Della santificazione di poeti e navigatori

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato 

Nella pagina culturale dell’edizione di giovedì 11.3.21, il “Corriere del Ticino” pubblica un articolo del noto scrittore italiano Roberto Cotroneo dedicato alla proliferazione della poesia via web (Il poetar sempre più diffuso e il Teorema di Thomas [a pagamento]).

Provando, non senza difficoltà, a riassumere i contenuti dell’articolo, parto da un dato fornito da Cotroneo: nel web navigano circa 3 milioni e mezzo di poeti, presunti o sedicenti tali, premiati, celebrati da followers, santificati da allettamenti vari di misteriose case editrici (online), addirittura da Amazon.

Da scrittore e giornalista colto qual è, naturalmente Cotroneo mette in rilievo come questo fenomeno, che pare dilagare con il reclusivo contesto pandemico, abbia più a che fare con l’esigenza di esprimere genericamente uno stato d’animo, tendenzialmente in preda alla solitudine e al disorientamento, che non un consapevole impegno nel lavoro letterario che si metta in relazione con la tradizione e la conoscenza della storia della poesia.

Dunque, per assecondare l’argomentare di Cotroneo, sarà difficile immaginare che questi milioni di “autori” sappiano esprimersi su Montale, ad esempio, e saperne spiegare la grandezza.

Eppure, annota sempre Cotroneo, si tratta di “poeti” che hanno un seguito, e che forse proprio grazie a questo seguito, nel mare magno della navigazione online e dei like sui social, si danno un’identità di autore; una “qualifica” forse posticcia, ma che in virtù del Teorema di Thomas evocato nel titolo dell’articolo, e dunque del principio per cui se qualcuno si definisce in un certo modo e viene riconosciuto per come si definisce diviene realmente quel che si definisce, ecco, in virtù di questo meccanismo, avremo un futuro fatto di milioni di poeti e nessuno che saprà spiegare la grandezza di Montale.

Va bene, ma: e allora?

Capisco la legittima preoccupazione di Cotroneo, dello scrittore, dell’intellettuale dal bagaglio sterminato di letture che gli permettono di distinguere il “grande poeta”, il “poeta vero”, che entra nella Storia, da scialbi ed inconsapevoli epigoni, o ancor peggio, da “presuntuosi dilettanti”, beato lui; ma è questo il vero punto cruciale della questione?

A parte il fatto che la Storia è piena di “grandi” che il tempo ha adeguatamente dimenticato, o ridimensionato, o improvvisamente rivalutato;

a parte il fatto che nello stesso ambito dei letterati e dei critici si passa regolarmente il tempo a divergere nei giudizi sulla grandezza di uno o dell’altro autore, com’è giusto che sia vista l’esistenza di criteri serissimi quanto parziali quali le “affinità elettive” ed il “gusto del tempo”;

ecco, a parte tutto quel che è eminentemente letterario, il fenomeno dei milioni di poeti online non potrebbe anche essere indagato per quello che è stato definito inizialmente, ovvero il frutto di un “bisogno espressivo”, di uno strumento comunicativo di chi, dentro questo contesto sociale,  fa sempre più fatica a “parlare”, ad esprimersi?

E non potrebbe essere questo un punto di partenza, invece che l’approdo di un’argomentazione che invoca la doverosa conoscenza di Montale?

A me pare, ad esempio, che si potrebbe e dovrebbe anche essere legittimati a dire che si tratta di una forma di comunicazione scritta lodevole dentro un quadro di analfabetismo di ritorno dilagante; una forma di espressione o espressività che prova a raccontare una realtà che, specie ai giovani, pare incomprensibile, disorientante, priva di parametri e di prospettive.

Una realtà, diciamolo, che fa paura; e sappiamo che la paura, per lo più, via social, si tramuta nel tripudio di slogan, volgarità ed insulti, nell’affermazione di un “sé” tutto oppositivo, tutto “contro”.

La poesia via web, anche scritta da “non accreditati” letterariamente, che forse contiene spunti e riferimenti discutibili ai modi e alle mode della musica, non è, comunque, a suo modo, un fenomeno incoraggiante?

