Not in my name – Non nel mio nome

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 

Il mondo non verrà distrutto da quelli che fanno il male
ma da quelli che li guardano senza fare niente.
Albert Einstein 

Egregio Signor Weiss,

Il mio nome – come spero lei sappia – è di innegabile ascendenza ebraica! Perciò mi voglio dissociare pubblicamente dal suo uso rivoltante e improprio della parola antisemita per insultare e squalificare le persone colte, ben informate e coraggiosamente impegnate a offrire al mondo un’informazione etica sulla spaventosa mattanza della popolazione di Gaza perpetrata dal governo di Netanyahu.

Le spiegherò alcuni dei motivi per i quali le sue esternazioni demagogiche mi sconcertano:

  • L’ingiunzione al silenzio sulla mattanza a Gaza rivolta agli ebrei della diaspora e ai difensori dei diritti umani è un tema delicato, complesso e controverso, che coinvolge dinamiche identitarie, politiche, morali e storiche. A partire dal conflitto esploso a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, con l’attacco di Hamas e la massiccia risposta militare israeliana, molte voci nella comunità internazionale — compresi ebrei progressisti e attivisti — hanno espresso preoccupazione per l’elevato numero di vittime civili palestinesi, per le condizioni umanitarie nella Striscia e per il rischio di crimini di guerra.

    In questo clima è palese una pressione a non criticare Israele, pena l’accusa di “tradimento”, “antisemitismo interno” o “delegittimazione dello Stato ebraico”: infatti viene spesso richiesto che, nei momenti di crisi, gli ebrei della diaspora in particolare dimostrino una solidarietà incondizionata e compatta verso Israele, senza spazio per le critiche pubbliche. Di fatto le organizzazioni ebraiche ufficiali – come l’Associazione Svizzera-Israele – scoraggiano prese di posizione critiche, soprattutto se pubbliche. Inoltre gli attivisti e intellettuali, sia ebrei che laici, che criticano Israele subiscono spesso attacchi personali, isolamento, censura o perdita di incarichi accademici o professionali come quello di cui è vittima oggi il giornalista Roberto Antonini.

  • È rassicurante e incoraggiante costatare che, nonostante le pressioni, l’ingiunzione al silenzio sulla mattanza a Gaza nei confronti degli ebrei della diaspora non è totale né assoluta. Esistono spazi — seppur spesso marginalizzati — in cui la critica etica trova voce, anche se con costi sociali e politici elevati. La sfida consiste nel costruire un discorso che separi l’identità ebraica dal sostegno automatico alla politica di un governo, e che permetta agli ebrei della diaspora di partecipare liberamente e criticamente al dibattito globale sulla giustizia e i diritti umani.
  • Molti ebrei della diaspora si sono pubblicamente opposti alla guerra a Gaza e alla condotta del governo Netanyahu nonostante l’uso strumentale dell’accusa di antisemitismo per mettere a tacere le critiche a Israele. Infatti l’equiparazione tra Israele e il popolo ebraico viene usata per silenziare il dissenso, le accuse di “self-hating Jew” (ebreo che odia se stesso) sono diventate un’arma retorica frequente. Questo clima alimenta una polarizzazione interna nelle comunità ebraiche e una crisi di coscienza per molti che vogliono conciliare etica e identità. Per esempio Jewish Voice for Peace (JVP) negli Stati Uniti è uno dei gruppi più attivi nel denunciare ciò che definisce “genocidio a Gaza”. Intellettuali ebrei come Noam Chomsky, Judith Butler, Tom Seguev, Ilan Pappé e Shlomo Sand hanno spesso sfidato la narrazione dominante, parlando apertamente di apartheid o genocidio. In molte università americane, studenti ebrei si sono uniti a manifestazioni pro-Palestina, rifiutando l’idea che “criticare Israele significhi essere antisemiti”. Le persone che prendono pubblicamente posizione contro le azioni dell’esercito israeliano possono essere accusate di tradimento, di offrire pretesti all’antisemitismo e persino di essere “dei cattivi ebrei”.
  • Rispetto alla guerra a Gaza la diaspora ebraica è molto diversificata: include persone appartenenti a vari orizzonti politici, religiosi e culturali che si manifestano nonostante l’emarginazione, le pressioni familiari, l’esclusione dai circoli comunitari o religiosi. Le voci critiche possono venir marginalizzate nei media o accusate di fare il gioco degli antisemiti. Psicologicamente possono avere il sentimento di dover scegliere fra la loro identità ebraica e i loro principi morali o politici. Queste sfide profonde sono molto ardue da affrontare: è possibile essere “un buon ebreo” e criticare il governo di Israele? È possibile essere ebreo, fedele alla propria identità, alla memoria della Shoah e rifiutare i crimini commessi in nome dell’ebraismo? È possibile rifiutare la manomissione della propria appartenenza ebraica operata dal governo israeliano clamando “Not in our name”?
  • L’ingiunzione al silenzio rispetto a Gaza imposta agli ebrei della diaspora rivela una frattura morale e politica interna alle comunità ebraiche. Ma illustra anche il coraggio di chi, nonostante le pressioni, rifiuta di tacere la propria indignazione. La loro voce è essenziale nel dibattito pubblico poiché dimostra che esiste una pluralità di opinioni ebraiche e che la critica rivolta a un governo non costituisce la negazione di un popolo. In Israele, ci sono numerose personalità pubbliche — politiche, militari, culturali e accademiche — che si sono apertamente opposte al governo di Benjamin Netanyahu, specialmente in relazione alle sue politiche sulla giustizia, i diritti civili, la gestione del conflitto con i palestinesi e la recente riforma giudiziaria (2023-2024). Ecco un elenco di alcune figure rilevanti:
    • Politici ed ex politici: Yair Lapid – Leader del partito centrista Yesh Atid ed ex Primo Ministro. È uno dei principali oppositori di Netanyahu e ha guidato proteste contro la riforma giudiziaria; Benny Gantz – Ex capo di stato maggiore e leader del partito Unità Nazionale. Sebbene abbia collaborato con Netanyahu in passato, oggi è un critico della sua gestione, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023; Ehud Barak – Ex Primo Ministro ed ex Capo di Stato Maggiore. È un critico di lunga data di Netanyahu e ha partecipato attivamente a manifestazioni contro le riforme giudiziarie; Avigdor Lieberman – Leader del partito nazionalista laico Yisrael Beiteinu. Sebbene di destra, si oppone spesso a Netanyahu per motivi di governance e corruzione.
    • Figure militari ed ex membri della sicurezza: Tamir Pardo – Ex direttore del Mossad. Ha criticato pubblicamente Netanyahu, sostenendo che stia danneggiando la democrazia israeliana; Yuvall Diskin – Ex capo dello Shin Bet (servizi interni). Si è opposto alla politica di Netanyahu verso i palestinesi e alla riforma giudiziaria; Amnon Reshef – Generale in pensione, promotore del movimento “Comandanti per la Sicurezza di Israele”, critico della politica di sicurezza di Netanyahu.
    • Accademici, intellettuali e artisti: David Grossman – Scrittore israeliano tra i più celebri, spesso critico del governo, della sua politica verso i palestinesi e della direzione illiberale del paese; Amos Gitai – Regista di fama internazionale, ha denunciato la crescente deriva autoritaria del governo Netanyahu; Yuval Noah Harari – Storico e autore di libri di successo mondiale come Sapiens, ha criticato duramente la riforma giudiziaria e partecipato alle proteste pro-democrazia.
    • I giornalisti del quotidiano Haaretz, noto per le sue posizioni liberali, laiche, di sinistra e per la critica aperta alla politica del governo, in particolare su temi come i diritti umani, la questione palestinese e il sistema giudiziario. In un paese in cui l’opinione pubblica si è spostata a destra negli ultimi decenni, Haaretz rappresenta una voce minoritaria ma persistente e svolge un ruolo di coscienza critica. Ha una versione in inglese molto letta da diplomatici, accademici e analisti esteri. I suoi articoli vengono spesso ripresi grazie alla qualità e autorevolezza delle sue analisi.

Sperando che queste mie righe possano costituire una informazione chiara per i lettori e, forse, che le permettano di rinunciare alle sue infondate accuse di antisemitismo rivolte alle persone che difendono i diritti umani.


“Accuse generiche e non circostanziate”

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 

A firma del suo presidente, Adrian Weiss, l’Associazione Svizzera-Israele ha inviato una lettera al Corso di giornalismo della Svizzera italiana attaccando il suo direttore Roberto Antonini, per una presunta mancanza di imparzialità nel riferire e commentare quanto sta accadendo a Gaza. Accuse presentate in modo generico e non circostanziato. Non si fa ad esempio riferimenti a nessun articolo specifico firmato da Antonini. In modo generico gli si muovono anche accuse relative alla gestione del Corso di giornalismo. A nome della nostra associazione esprimiamo tutta la nostra solidarietà al Roberto Antonini, per la grande competenza e professionalità dimostrata in decenni di carriera, un lavoro svolto spesso in prima linea, e questo anche in Medioriente.

