezzo importante di strada e quello per una passione o una squadra: la squadra che, non a caso, definiamo del cuore.
- Il sito di Stefano Mussio
- «Io, tra malinconia e cartoline uniche» (incontro di Tio.ch)