Non va ascoltata con attenzione per individuarvi, magari, tentativi di immaginare un mondo diverso da quello greve, rozzo, violento di trolls, haters ed ultras della rete?

È vero, la Letteratura, la Poesia, potranno essere un’altra cosa. Ma c’è tanto bisogno, socialmente più che letterariamente, che soprattutto le giovani generazioni si raccontino, dicano di sé e del proprio mondo, anche in versi, se è il caso.

Che parlino. Che ci parlino.
Non credo ci sia in questo alcun torto fatto a Montale.


Politiken – Non dimentichiamo gli studenti turchi

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato 

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan li chiama terroristi, senza troppi giri di parole. Secondo il ministro degli interni Süleiman Soylu sono invece dei pervertiti. Si riferiscono entrambi alle centinaia di studenti dell’Università Bogazici, a Istanbul, che dall’inizio dell’anno protestano contro la nomina a rettore di Melih Bulu, compagno di partito di Erdogan. Secondo gli studenti è una nomina politica. Mentre nessuno dubita della lealtà di Bulu al partito Giustizia e Sviluppo, i suoi meriti accademici sono più discutibili. Di certo è il primo rettore dopo il colpo di stato militare del 1980 ad essere scelto al di fuori dell’università.

La vicenda rafforza il sospetto che la lealtà verso Erdogan sia più importante dei titoli professionali, come suggerisce il modo in cui sono state assegnate molte cariche pubbliche dopo dopo il fallito putsch del 2016. L’Università Bogazici, però, è un caso particolare, perché è considerata una roccaforte dei liberali, che osservano con angoscia l’islamizzazione della società e la trasformazione della democrazia turca in un regime autoritario. C’è anche un elemento generazionale: gli studenti fanno parte di un segmento demografico sempre più rilevante in un paese dove la disoccupazione giovanile ha raggiunto il tasso del 29 %, e addirittura del 39& tra i neolaureati. Non riuscendo a domarli con le buone, Erdogan è passato alle maniere forti.

La lotta per l’Università Bogazici fa parte di un conflitto più vasto, la cui posta in gioco è l’anima stessa della Turchia. Erdogan incarna l’autoritarismo e l’oscurantismo religioso, i giovani di Bogazici sono la voce della corrente liberale che dovrebbe essere l’interlocutrice dell’Europa, e meritano di essere sostenuti attraverso pressioni diplomatiche e interscambi culturali e accademici. Erdogan rappresenta il passato, mentre gli studenti sono una valida alternativa per il futuro.

Politiken, Danimarca


Giovan Maria Zanini – Astra Zeneca? Aspettiamo ancora risposte

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato 


E ora c’è di che preoccuparsi

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato 

Come essere ottimisti? Oggi dovrebbe iniziare la campagna di test a tappeto per individuare immediatamente i nuovi casi e interrompere le catene di contagio, limitando così i contraccolpi negativi delle aperture di due settimane fa. In realtà, però, ancora non si sa se ci sono test a sufficienza e nemmeno si sa bene come farli. Non parliamo poi dei test fai da te, che se tutto va bene arriveranno in aprile.

Quanto ai vaccini, di certo ci sono solo nuovi ritardi. Sulla carta, è vero, la Svizzera ne ha acquistati abbastanza per vaccinare almeno un paio di volte tutta la popolazione, neonati compresi (Moderna 13,5 milioni; Pfizer/Biontech 6; AstraZeneca 5,3; Curevac 5 e Novavax 6); per ora Swissmedic ne ha però approvati soltanto due e alla fine della scorsa settimana erano state fornite 1 milione e 200 mila dosi (700 mila Moderna; 500 mila Pfizer/Biontech). Vien da chiedersi se, spendendo qualcosa di più per garantirci un accesso prioritario, come altri paesi hanno fatto (primi fra tutti Israele), oggi non staremmo meglio: domanda retorica, ovviamente.