E difendiamo il suo operato anche in qualità di direttore dei corsi di giornalismo, compito che ha svolto e svolge con impegno e passione, raccogliendo non solo l’approvazione delle diverse associazioni che organizzano questi corsi, ma anche, ed è l’aspetto più importante, degli stessi studenti e futuri giornalisti. Ricordiamo inoltre all’Associazione Svizzera-Israele che la Costituzione svizzera garantisce il diritto di esprimere “liberamente la propria opinione”. La nostra Costituzione garantisce anche la libertà di stampa. Due elementi fondamentali che non trovano nessun spazio nella lettera inviata ai corsi di giornalismo, come neppure si parla del massacro quotidiano a cui è sottoposta la striscia di Gaza da ormai più di un anno e mezzo.


Sergio Rossi – L’Europa dovrà pagare la riduzione fiscale per gli americani più ricchi

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 

Sergio Rossi è professore ordinario all’Università di Friborgo, dove dirige la Cattedra di macroeconomia e di economia monetaria

Tutte le interviste della rubrica Tre domande a… si possono ora ascoltare in podcast su YouTube Music


Debito e classi sociali

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 

In Svizzera, secondo i dati della Banca nazionale, gran parte dei creditori della Confederazione sono investitori istituzionali svizzeri: casse pensione, fondi di investimento, banche, assicurazioni, con il 14% del totale in mano a investitori esteri. Sono coloro che detengono i titoli con i quali la Confederazione copre il debito pubblico. Quando si dice che il debito pubblico di oggi ricadrà sulle future generazioni, occorrerebbe quindi aggiungere che le future generazioni beneficeranno anche dei titoli di credito sul debito pubblico, sia naturalmente sotto forma di beni patrimoniali e infrastrutturali creati con il debito di oggi, sia anche sotto forma di interessi (rendimenti) sui titoli di credito che le generazioni future erediteranno. 

È utile ricordare che nel secondo dopoguerra, durante i cosiddetti Trenta Gloriosi (1945-1975), il debito pubblico è stato un potente strumento di progresso collettivo. In Svizzera, nel 1950 il debito pubblico rappresentava ben il 70% del PIL, e la sua graduale riduzione fu possibile grazie alla crescita economica sostenuta dalla spesa pubblica, da investimenti in infrastrutture, istruzione e sicurezza sociale. Senza dimenticare quei 250 milioni di dollari del Piano Marshall di cui la Svizzera beneficiò tra il 1950 e il 1951 come compensazione alla stabilizzazione delle monete europee. Come a dire che il servizio sul debito è sostenibile quando il tasso di crescita del PIL è superiore al tasso d’interesse sul debito. 

Quando si parla di classe media, oltre al ruolo giocato dall’accesso ai beni di consumo di massa, occorre sempre ricordare il contributo al suo consolidamento garantito dai titoli (di debito) pubblici nella stabilizzazione del risparmio, senza tralasciare la loro importanza nelle strategie di investimento dei fondi pensione. 

Questo meccanismo virtuoso ha dato segni di cedimento dal momento in cui la stessa classe media, incalzata dalle trasformazioni dei modi di produrre (flessibilità, esternalizzazioni, delocalizzazioni) e dai processi di finanziarizzazione (centralità del valore azionariale, dividendi e rendite speculative), ha iniziato a perdere fiducia nell’azione dello Stato e della spesa pubblica come fattore ridistributivo, avviando la stagione dei populismi. È una svolta che indubbiamente rifletteva l’impreparazione del sistema della sicurezza sociale a far fronte agli effetti sociali delle trasformazioni in atto (precarietà, povertà, bassi salari). 

È un fatto che, parallelamente alla delegittimazione del debito pubblico, si sia assistito all’aumento del debito privato. Debito pubblico che, in rapporto al PIL, rimane tra i più bassi del mondo, ma debito privato che, per contro, ci vede i primi in classifica su scala planetaria. Se del primo si parla parecchio con non poca acredine, del secondo ci si dimentica bellamente, anche se dal punto di vista dell’ormai proverbiale padre di famiglia, è assai più problematico. Sia nella forma del debito ipotecario, che rappresenta circa 1.200 miliardi di franchi (quasi una volta e mezza il PIL), sia in quella del debito al consumo, di cui è permeata la società intera (dalle auto ai dispositivi tecnologici), il debito privato è del tutto funzionale alla crescita economica, anche laddove degenera in sovraindebitamento, causando problemi sociali di non facile risoluzione che, guarda caso, richiedono il supporto di operatori sociali formati nelle nostre scuole. Il debito privato ipotecario è talmente funzionale alla crescita economica che, rispetto al debito pubblico, a partire da una certa soglia, ammette l’esenzione dal pagamento dell’ammortamento.

Qui, naturalmente, la metafora dello Stato come buon padre di famiglia non regge davvero più, senza con questo voler offendere nessuno. È proprio per questo che non se ne parla, imputando al solo debito pubblico l’origine di tutti i mali, anche quando la sua evoluzione è riconducibile al sostegno ai bassi salari attraverso, in particolare, i sussidi ai premi di cassa malati. E quando si parla di casse malati, si deve parlare del finanziamento dell’intero settore sanitario, che già oggi pesa fortemente sulle economie domestiche, ma che è destinato a pesare ancor più pesantemente sulle generazioni future. E qui, è il caso di ricordare che a beneficiare del finanziamento pubblico sono anche gli ospedali privati (che al Ticino costa tra i 110 e i 130 milioni di franchi all’anno). 

Dietro il debito pubblico e il debito privato si delineano i contorni sempre più porosi delle classi sociali e della difficoltà di assicurarne le prerogative e i valori che le permeano. Il rischio è che la classe media perda la sua “medietà” per scoprirsi classe subalterna, lasciando tutto intero un vuoto di rappresentanza che si vuole colmare con l’odio verso lo Stato come garante dell’interesse collettivo. 

Scritto per laRegione


Sulla Striscia si consuma la sconfitta dell’umanità

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 

Di Francesca Mannocchi, La Stampa

Quand’è che il troppo è troppo? Quando il disprezzo del diritto internazionale diventa intollerabile? Dopo quanti bambini massacrati, uccisi, bruciati vivi, mutilati? Dopo quante denunce tacciate di antisemitismo si può alzare la testa e dire che no, non è antisemitismo affatto, è ostinazione a credere nel diritto. È non rassegnarsi alla realtà manipolata. Erano già troppi dieci bambini uccisi. Ora sono 20mila. Erano già troppi cento civili uccisi. Ora sono 54mila. Eppure, si dirà, il vento sta cambiando. Cambiano i titoli dei giornali, l’indignazione è diffusa, la condanna ai crimini di guerra è sentimento comune. Eppure è tardi. Tardi perché a Gaza si sta consumando la crisi della nostra umanità, perché di fronte alle prove e agli argomenti giuridici che indicano le condotte genocidarie del governo israeliano, nell’inazione e nell’ignavia, l’Occidente sta perdendo sé stesso. È tardi perché ci vorranno anni per capire le conseguenze di questo massacro in diretta ma senza testimoni. Tardi perché chi avrebbe potuto e dovuto parlare ha taciuto, di fronte alle dichiarazioni di un governo che ha (ripetutamente) evocato il massacro di un popolo, rivendicato l’uso della fame come strategia bellica, di fronte a ministri di estrema destra che hanno teorizzato la disumanizzazione. Tardi perché per 19 mesi abbiamo saputo tutto. Tardi perché anche 18 mesi fa e poi 15 e poi 12 e così via, si poteva discutere della sospensione degli accordi di associazione Ue-Israele, o si potevano interrompere le esportazioni di armi che invece si continuano ad autorizzare. Si potevano negare i diritti di sorvolo agli aerei di Netanyahu, sotto inchiesta della Corte penale internazionale. E invece.

Abbiamo sempre saputo tutto.

Le Nazioni Unite presentano ogni settimana i dati aggiornati sulla situazione nella Striscia di Gaza.

Questi i più recenti, del 23 maggio.

L’81% della Striscia è all’interno della zona militarizzata israeliana. Dalla rottura del cessate il fuoco nella notte tra il 17 e 18 marzo 2025 ci sono stati altri 29 ordini di sfollamento, cioè altre 600 mila persone sono state costrette a lasciare di nuovo il posto in cui cercavano riparo. Tradotto significa che quando Israele ha rotto il cessate il fuoco perché passare alla fase due del negoziato avrebbe comportato la caduta inevitabile del governo Netanyahu, più di mezzo milione di persone hanno cercato un riparo che non c’è, perché alle persone non resta più spazio dove vivere, ma solo spazio dove ammassarsi prima di essere sfollati ancora, nel migliore dei casi, o bombardati ancora, in quello peggiore.

