Liste e listarelle in vendita per le prossime elezioni cantonali
Confesso: sono un alieno, un estraneo a questo esercizio della politica. Soprattutto quando essa si nutre di frasi tipo «Le persone ci chiedono di occuparci dei loro problemi e non dei problemi della politica», o delle solite promesse di chi – parcheggiato il fondo schiena sulle poltrone del Gran Consiglio grazie a una smilza percentuale di 3 virgola qualcosa – crede di poter entrare, col prossimo giro di giostra, nell’esecutivo cantonale per risolvere i «problemi che incidono ogni giorno sulla vita delle persone».
Promettere non costa niente (ricordate il signore che promise solennemente “un milione di posti di lavoro” se eletto?), e con le promesse si può (politicamente) campare, specialmente di questi tempi, dove nani e ballerine animano i tendoni da circo.
Oggi, molto più di ieri, l’unica preoccupazione degli aspiranti politici è quella di candidarsi per esistere. Se poi, senza speranza alcuna, certuni riescono anche a mettere in piedi una listarella con cinque candidati/e per il Consiglio di Stato, ecco che il gaudio è al sommo grado perché assicurerà tante comparsate alla tv che certificheranno la loro esistenza. Applausi!
Viviamo nel tempo della comunicazione, certificato da numerosi canali radiotelevisivi, giornali online. Basta spedire dieci righe sgarrupate a un portale web per diventare qualcuno con un nome e un cognome. In fondo siamo pur sempre debitori del detto “L’ho letto sul giornale”, quindi è vero.
In un mondo sempre più confuso, incerto e mutevole la visibilità è diventata un’ossessione. Molto più del “contestato” ieri, quando la politica era un sano confronto sostenuto da una dialettica anche robusta, ma vera, sincera, appassionata.
E sorrido al pensiero che noi studenti, negli anni Settanta del secolo scorso, contestavamo un Argante Righetti, un Flavio Cotti. Oggi sarebbero dei giganti (vedete un po’ a che profondità mi tocca scendere!); uomini che sono arrivati alla politica per il loro saper fare e non per provare, attraverso la politica, a fare qualcosa.
L’esempio vien dall’alto, si diceva un tempo. Infatti basta guardarsi attorno, di qua e di là dell’Oceano, per trovare esempi nefandi.
Certo, sono rivoli queste listarelle ticinesi; parentesi folcloristiche, specchietti per le allodole, tanto «per fà adoss ai picch la gibigianna» (“per fare la gibigianna in faccia ai contadini”, scrive il Porta). I giochi veri sono di pertinenza delle altre liste, quelle dei ‘partiti di governo’, sperando che alla fine dei divertimenti la celebre frase gattopardesca «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» venga smentita, almeno per questa volta.
Tiriamoci su: la canicola sembra essere un brutto ricordo, la vendemmia in Ticino è da tempo avviata, l’umidità dovrebbe favorire la crescita dei funghi e gli scolari sono ormai pronti ad affrontare un nuovo anno scolastico. Lasciatemi vivere questo breve tempo sospeso, questo «gradito giorno pien di speme e di gioia», prima dell’arrivo della delusione del presente e delle difficoltà di questa vita spericolata per mancanza di virtù.