Intanto alle cronache regionali sento che il parlamento cantonale torna a riunirsi a Bellinzona in un tripudio di plexiglas e che – dati permettendo – le palestre dovrebbero poter riaprire con mascherina e metro e mezzo di distanza. Almeno in Ticino, insomma, aerosol non pervenuti (ne parlavo nel mio ultimo contributo). Il che significa che i cosiddetti protocolli di sicurezza continueranno a trascurare la principale via di contagio, quella aerea, con buona pace della loro efficacia nel prevenire il diffondersi del virus.

Questo, mentre ci lasciamo alle spalle una settimana che ha fatto segnare un sensibile aumento dei nuovi casi (sono stati 8244, 1043 in più della settimana precedente), una tendenza che sembrerebbe cominciare a riflettersi anche su ospedalizzazioni (+35 ) e decessi (+27). E, soprattutto, che si è confermata nel week-end, con 3170 nuovi casi (426 in più rispetto a una settimana fa), le ospedalizzazioni a marciare sul posto (97: -3) e un leggero aumento dei decessi (21: +5). Come dire che quel che era previdibile – sorpresa sorpresa – sta puntualmente accadendo.

Entro la fine della settimana si attendono decisioni da parte del Consiglio federale, decisioni che, vista la situazione, dovrebbero portare a un nuovo giro di vite ma che probabilmente andranno in direzione opposta, vista l’aria che tira…

Venerdì scorso il governo se l’è cavata annunciando ipotesi di apertura e indicando date quanto mai incerte considerato che dovrebbero essere legate all’evoluzione della situazione epidemiologica.

Potrà almeno continuare su questa strada? C’è da sperarlo, ma non posso dire di contarci…


Ritornare sole di notte

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato 

All’improvviso sulla via di casa il ticchettio dei nostri tacchi sull’asfalto raddoppia: alle nostre spalle c’è un altro paio di passi che prima non c’erano (o che non avevamo notato, ci illudiamo nell’immediato). Rimbombano nel silenzio della notte e la loro eco sembra dilatarli e rafforzarli ogni secondo che passa. Ovviamente non osiamo voltarci, da una parte perché cerchiamo di illuderci che non sono per noi, che la vita è piena di coincidenze e la strada non è nostra, dall’altra, ed è molto peggio, perché quella paura acida e strisciante che immediatamente sentiamo scorrere nelle vene e con una mano ci fa stringere il telefonino, nella tasca sinistra, e con l’altra il mazzo di chiavi, in quella destra, semplicemente ci paralizza.

Eppure stasera abbiamo indossato i pantaloni, non abbiamo dimenticato lo spray al peperoncino, e sul vagone del treno ci siamo sedute vicino a una donna. Abbiamo, insomma, messo in atto tutte quelle misure che ci vengono insegnate da quando siamo piccine e che dovrebbero, si presuppone, proteggerci dalle insidie rappresentate dalla nostra menomante condizione di donne. Piccole accortezze per diventare invisibili ed evitare così di entrare nel mirino di qualche predatore, e nel peggiore dei casi finire come la povera Sarah Everard, rapita e uccisa nel cuore di Londra mentre rientrava a piedi dopo avere trascorso la serata da un’amica.

L’omicidio di Sarah Everard è stato probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso per le donne inglesi, che sabato 13 marzo sono sciamate a migliaia per le strade della capitale, denunciando con tristezza le mille sfaccettature della violenza nei loro confronti. L’omicidio e lo stupro sono infatti solo due delle voci (le peggiori) di un elenco vessatorio di genere molto lungo, che spazia dal catcalling (molestie di strada) ai palpeggiamenti sui mezzi pubblici, passando per il revenge porn. Non stupisce dunque leggere che secondo una statistica dell’Istat del 2018, il 75% delle donne italiane ha subito molestie di qualche tipo nello spazio pubblico.

E in Svizzera? Le cose non sembrano andare molto meglio, se diamo retta alle nostre figlie e al linguaggio con cui vengono quotidianamente apostrofate, ma anche a iniziative come “catcallsof…”, dove, avvalendosi di Instagram, ragazze di tutto il mondo Svizzera compresa riproducono le proposte oscene ricevute per strada. Anzi, forse vanno molto peggio, se pensiamo al fatto che il nostro codice penale non prevede nemmeno il reato di stalking.  La paura, la nostra, quella a cui non ci abitueremo mai, probabilmente non vale (ancora) un cambiamento della legge.