Per 11 settimane, tra il 2 marzo e il 18 maggio, nessun aiuto umanitario è entrato nella Striscia di Gaza per l’assedio imposto dalle autorità israeliane. Tradotto significa che non c’era cibo, né carburante per far funzionare i generatori di corrente necessari ai pochi ospedali rimasti attivi, che non sono entrati aiuti medici, né anestesie, né antidolorifici. Che aumentano i bambini malnutriti.

Poi il 19 maggio, anche a Tel Aviv qualcuno si è reso conto che sta cambiando un po’ il vento, e Netanyahu ha dichiarato che avrebbe fatto entrare degli aiuti.

Dieci camion, il primo giorno, in un luogo in cui prima dell’inizio dell’offensiva militare ne servivano quotidianamente 500.

E cosa succede se dopo 80 giorni, che non entra un grammo di farina, dieci camion raggiungono Gaza? Che i camion vengono assaltati. È inevitabile. Si chiama fame.

Far entrare dieci camion in un luogo dove ne servirebbero centinaia è l’ennesimo oltraggio a una popolazione in ginocchio, una provocazione, un disordine cercato, un disordine voluto per dire: vedete? Dobbiamo militarizzare gli aiuti umanitari.

Abbiamo saputo tutto per diciannove mesi, abbiamo avuto dati aggiornati sulle malattie e la fame, sulla conta dei morti e dei feriti, abbiamo visto amputazioni in diretta, e in diretta il recupero dei corpi.

Abbiamo saputo sempre tutti che le cifre di morti e feriti fossero stime al ribasso e non gonfiate. Dal 7 ottobre 2023 al 21 maggio 2025 almeno 53.600 i morti e 121.950 i feriti. Sono i dati del Ministero della Salute di Gaza, dunque Hamas, dicono quelli che non vogliono vedere. Vedere per esempio che sotto le tonnellate di detriti e macerie si nascondono altre centinaia, migliaia di morti.

Abbiamo assistito alla morte di duecento giornalisti e quattrocento operatori umanitari. Continuiamo ad assistere alla brutalità di negare le evacuazioni d’urgenza dei malati. Sono centomila i feriti che necessitano cure, di cui 20mila che in condizioni critiche, malati gravissimi che potrebbero essere curati, la cui vita potrebbe essere salvata a poche decine di chilometri di distanza se Israele non negasse loro la possibilità di lasciare la Striscia.

Ci sono anche malati terminali di cancro. Tra loro anche dei bambini.

Sapevamo tutto. Come abbiamo sempre saputo quali fossero gli obiettivi del governo israeliano.

Non c’era bisogno del video di Riviera Gaza e dell’intelligenza artificiale per capire che l’obiettivo militare e politico fosse quello di rioccupare Gaza su larga scala, bastava prestare attenzione alle dichiarazioni dei ministri che garantiscono a Netanyahu di tirare avanti. Come Bezalel Smotrich: «Nessuno ci permetterà di causare la morte per fame di due milioni di civili, anche se potrebbe essere giustificato e morale». Tradotto significa che per Smotrich e i suoi sostenitori è sostenibile affamare la gente, peccato però per il piccolo, noioso ostacolo della comunità internazionale, e del diritto.

Era luglio del 2024, qualche decina di migliaia di morti fa. Aveva ragione Smotrich a dire che in parecchi sarebbere morti di fame, aveva torto però sul diritto. Perché i governi internazionali non hanno fatto niente per fermare il massacro. Il 4 maggio 2025, uno dei principali sostenitori dello sterminio di Gaza, Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale del governo israeliano, ha chiesto l’espansione della guerra. Lo stesso giorno Smotrich, ha ribadito che «Gaza sarà completamente distrutta». Questi due ministri con intenzioni genocidarie non sono stati sanzionati dall’Occidente. Però a loro è consentito dare dell’antisemita al Segretario Genarale delle Nazioni Unite Antonio Guterres quando dice che «la politica di assedio e fame a Gaza ridicolizza il diritto internazionale».

Abbiamo sempre saputo tutto.

La Corte internazionale di giustizia ha sottolineato in tre occasioni nel 2024 il rischio plausibile di genocidio a Gaza. E, in base alla Convenzione sul genocidio del 1948, adottata all’indomani dell’Olocausto, tutti gli Stati firmatari sono giuridicamente tenuti a prevenire il genocidio. Prevenire il genocidio.

E però gli obblighi di prevenire il genocidio continuano a essere ignorati. E nove figli su dieci di una pediatra uccisi. Un titolo, solo l’ultimo. Superato da quello del giorno dopo. I 40 morti in una scuola. Che sarà superato da quello di domani.

È il tempo della lucidità per tutti noi, oggi. Non quello della speranza. La speranza lasciamola a un futuro ancora lontano. Oggi il presente è cupo, più di quello che avremmo mai temuto possibile. Il presente ci chiedere di essere lucidi, non illusi. E prima che sia troppo tardi, prima dello sfollamento definitivo di due milioni di persone, prima che i 20mila bambini morti diventino 30mila, dobbiamo mantenere tutta la razionale fermezza di cui siamo capaci per dire che sapevamo tutto, abbiamo sempre saputo tutto e dobbiamo fermare questo massacro.


Non è antisemitismo! Più di 2000 firme contro ogni tentativo di censura

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 

La raccolta delle firme è terminata con un ottimo risultato. Grazie a tutte/i!
Alle ore 24.00 del 28 maggio hanno dichiarato il loro sostegno in totale 2062 persone.
L’elenco dei nominativi si trova in fondo alla pagina.

Testo della lettera aperta inviata a Corina Eichenberger-Walther, presidente centrale dell’Associazione Svizzera-Israele

Gentile Presidente dell’Associazione Svizzera-Israele,

siamo un gruppo di 2000 cittadine e cittadini che, nel giro di 48 ore, ha aderito a un appello a sostegno del giornalista Roberto Antonini, ma anche di tutte le giornaliste e tutti i giornalisti che svolgono il proprio lavoro con coscienza e serietà, e che troppo spesso, senza alcun fondamento, vengono accusati di antisemitismo – in particolare dall’ASI Ticino – per il solo fatto di esprimere posizioni critiche sulle scelte fatte dallo Stato di Israele.

Apparteniamo a quel gruppo sempre più ampio di persone, città e istituzioni – basti citare la presa di posizione del Consiglio di Stato del Canton Ticino di mercoledì scorso – che considera inaccettabile il comportamento del governo israeliano nei confronti della popolazione di Gaza e della Cisgiordania . Gaza, in particolare, sta vivendo una crisi umanitaria che richiama alla memoria le peggiori pagine della storia. È anche per questo che molte e molti di noi hanno partecipato alla manifestazione di 5000 persone svoltasi a Bellinzona il 24 maggio scorso, durante la quale è intervenuto Roberto Antonini. Nelle sue parole, come nelle nostre, non vi è e non vi sarà mai alcuna intenzione antisemita, né razzista, né xenofoba. Siamo però sconcertati e indignati: non possiamo restare in silenzio.

In una democrazia, riteniamo che non solo sia legittimo, ma anche doveroso esprimersi quando i diritti umani riconosciuti a livello internazionale vengono calpestati. Da sempre, molti di noi sono impegnati attivamente nella difesa della pace e contro ogni forma di razzismo e xenofobia; molti di noi sono impegnati contro tutte le manifestazioni di antisemitismo che, purtroppo, continuano a emergere in varie forme.

Siamo convinti che l’antisemitismo debba essere combattuto con fermezza, e siamo pronti a farlo. A condizione però che un concetto tanto tragico e storicamente doloroso non venga strumentalizzato come arma retorica per delegittimare chi osa criticare atti di inaccettabile e incomprensibile violenza nei confronti della popolazione come è oggi l’operato del governo israeliano. Governo che, a nostro avviso, non può arrogarsi il diritto di rappresentare tutte le persone di origine ebraica, né sul proprio territorio, né nel resto del mondo.

Riteniamo che l’uso sistematico e intimidatorio dell’accusa di antisemitismo – con un lessico ricorrente e spesso svuotato di contesto – sia non solo lesivo per il significato stesso di questo inaccettabile e disumano fenomeno e della sua storia, ma rappresenti anche un serio pericolo per la democrazia.

Per queste ragioni, le alleghiamo il nostro appello. Ci auguriamo che possa contribuire a far conoscere il nostro punto di vista a lei e alle Associazioni cantonali da lei presiedute, nella speranza che si possa trovare un terreno comune nella difesa della libertà di opinione e di stampa. Libertà che non può essere invocata come pretesto per offendere o discriminare, ma nemmeno negata a chi, in buona fede e con spirito critico, solleva interrogativi legittimi su questioni di grande rilevanza internazionale.

Distinti saluti,
l
e firmatarie e i firmatari dell’appello allegato


Il testo dell’appello

Assistiamo con crescente costernazione ai ripetuti attacchi rivolti da Adriano Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele, contro il giornalista e intellettuale Roberto Antonini. Si tratta degli ennesimi tentativi intimidazione, che si ripetono ogni volta che viene messa in discussione la linea intransigente di chi bolla ogni critica a Israele come antisemitismo.

Ciò che colpisce è la regolarità con cui Weiss e l’associazione che guida prendono di mira giornalisti e media che osano affrontare criticamente – anche in modo misurato – le politiche israeliane. Una strategia che mina le fondamenta del dibattito pubblico e avvelena il clima democratico.

Antonini ha espresso opinioni argomentate, basate sui fatti, in modo pubblico e trasparente. Nel suo intervento alla manifestazione del 24 maggio scorso non c’è nulla, davvero nulla, che giustifichi l’accusa di antisemitismo. A meno che il significato di quel termine, così grave e importante, non sia stato ormai snaturato e piegato a logiche di sopruso. Ricordiamo in questo senso la Jerusalem Declaration on Antisemitism, la quale precisa che “L’antisemitismo è la discriminazione, il pregiudizio, l’ostilità o la violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”.

L’uso improprio dell’accusa di antisemitismo non è solo un errore concettuale: è un atto umanamente e moralmente riprovevole. Perché non rispetta il peso storico e simbolico di questo termine – che richiama tragedie incommensurabili, sofferenze indicibili, pagine nere della storia dell’umanità – indebolisce la lotta contro il vero antisemitismo e rende un pessimo servizio alla verità e alla giustizia. Nessuna persona in buona fede può permettersi di banalizzare tali orrori o di usarli per difendere interessi di parte. La memoria della Shoah non è un’arma di esclusione, ma un patrimonio universale, che dovrebbe unirci nel rifiuto della violenza, della censura e dell’ingiustizia. Non può essere invocata selettivamente, ignorando altresì – o peggio disprezzando – il coraggio di quei cittadini israeliani che, dall’interno del loro stesso Paese, denunciano con lucidità e passione gli abusi del proprio governo. Una voce che merita ascolto e rispetto, non condanna o censura.

È infine grave che tutto ciò provenga da un membro del Consiglio regionale della CORSI, l’organo che rappresenta la popolazione della Svizzera italiana all’interno della SSR e che dovrebbe farsi garante del pluralismo d’espressione e di opinione nella Svizzera italiana. Una posizione così sistematicamente ostile alla libertà di stampa dovrebbe preoccupare l’intera CORSI e i suoi organi dirigenti.

In un momento storico in cui le libertà fondamentali sono messe alla prova, anche in contesti democratici, è utile ricordare che la libertà di opinione e di stampa non sono un dettaglio. È la base su cui si regge ogni democrazia. Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a Roberto Antonini, e a tutte le giornaliste e i giornalisti che svolgono il loro lavoro con serietà e indipendenza.

Il ringraziamento di Roberto Antonini
Vorrei brevemente ringraziare tutte e tutti i firmatari dell’appello a mia difesa che ha ottenuto un successo molto ampio di cui ho difficoltà a capacitarmi. Mi fa naturalmente molto piacere, ma soprattutto lo interpreto come una difesa della libertà di stampa e di espressione. Un rifiuto della logica delle lobby e delle pressioni che riguarda più che la mia persona, la professione che esercito. Ha dunque una valenza collettiva e credo che aiuterà tanti colleghi ma anche persone che esitano a render pubbliche le loro opinioni a trovare forza e coraggio per mantenere sempre la schiena ben dritta. La censura e autocensura sono realtà reali in ُnella Svizzera italiana. Le accuse, ripugnanti, di antisemitismo a chi muove critiche al governo di Israele guidato da un criminale latitante (lo dice il mandato di cattura della Corte Penale Internazionale) servono proprio a intimidire. Sì tratta ora di continuare con convinzione a promuovere, senza pregiudizi, la difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Ognuno di noi può dare il suo contributo, come ampiamente dimostrato proprio in questi giorni, con il risveglio tardivo ma importante, della classe politica. Di nuovo: grazie!
Elenco dei firmatari e delle firmatarie