E non è ancora da prendersi sul serio. Lo ha dimostrato il caso della povera Sarah, con tutta probabilità assassinata da un poliziotto denunciato qualche settimana prima per atti osceni in pubblico e appartenente alla stessa categoria professionale di coloro che (norme anti Covid alla mano) hanno caricato, spintonato e arrestato le donne inglesi che sabato, in seguito all’omicidio, manifestavano contro la violenza di genere.


Come cambiare…

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato 


Casse malati: poteri senza limiti o quasi

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato 

CASSE MALATI: POTERI SENZA LIMITI O QUASI

Ci risiamo! E non c’è da stupirsi, semmai c’è da scandalizzarsi in previsione dei premi di cassa malati per il 2022, che saranno resi noti a fine settembre. La direttrice di Santesuisse, Verena Nold, in un’intervista al Corriere del Ticino, mette le mani avanti. Spara a zero contro il progetto del consigliere federale Alain Berset che intende ridurre dal 150 al 100 per cento le riserve degli assicuratori malattia. Le riserve ammontano attualmente a circa 11,5 miliardi di franchi e sono ritenute eccessive dallo stesso Consiglio federale. Ma per la numero uno di Santesuisse le riserve non sono un problema. Afferma infatti che “sarebbe molto rischioso ridurre le riserve nel mezzo di una pandemia… Le riserve sono essenzialmente al servizio degli assicurati che pagano i premi. Esse permettono di far fronte a rischi imprevedibili”. Alla direttrice di una delle due associazioni mantello degli assicuratori malattia va, però, anche ricordato che le riserve sono di proprietà degli assicurati e che la pandemia era un rischio imprevedibile sino a poco più di un anno fa.

Ragionevole pare, dunque, la proposta di Berset di liberare una parte delle riserve per attenuare l’impatto dell’aumento dei costi sanitari sui premi, scongiurando così l’ennesima stangata in un periodo di grave crisi economica indotta dalla pandemia. Tanto più che le casse malati potranno ridurre le riserve, ma non saranno obbligate a farlo. Ma anche questa proposta light non va bene alla signora Nold. “Bisogna parlare di più delle cause dell’aumento dei premi, che sono i costi eccessivi e non le riserve”.

Si afferma, quindi, con una grande spavalderia che le riserve non vanno toccate. La lobby delle casse malati, una delle più influenti a Palazzo federale, farà di tutto per affossare la timida proposta di Berset. Il Ticino ringrazia. E l’artiglieria pesante la direttrice Nold, la sferra anche contro altre due iniziative presentate dal Canton Ticino, quella per la compensazione dei premi pagati in eccesso e quella per una maggiore partecipazione dei cantoni alla definizione dei premi oggi di esclusivo appannaggio dell’Ufficio federale della sanità pubblica.

In Parlamento anche queste due iniziative avranno la vita dura. Il potere degli assicuratori sembra non conoscere limiti. Eppure dal 2014 è in vigore la legge sulla vigilanza delle casse malati. Una legge frutto di un compromesso politico per salvare capre e cavoli, che fa però soprattutto il gioco degli assicuratori. “Le casse malati possono, ma non devono…”

Avanti di questo passo, il loro potere nel sistema sanitario diventerà sempre maggiore. Già oggi è dominante. Al punto che la direttrice Nold si può permettere una perla nell’intervista al Corriere del Ticino. “Speriamo – afferma – di poterci permettere cure ottimali a premi abbordabili tra 25 anni”. Ma se già oggi un assicurato su tre senza i sussidi dei premi si vedrebbe precluso l’accesso alla cure!


Vendita di armi svizzere, uno scandalo e troppi silenzi

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato 


Addio alle armi?

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato 


Chiuso per virus

Troppa poesia online? Meglio leggerla che giudicarla in modo affrettato