A Marca Sabrina, Acocella Mariantonietta, Agosta Attilia, Agostinetti Arianna, Agostinetti Elia, Agueci Gaetano, Aiolfi Claudia, Al Osta Ahmad, Al-Barafi Priscilla, Albergati Nicola, Albergati Noè, Albergati Zita, Albergoni Paolo, Alberti Sofia, Albertoni Federico, Albeverio Christian, Albisetti Nicola, Albisetti Renata, Albisetti Sergio, Albizzati Zepp, Alderisi Gabriella, Alemanni Francesco, Alfonsi Marco, Allenbach Anna, Alleoni Carla, Alliata Marco, Alves Barreiro Daniele, Amato Mario, Ambrosetti Chiara, Ambrosetti Giorgio, Ambrosetti Marina, Ambrosetti Silvia, Ambuehl Liz, Anastasi Ilaria, Andreoletti Fiorenzo, Andreoletti Maria Louisa, Andreoli Irene, Andreoli Ivano, Angotti Anna, Antognini Claudia, Antognini Luciana, Antognini Piero, Antognoli Ilaria, Antonini Chiara, Antonini Elena, Antonini Lorenzo, Antonini Luvini Micaela, Antonini Mattia, Antonini Mauro, Antonini Paola, Antonini Patrizia, Antonini Pietro, Antonini Raffaele Stefano, Anzani Sophia, Araya Vania, Ardia Alessandra, Ardia Foe, Ardia Mary, Arduini Paola, Arigoni Alejandro, Arigoni Carolina, Armati Sandra, Armati Sarina, Arnaboldi Tiziana, Arnold Elisabetta, Arrigoni Gisela, Arslan Fidan, Assandri Longoni Marinella, Astolfi Astrid, Attanasio Heusser Maria Liliana, Aviles Domingo, Avilès Gregorio, Avilés-Nani Daniela, Bacchini Elda, Baciocchi Antonella, Baciocchi Flavia, Baechtold Daniela, Bagutti Sara, Baiardi Valenghi Silvia, Baig Usmam, Baig Usman, Baldini Roberta, Balestra Brenno, Balestra Bruno, Balestra Daniela, Balestra Giovanni Battista, Ballarini Pierluigi, Balmelli Aldo, Balmelli Katia, Balmelli Simone, Balsiger Sandra, Bandecchi Natascia, Barabino Marica, Baragiola Giampaolo, Baranzini Giorgio, Baratti Danilo, Barazzoni Nicoletta, Barbato Fuentes Franco, Barchi Doris, Barchi Michele, Bardelli Francesco, Bardelli Michele, Barella A., Baroni Franco, Baroni Irene, Baroni Maria, Barras Alessio, Barras Charles-V., Barras Sarah, Barrera Antonella, Barrera Nadia, Barzaghini Miriam, Barzi Cristina, Battaglia Branka, Battaini Giorgio, Bauer Anna, Beccarini Claudia, Becci Giuseppina, Beffa Claudia, Belfiore Patrizia, Bellanca Daniela, Belli Alberto, Belli Simona, Bellotti Gabriella, Belotti Fernanda, Beltrametti Fulvia, Beltrametti Luisa, Beltrametti Marco, Beltrametti Maria, Beltrami Nicola, Beltrami Rita, Beltraminelli Fabio, Benazzi Matteo, Benazzi Melanie, Benelli Manuela, Benzi Ginevra, Benzoni Daniela, Benzoni Giovanni, Benzoni Marisa, Beretta Adriana, Beretta Piccoli Anna, Bergamini Dario, Berger Anouk, Berger Bianca, Berger Emma, Bergomi Bruno, Berla Daniela, Berla Francesco, Berla Luca, Bernardi Adriana, Bernardi Brenno, Bernardi Marion, Bernardi Tobia, Bernasconi Angela, Bernasconi Augusto, Bernasconi Barbara, Bernasconi Bedulli Francesca, Bernasconi Cecilia, Bernasconi Enia, Bernasconi Enrico, Bernasconi Gianandrea, Bernasconi Igor, Bernasconi Lisa, Bernasconi Mariapia, Bernasconi Michele, Bernasconi Nicola, Bernasconi Odilla, Bernasconi Paolo, Bernasconi Spinedi Ivana, Bernasconi-Pilati Michela, Bernasconif Flavia, Bernegger Guenda, Beros Rozalija, Bersacola Sandra, Berta Adriano, Berta Alessandra, Berta Daniela, Berti Marina, Bertini Francesco, Bertini Sabrina, Bertocci Alberto, Bertocci Brunella, Bertogliati Elena, Bertola Lina, Bertoletti Gabriele, Bertoli Manuele, Bertone Alice, Bertoni Giuseppe, Besomi Ottavio, Besomi Petra, Besomi Raffaele, Bettelini Barbara, Bettelini Davide, Bettelini Lurà Paola, Bettelini Stefano, Bevilacqua Fabiano, Bezzola Graziella, Biaggi Francesca, Biaggi Marisa, Biaggi Ornella, Bianchera Mario, Bianchetti Marco, Bianchi Caterina, Bianchi Cesare, Bianchi Clelia, Bianchi Daniele, Bianchi Danilo, Bianchi Enrica, Bianchi Grazia, Bianchi Monique, Bianchi Rocco, Bianchi Rossella, Bianconi Norma, Bianconi Vanni, Bianda Alberto, Bignasca Laura, Bignasca Samuele, Bignotti Eva, Bignotti Luciano, Binaghi Maurizio, Binda Alessio, Bindella Nadia, Binek Krysia, Biscontin Carlo, Biscontin Correa Lorenza, Biscontin Guido, Biscossa Anna, Biscossa Beatrice, Bissegger Meret, Bitto Rosa, Blanc Fabrizio, Blanc Sylviane, Blatter Adele, Blatter Gomez Sarah, Blatter Sofia, Blonk Sophie, Blumetti Daniela, Boiani Marcella, Boiani Romina, Boila Zeno, Boldini Gianna, Bollini Barbara, Bomio Alessio, Bomio Giuseppe, Bomio Simona, Bonardi Alessia, Bonardi Gianni, Bonardi Martino, Bonardi Sen. Gianni, Bonato Cristina, Bonato Knuchel Roberta, Bonetti Dario, Bonetti Ilaria, Bonetti Monica, Bonini Massimo, Bonsaver Francesco, Bonsignore Grazia, Bontognali Martina, Boo Haddad Mariapaola, Bordini Yuri, Bordogna Lara, Bordoli Christian, Bordoli Gianni, Bordoli Giorgia, Borelli Enrico, Borghi Barbara, Born Carlo, Born Vincenzo, Borsoi Luciano, Boschetti Simona, Bosco-Von Allmen Monique, Boscolo Lisa, Bosia Lisa, Bosia Olivier, Bossi Gaia, Bossi Lloyd, Botta Alexandra, Bottani Arnoldo, Bottani Giulia, Bottani Nicola, Bottani-Villa Laura, Bottarelli Gandola Cinzia, Bottinelli Laura, Bouchat Adriana, Bourgoin Samantha, Bozzini Claudio, Bozzini Veronica, Braendli Stefania, Branca-Masa Federica, Brantschen Elisa, Brazzola Francesca, Brazzola Simon, Bredi Farina Margherita, Brem Eveline, Brenna Eliana, Brenni Giorgio, Brenni Ornella, Brera Sonia, Briacca Mauro, Brivio Sergio, Broggi Alessandra, Broggi Liliana, Broggi Marzio, Broggi Patrizio, Broggi Vescovi Giulia, Broggini Probst Catia, Bronz Matteo, Brugnano Sara, Brunati Anna, Brunati Letizia, Brunelli Alessandro, Bruno Roberta, Bucci Giuseppe, Bucciarelli Sara, Bucher Lucio, Bucher Regina, Büchler Marco, Buffi Doriano, Bugno Corrado, Buletti Chiara, Buletti Paolo, Buletti Sandra, Buloncelli Chiara, Buloncelli Francesco, Bulotti Nicola, Burà Gisella, Buttafuoco Marco, Butti Ferril Daniela, Buzzi Atteo, Buzzi Francesco, Buzzi Gilardi Sheila, Cabezas Baena M. Mercedes, Caffi Stefania, Caglioni Donata, Caiata Maria, Caimi-Telleschi Alessandra, Cainero Ferruccio, Cairoli Fabrizia, Calanchina Luz, Calanchina Salvatore, Calcagno Francesca, Caldelari Daniele, Caldelari Renzo, Callera Cheistian, Camenisch Giancarlo, Camenisch Yvonne, Cameroni Alessandro, Cameroni Marco, Cameroni Patrizia, Campagiorni Giuseppe, Campana Andrea, Campana Lorenza, Campana Mirarchi Francesca, Campana Nathalie, Campari Giovanni, Campari Nicola, Campari Vella Marialuisa, Campoli Daniele, Camponovo Caroline, Camponovo Claudio, Camponovo Fabio, Camponovo Jared, Camponovo Lucia, Camponovo Saskia, Çamyurdu Serkan, Canali Alberto, Candolfi – Guerra Katja, Candolfi Patrizia, Candolfi Simonetta, Canetta Maurizio, Canetti Liliana, Canevascini Alfa, Canevascini Mario, Canevascini Mauro, Canevascini Michela, Canevascini Paolo, Canevascini Venturelli Simona, Canonica Augusto, Canonica Martina, Canova Manuela, Cantù Marcello, Caola Nicole, Capelli Gabriele, Capobianco Barbara, Capoferri Adelaide, Cappelletti Nicola, Cappellini Tarolli Claudia, Caratti Dolores, Carattini Marco, Carbini G.Andrea, Carbone Ezio, Cardelli Francesca, Carenzio Sala Elia, Cariaga Sara, Carloni Giacomo, Carloni Luigia, Carminati Manuela, Carminati Silvana, Carmine Veronica, Carnielli Graziano, Carobbio Ateo, Carobbio Maria Elena, Carobbio Raffaella, Caroli Alessandro, Caroli Carla, Caroli Ennio, Caroli Veronica, Caron Biaggi Elena, Carrara Costa Valeria, Carrara Lorenza, Carrara Valeria, Carrasco Edo, Casagrande Fabio, Casanova Fabio, Casari Luigi, Casari Marisa, Casarin Stefano, Casasopra Bonaglia Matilde, Cascio Margherita, Casellini Cristina, Casellini Elena, Casellini Paolo, Cassina Amedeo, Cassina Antonella, Cassina Sara, Cassina Tiziana, Cassinari Manuela, Castelletti Ileana, Castelli Carmen, Castelli Cavadini Claudia, Castelli Vania, Castori Angelo Gabriele, Castori Carla, Cattaneo Anna, Cattaneo Benno, Cattaneo Berett Patrizia, Cattaneo Fabio, Cattaneo Mariella, Cattaneo Marta, Cattaneo Rossi Claudia, Cattaneo Sonia, Catti Danilo, Cavadini Alice, Cavadini Boris, Cavadini Emma, Cavadini Fabiano, Cavadini Mattia, Cavadini Milo, Cavagna Silvana, Cavallaro Giampaolo, Cavalli Franco, Cavalli Gianfranco, Cavalli Maria Teresa, Cavalli Samuele, Cavallini Grazia, Cavani Franco, Cavargna Mattia, Caverzasio Hug Daria, Ceccarelli Giovanna, Celio Manuela, Cellina Roco, Cellina Saira, Cellina Sara, Cellini Manuela, Censi Luigi, Ceppi Agar, Ceppi Fabrizio, Ceppi Maria Silva, Ceppi Pierino, Ceppi Sonia, Cereghetti Daniele, Cereghetti Elena, Cereghetti Giovanni, Cereghetti Iva, Cereghetti Mariam, Cerri Caterina, Cerri Maurizio, Cerri Olmo, Cerutti Giorgi Monica, Cerutti Marco, Cervini Dinorah, Cesalli Stefano, Cetintas Manuela, Charbon Isabella, Charbon Silvana, Charles Hélène, Cheaitani Claudia, Cheda Alice, Chiaruttini Massimo, Chiaruttini Maurizio, Chierichetti Fabio, Chiesa Anna, Chiesa Gianfranco, Chiesa Linda, Chinotti Boschetti Monica, Christe Anna, Christe Chiara, Christe-Pedrazzi Mariadele, Christen Daniel, Christr Marc, Cienfuegos Camilo, Cima Nico, Cima Pace, Cincioni Loredana, Ciocco Daria, Ciocco Daria, Cioldi Fabrizio, Cipolla Maria, Clementi Lorenzo, Clericetti Giuseppe, Cocchi Ghielmi Francesca, Codecasa Francesco, Codispoti Vittoria, Codoni Johnny, Codoni Rita, Colla Jean-Claude, Collenberg Piccoli Sandra, Collura Lia, Colmegna Fantoni Natalia, Colmegna Tina, Colombi Bagutti Paola, Colombini Mauro, Comensoli Fosca, Comolli Filippo, Conciatori Antonio, Conconi Elio, Conejeros Tania, Conforti Mario, Consagra Daniela, Consonni Bianchi Simona, Consonni Paola, Contessi Mumima, Contestabile Mila, Conti Ferrari Rachele, Conti Sara, Conti Sebastiano, Conti Tiziano, Corica Diana, Cornaro Simone, Correa Hernan, Corrent Paola, Cortesi Nadir, Corti Graziella, Corti Maurizio, Coruzzi Angela, Costa Daniele, Cotti Alberto, Cotti Rita, Cozzaglio Ivan, Crei Sylvie J., Cremona Eleonora, Crespi Aldina, Cristini Franco, Crivelli Aurelio, Crivelli Elena, Crivelli Lorenzo, Crivelli Nadia, Crivelli Norberto, Crivelli Roberto, Crivelli Sonja, Croci Maspoli Berno, Croci Torti Alberto, Croci Torti Alice, Croci Torti Maris, Csmpagiorni Patrizia, Csontos Susanna, Curti Michele, D’alessandro Ilenia, D’auria Aline, D’orlando Monica, D’urso Gemma, Dadò Annamaria, Dafond Tazio, Dal Mas Mara, Damiana Chiesa, Danzi Duccio, Danzi Luca, Danzi Massimo, Davi Luigi, David Mattea, David Monica, Dazio Gottardo, Dazzi Anna, De Bernardo Oppy, De Biasio-Fluck Gabi, De Bitonti Antonio, De Blasi Daniele, De Carli Lorenzo, De Carli Mirto, De Cunto Emanuele, De Giacomi Cyrill, De Giacomi Giuseppe, De Giacomi Riccardo, De Girolamo Olimpia, De Gottardi Daniela, De Gottardi Lorenza, De Lima Priscilla, De Lorenzi Piergiorgio, De Lorenzi Renato, De Marco Laura, De Maria Renzo, De Marta Elda, De Martino Chiara, De Paris Mirella, De Pietro Carlo, Deambrosi Roberta, Debernardi Maria Grazia, Decarli Stella, Def Momo, Defanti Luisa, Degiovannini Patrizia, Degli Antoni Vittorio, Del Ponte Flavio, Del Prete Christina, Del Romano José, Delcò Paola, Delcò Prisca, Dell’agnola Daniele, Dell’ambrogio David, Dell’ambrogio Martino, Dell’ambrogio Michele, Dell’era Emilia, Della Bruna Guido, Della Santa Ettore, Dellavedova Pascal, Delmenico Daniela, Delorenzi Gianni, Delorenzi Marisa, Delorenzi Milena, Delucchi Monica, Demarchi Gladys, Demaria Aida, Demaria Pier Franco, Demaria Yannick, Demarta Chiara, Demartini Tanja, Demichelis Lelio, Derada Tania, Deslarzes Patrick, Destefani Francesca, Destefani Giorgio, Devittori Darno, Devoto Costanza, Di Carlo Calogera, Di Maio Davide, Di Maio Manuela, Di Marco Barbara, Di Nardo Verena, Di Rienzo Annalisa, Di Ubaldo Cristina, Di Virgilio Lara, Diday Monique, Dignola Chiara, Dignola Mare, Dionisio Giancarlo, Diserens Erika, Dolfini Bea, Domenighetti Guido, Donadini Sandro, Donati Franca, Donati Laura, Donato Francesca, Dones Elvira, Dones Vasco, Dordoni Simone, Dosi Davide, Dota Arabella, Dotta Sheila, Dotti Renzo, Dozio Bernasconi Renata, Dozio Fabio, Dozio Renata, Driussi Gian Paolo, Driutti Luca, Droz Sabrina, Duchini Orio, Dülli-Quadri Françoise, Durini Mauro, Durish Ivo, Duvillard Marc, Dux Eva, E. Muriel, Eggenschwiler Romain, Egli Claudio, Egloff Michele, Eitouni Mouna, El Araby Omar, Elavumkudy Suraj, Elsbeth Petrucci, Emery Nicola, Engeler Dario, Engelhardt Paola, Ercegovich Kate, Erez Boas, Ermotti Eloisa, Ermotti Paolo, Ermotti-Lepori Maddalena, Fabrizio Quadranti, Falconi Carla E Celestino, Falconi Leila, Falconi Paola, Fanciola Riccardo, Fantuzzi Marco, Faoro Gianfranca, Faoro Valerio, Farina Paolo, Farine Jean-Luc, Fasani-Snozzi Zaira, Fava Davide, Fawaz-Bannwart Meret, Fazioli Michele, Felicioni Alba, Felicioni Alessandra, Femminis Doris, Fenini Patrizio, Fennich Andreoletti Samya, Fenzi Simmen Paola, Fenzi Valentina, Ferla Luisoni Isabel, Ferrando Stefano, Ferrari Aurelio, Ferrari Carla, Ferrari Crivelli Nadia, Ferrari Diana, Ferrari Fabio, Ferrari Francesca, Ferrari Gabriella, Ferrari Gamba Morena, Ferrari Giosi, Ferrari Luisa, Ferrari Marveggio Chiara, Ferrari Matteo, Ferrari Michela, Ferrari Paola, Ferrari Pavan Stelia, Ferrari Pini Elena, Ferrari Revelli Maria Adelaide, Ferrari Rossini Carolina, Ferraro Sarah, Ferrata Claudio, Ferrazzini Marco, Ferreira Angela, Ferretti Cristian, Ferretti Enrico, Ferretti Loreda, Ferretti-Induni Patrizia, Ferri Claudio, Fettolini Erina, Fibbioli Rigotti Cinzia, Fichera Roberto, Fiechter Aron, Figini Dana, Figlia Tullio, Filippini Andolfo Angela, Filippini Ludovica, Filippini Massimo, Filipponi Fiorella, Filipponi Marisa, Filliger Claudio, Filliger Filippo, Fior Ivan, Fiorini Carmela, Fiorito Federico, Fioroni Bruna, Fioroni Georgia, Fiscalini Elena, Fiscalini Tamara, Fischer Monika, Fitze-Rossi Paola, Flagiello Sara, Foglia Cristina, Fogliani Alda, Foletti Marco, Foletti Marilisa, Folli Matilde, Fontana Bollini Vittoria, Fontana Flavio, Fontana Giovanni, Fontana Letizia, Fontana Liliana, Forini Danilo, Formenti Federico, Formenti Luisella, Fornara Liù, Fornaro Carlo, Fornasier Sandra, Fornera Alberto, Forni Beatrice, Forni Boila Patrizia, Forni Giulia, Fortunato Christian, Fosanelli Irina, Fosanelli Ivano, Fovini Valeria E Daniele, Franchini Carla, Franchini Federico, Franchini Giulia, Franchini Paola, Franco Romerio, Fransioli Giorgio, Franzi Marco, Franzoi Tiziano, Franzoni Doris, Franzoni Fredy, Franzoni Giulia, Fraschina Cora, Fratini Giulia, Fratini Irene, Fratini-De Sandre Aurora, Frigeri Alessandro, Frigeri Mauro, Frigerio Amalia, Frigerio Cecilia, Frigerio Ferruccio, Frigerio Marina, Fritzsche Sebastian, Fumagalli Fabio, Fumagalli Flavio, Fumasoli Gemma, Gabaglio Francesco, Gabi Nadia, Gada-Barenco Simona, Gaffuri Sara, Galbiati Cristina, Galbiati Paolo, Galbusera Giacomo, Galbusera Nives, Galetta Vincenza, Galetti Patrizia, Galfetti Alessandra, Galfetti Mariangela, Galfetti Susanna, Gallacchi Massimo, Galletti Giacomo, Galli Gianluigi, Galli Giovanni, Galli Marco, Galliciotti Paolo, Gallmann Rosa, Gallmann Sandra, Gallo Alessio, Gamboni Denise, Gamboni Giovanna, Gamboni Mariapia, Gamboni Vasco, Gandolla Alberto, Garcia Cynthia, Garganigo Gérard, Gargantini Giangiorgio, Garobbio Milena, Garzoli Cecilia, Garzoli Pietro, Gatti Luca, Gaudiano Vincenzo, Gauro Ermete, Gava Lea, Gavin-Müller Alessandra, Gazzani Federica, Gehrig Marlyse, Gehring Françoise, Geiler Caroli Delta, Geiler Enrico, Geiler Rinaldo, Gemnetti Francesca, Gemnetti Nicoletta, Genasci Pasquale, Genini Giliola, Genini Martina, Genni Irene, Gentile Melanie, Gerster Michael, Ghielmetti Franco, Ghielmi Giacomo, Ghielmini Enea, Ghielmini Gloria, Ghielmini Silvia, Ghiggia Monique, Ghin Angelo, Ghiringhelli Andrea, Giacchetto Rita, Giacometti Livia, Giacomini Maria Grazia, Giambonini Monica, Giambonini Piergiorgio, Gianantonio Claudio, Giandeini Giuliana, Gianella Michela, Gianella Pia, Gianella Simone, Gianelli Roberto, Giani Patrizia, Gianinazzi Alberto, Gianinazzi Pablo, Gianini Arnaldo, Gianini Doretta, Gianini Elia, Gianini Fiorenzo, Gianini Graziella, Gianini Leandro, Gianini Marie-José, Gianini Wyss Stefania, Gianini-Moser Maria Rosaria, Giannattasio Giuli, Gianni Beretta, Giannini Daniela, Giannini Fabia, Giannini Lucia, Giannini Petra, Gianolli Francesca, Gianolli Pietro, Gianotti Beatrice, Gianotti Lara, Gianotti Nemorino, Gilardi Jacopo, Gillioz Mattia, Giobbi Alessia, Giordano Roncoroni Sonia, Giovane Daniela, Giovanettina Prisca, Giovannacci Lorenzo, Giovannini Andrea, Giovannini Mariella, Giovannini Nicoletta, Giovannoli Renato, Giovanoli Pietro, Gisimondo Nadia, Giudicetti Serena, Giudici Francesco, Giudici Silvana, Giugni Laura, Giussani Bruno, Gobbi Rosanna, Gobbi Tomaso, Goeggel Simonetti Barbara, Gonzato Esa Maria Teresa, Gonzato Francesco, Gotta Franco, Gottardi Sandra, Graf Andrea, Graf Anna, Graf Giorgio, Graf Letizia, Grandi Ellade, Grandini Giacomo, Grassi Davide, Greco Athina, Greco Cornelia, Greco Fabrizio, Greco Federica, Gregori Al-Barafi Mascia, Gregorio Ambra, Greppi Spartaco, Grignola Fabio, Grignola Yvonne, Grisetti Bontognali Sonia, Gronchi Luciano, Gronchi Luisa, Grossi Gianni, Grounauer Gabriella, Grounauer Stéphane, Guarneri Manuela, Gubbiotti Chiara, Gubser Andreas, Guenzani Giorgia, Guerra Pirisi Maria, Guerra Stefano, Guggisberg Adalberto, Guggisberg Aurora, Guglielmini Gabriele, Guglielmini Laura, Guglielmini Luca, Guidicelli Andrea, Guidotti Diego, Guidotti Gianni, Gusberti Bruna, Gusberti Lorenzo, Guscetti Monica, Guscetti Tiziano, Guttilla Marilena, Habi Nedzija, Haechler Papais Elena, Haener Jacqueline Marie, Hägler Paolo, Hauri Claude, Henzen Danusia, Herger Werner, Herz Luigi G., Hess Gabriela, Heusser Amina, Heutschi Brigitte, Heutschi Ingrid, Heydenreich Evita, Hildenbrand Paola, Hilpisch Sabrina, Hofmann Gianni, Hofstetter Anna Sarah, Holecz Francesco, Holecz-Calastri Marialaura, Honegger Huguette, Horisberger Roberto, Huentecura Quezada Isaías Lautaro, Hug Felix, Iaccarino Joris, Iadicicco Francesco, Indemini Gabriella, Isotta Cinzia, Isotta Stefano, Izard Cristina, Jadlaoui Boris, Jäggli Marco, Jäggli Mario, Jalkanen Melitta, Janett Camilla, Jansz Nelly, Jauch Paolo, Jeanguenat Chreih Sylvie, Jelmini Barazzoni Raffaella, Jermini Fabio, Jermini Marco, Joerger Annamaria, Johner Cristina, Jolli Federico, Joray Ingrid, Joray Nicolas, Jörg Filippo, Jörg Lorenza, Jörg Pablo, Jorio Alice, Jouanny-Morandi Avril, Julitta Mantovani Gabi, Julitta Michela, Juorno Barbara, Juorno Massimo, Juri Ferrazzini Monica, Jurietti Jvan, Kadak Lokman, Karasani Klodiana, Keles Semra, Keller Paolo, Kessler Erica, Kessler Julia, Khatir Reza, Kilcher Mara, Knechtle Francesca, Knobel Ray, Knuchel Justine, Knuchel Stefano, Koch Angeles, Kohler Eliana, Kohler Philippe, Koral Flavia, Kotkova Hana, Kral Carolin, Kubik Joel, Kuc Samed, Kuelen Vanessa, Kuthan Michelle, La Bardonnie Mathilde, La Mantia Gina, Ladarola Sara, Laffranchini Enzo, Lafranchi Filippo, Lafranchi Pittet Silvia, Lampietti Beatrice, Lancianesi Mauro, Landi Chiara, Lanfranchi Dylan, Lanfranchi Markus, Lanfranchi Sabine, Lanfranchi Silva, Laurenti Pia, Lazzarotto Daiano, Leggeri Lorenzo, Leidi Fabio, Lento Mattia, Leonardi Roman, Leoni Brunella, Leoni Camilla, Leoni Gianna, Leoni Novella, Lepori Antonia, Lepori Carlo, Lepori Chiara, Lepori Daria, Lepori Giovanna, Lepori Giovanni, Lepori Marino, Lepori Martino, Lepori Mattia, Lepori Natalia, Lepori Pietro, Lepori Rolando, Lettieri Mariantonietta, Leu Claudia, Leutwyler Brigitte, Lindt Monica, Liveriero Lavelli Cecilia, Livi Chantal, Locatelli Luca, Lodi Ilario, Loiacono Ava Fiorenza Natalia, Lombardi Alessandro, Lombardi Enrico, Lombardo Paola, Lonati Giovanna, Londino Teresa, Londono Isabel, Longo Mary, Lorenzetti Lucia, Lorenzetti Raf, Losa Franco, Lotti Alberto, Lubrini Willy, Lucchini Gabriele, Lucchini Walter, Ludwig Cainero Karin, Luisoni Aldo, Luisoni Alessandro, Luisoni Rosalidia, Lüönd Emma, Lupi Annamaria, Luppi Erica, Luque Pizzetti Alessandra, Luraschi Laura, Luraschi Zeno, Lurati Gabriele, Lurati Lisa, Lurati Tatiana, Lüthi Daniele, Lutz Felix, Lys Ursina, Maasz Florin, Macaluso Bressan Maria Grazia, Macconi Chiara Maria, Maceroni Alberto, Machado Francesca, Machado Malena, Maddaloni Tina, Maderni Lajko, Maeda Tizulu, Maeder Alejandro, Maeder Alessandro, Maestrani Mara, Maeusli Theo, Maffezzoli Luigi, Maffi Irene, Maffioli Lorenza, Maffioli Luna, Maffioretti Tito, Maggi Pellegrini Elisabetta, Maggini Lorenza, Maggio Dario, Magni Caltagirone Maurizia E Salvatore, Magni Eggenschwiler Maria Clara, Magon Sara, Maina Angelo, Maina Anna, Maina Martino, Maina Mattia, Maina Stefania, Mainardi Michele, Maino Hurst Pietro, Majek Rahel, Malacrida Annamaria, Malacrida Martina, Malandrini Milena, Malnati Davide, Mandelli Magda, Mandozzi Giuseppina, Manetti Doni, Mantegazza Mauro, Mantegazza Patrizia, Manzoni Francesca, Manzoni Franziska, Maranesi Augusto, Marangoni Giovanna, Marañón Itziar, Marazzi Brigitte, Marazzi Christian, Marazzi Roberto, Marazzi Savoldelli Cristina, Marcacci Marco, Marchesi Massimo, Marchionni Enzo, Marchionni Patrizia, Marcionetti Fosca, Marcionetti Marialuisa, Marcionetti Tarcisio, Marcoli Consuelo, Marcoli Paolo, Marcon Mauro, Marengo Riccardo, Maretti Bordoli Romana, Maretti Cristiano, Maretti Patrizia, Margnetti Alessandro, Margnetti Giuseppe, Maricelli Giovanni, Marina Frigerio, Marini Marini, Marino Federico, Mariotta Andrea, Mariotta Francesco, Martano Grigorov Anna, Martella Christophe, Martella Monique, Marti Alessandra, Martignoni Anais, Martignoni Andrea, Martignoni Enrico, Martignoni Francesca, Martignoni Lorenzo, Martinelli Francesca, Martinelli Pietro, Martinelli Remo, Martinetti Orazio, Martini Beniamino, Martini Gabriele, Martini Giovannoli Maria Sole, Martini Simonetta, Martinoli Franca, Martinoni Bea, Martinoni Fabio, Martinoni Leandro, Martinoni Milena, Martongelli Maurizio, Marty Mchauru Francesca, Marvin Giovanni, Marvin Isabella, Masera Arigoni Elena, Maspero Rossana, Maspoli Adriana, Maspoli Anna, Maspoli Claudia, Maspoli Michela, Maspoli Rebecca, Massari Margherita, Masserini Mariano, Masullo Fabio, Masullo Geraldine, Matasci Enrica, Matasci Joëlle, Matasci Lisa, Mathieu Jean-Yves, Matrab Jameela, Mattei Claudia, Mattei Elia, Mattei Franco, Mattei Germano, Mattei Giona, Mattei Jasmin, Mattei Lilith, Mattei Riccardo, Mattioni Marco, Mauri Alice, Mauri Fabrizio, Mauri Francesca, Mauro Candeago, Mayor Stefano, Mazza Michela, Mazzi Damotti Massimo, Mazzi Silvana, Mazzi-Damotti Niccolò, Mazzucchelli Biancamaria, Mazzuchelli Paolo Pam, Meaglia Pietro, Medici Arrigoni Isabella, Medici Gianmario, Medici Livia, Medici Reto, Medolago Giovanni, Medolago Martina, Meier Elena, Meier Regula, Meier Valentina, Meier Varela Sindy, Melani Gaddo Ottorino, Meli Antonietta, Meli Edy, Meli Graziano, Meloni Patty, Meneghini Sonia, Mengani Bettina, Menghetti Franco, Menghetti Mara, Menghetti Venanzio, Mengoni Luca, Mengoni Mattia, Mengotti Marisa, Meniconzi Alessandra, Mercolli Claudio, Merlini Fabio, Merzaghi Myriam, Merzari Damiano, Messi Barbara, Messina Pamela, Meyer Caterina, Meyer Gregorio, Micheletti Gilda, Micheli Durini Anna, Michitti Floriana, Milesi Filippo, Milesi Liliana, Miljkovic Milly, Mina Maria Luisa, Minetti Matteo, Minola Giovanna, Minoletti Martina, Minoli Claudia, Minoli Renato, Minotti Michelle, Mirarchi Vincenzo, Mismirigo Francesco, Mocettini Ugo, Molinari Flavia, Mombelli Claudia, Mombelli Dafne, Mombelli Franco, Mombelli Lorenzo, Mombelli Matteo, Mombelli Pegoraro Maria De Fatima, Mona Marco, Monaco Joe, Monaco Wanda, Mondada Raimondo, Mondada Silvana, Mondia Antonio, Mondis Lorenzs, Monetti Neria, Monn Lisa, Monteiro Maria, Montorfani Pietro, Montorfani Sergio, Montorfani-Berra Eliana, Moranda Corinne, Moranda Luigi, Morazzoni Marta, Mordasini Alessandra, Mordasini Silvia, Mordente Mila, Moreau Cecile, Morellato Nicola, Moreschi Alessandro, Moretti Carlo, Moretti Luca, Moretti Manuela, Moretti Marilena, Moretti Regula, Moretti Thea, Moretti Tiziano, Morgantini Alain, Morgantini Raffaele, Morinini Ariele, Morinini Cristina, Moro Giancarlo, Moro Ruth, Moser Andrea, Moser Iole E Franco, Moser Prisca, Mossi Lorenza, Mossi Nembrini Maura, Mossi Theo, Motta Corrado, Mottini Antonio, Mottini Lucia, Moussaoui Françoise, Mudry Claudio, Mueller Daniela, Müller Bettina, Müller Donadini Loredana, Mutti Silvana, Naef Duvillard Gaby, Narzisi Marco, Nava Anna Maria, Nava Giancarlo, Navarro Bolliger Nuria, Negri Lucio, Negri Marzio, Negroni Francesca, Nemiccola Fabio, Nesa Consuelo, Nessi Alberto, Nessi Antonia, Nessi Flavio, Nessi Vita, Nesta Lucio, Neves Ferraz Andréa, Nicol Paul, Nicola Cristiana, Nikolic Krahenbuhl Jelena, Noi Marco, Noseda Giorgio, Noseda Lorenza, Noseda Snider Margherita, Noseda Veronica, Nosetti Pietro, Notari Luana, Notari Luca, Noto Ciril, Nova Pierfranco, Oggier Donatella, Okle Laura, Oliveri Sebi, Olivotto Giada, Olvera Oldrini Clara, Onderka Milena, Ongaro Guido, Ongaro Luisa, Opreni Sharon, Orelli Facchini Lucia, Orelli Giacomo, Ortelli Spinedi Raffaella, Ortelli Valeria, Osterwalder Valeria, Ostinelli Amanda, Ostinelli Marcello, Ostini John Marlis, Ostini Loris, Ostini Sonia, Otupacca Alessandro, Pagani Antonella, Pagani Pozzi Titi, Pagnamenta Fausto, Pagnoni Vera, Palagi Silvana, Paltenghi Flavio, Pampuri Gianpiero, Pampuri Karin, Panizza Valeria, Panzera Caterina, Panzeri Flaya, Panzeri Luca, Paparelli Elisabetta, Parini Camilla, Parini Giotto, Parodi Marialuisa, Parolini G.Giacomo, Pasqietto Patrizia, Passardi Silvia, Patocchi Luca, Patocchi Pablo, Patocchi Pusterla Claudia, Patocchi Simonetta, Patriarca Mariadele, Pavone Nadia, Paydar Bavand Pour Cholley, Pea Carlo, Pea Ermanno, Pecoraro Leonardo, Pedotti Alissa, Pedrazzini Chiara, Pedrazzini Daniele, Pedrazzini Marialuisa, Pedrazzini Ottorino, Pedretti Regula, Pedrina Elisa, Pedrini Donatella, Pedrini Mariella, Pedrini Renato, Pedrini Rosanna, Pedrini-Stanga Lucia, Pedrinis Davide, Pedrioli Flavia, Pedroia Agnese, Pedroia Ornella, Pedroli Luciana, Pedrolini Luca, Pedrolini Simonetta, Pedroni Virginio, Peduzzi Elisabetta, Peduzzi Francesco, Peduzzi Monica, Peduzzi Nicoletta, Peduzzi Sandro, Pegoraro Mario, Pellanda Boris, Pellanda Elena, Pellandini Cristina, Pellandini Fosca, Pellandini Paola, Pellegrini Marina, Pelli Ciriello Stefania, Pelli Mattia, Pellini Marina, Pennella Emilia, Pennella Luca, Perego Giulia, Perozzi Marco, Perrenoud Jennifer, Perri Nicola, Perucchi Fiorella, Perucchi Manuela, Pessina Donatella, Pestoni Fabio, Pestoni Grazia, Pestoni Sergio, Peter Ursula, Peterhans Costa Afra, Peterhans Lisa, Petraglio Marisa, Petrini Valentina, Petrocchi Emma, Petrocchi Michel, Piacenza Simona, Pianezzola Emery Anna, Piattini Ira, Piattini Paolo, Piazza Antonella, Piazza Daniele, Piazza Jocelyne, Picchetti Eveline, Picchetti Rolando, Piccioli Massimo, Pichler Fiorenzo, Pierobon Jessica, Piffaretti Adriana, Piffaretti Gabriele, Piffaretti Laura, Piffaretti Monica, Piffaretti Oliviero, Pinchetti Nicola, Pinesi Leila, Pinho Cristina, Pini Gerda, Pini Gianfranco, Pini Simona, Pintos1 Rafael, Pisapio Selene, Pizzelli Antonia, Pizzelli Piera, Pizzetti Luca, Pizzetti Sascha, Pizzicannella Alessio, Pizzo Maria, Plakoudakis Maya, Plebani Zappa Angela, Poggi Barbara, Poggi Luisa, Poggiali Patrizia, Poggiati Paolo, Poli Cappelli Cristiano, Polli Graziella, Polli Melanie, Polli Stefan, Pollini Fausto, Pollini Lucia, Pollock Sebastiano, Pomari Roberto, Pongan Stefano, Ponsetti Giuseppe, Pool Olimpia, Poretti Alice, Poretti Franca, Poretti Licia, Pouilly Emmanuel, Pozzi Andrea, Pozzi Cosima, Pozzi Del Bello Marcella, Pozzi Fausto, Pozzi Monica, Pracalicq Aida, Prata Antonio, Prati Barbara, Prati Luciana, Predja Brigitte, Primicerio Margherita, Prinz Gernot, Pronini Agustoni Fabiana, Pronini Angelo, Pronini Paola, Pronzini Giusy, Pronzini Matteo, Proserpi Isabelle, Pugno Alessandro, Pulfer Cristina, Pulino Rodolfo, Pungg Gerster Cilya, Pusterla Fabio, Pusterla Gianantonio Eliana, Pusterla Patrizia, Quadri Claudia, Quadri Cristina, Quadri Gabriele, Quadri Geo, Quadri Melania, Quadri Neda, Quadri Pier Luigi, Quadri Raffaella, Quarenghi Lorenzo, Quarta Alfredo, Quarta Silvia, Quatraccioni Laura, 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Dazi Usa-Ue: la guerra di Trump

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 

Ma dov’è Giorgia (intesa come Meloni)? Dov’è Viktor (l’Orbán di Budapest)? Dove sono gli ammiratori ideologici (sempre più numerosi e vocianti al di qua dell’Atlantico, Svizzera compresa)? Insomma, dove sono finiti tutti i volonterosi “pontieri” che avrebbero dovuto mettersi all’opera per accorciare le distanze fra le due sponte dell’Atlantico, Usa-Europa? Giocano a “babbo morto”. Cioè fanno finta di non esserci. Perché contrastare l’iroso monarca di turno, non si sa mai.

Così, come un fulmine a ciel tutt’altro che sereno, ecco che Mr. President, the Donald, si esibisce in un’altra pedata delle sue contro l’Europa. Solita promessa del tycoon, musetto imbronciato, postura d’occasione: “l’UE è nata per fregare l’America” (agli storici si accappona regolarmente la pelle). E solita minaccia: “Dal primo giugno, un bel 50% di dazi su tutte le merci esportate dall’Unione Europea verso gli Stati Uniti”. E che i doganieri yankee (risparmiati dalle forbici del “forse dimissionario” Elon Musk) si preparino a un po’ di lavoro supplementare.

Da questa parte dell’Atlantico, reazioni disordinate: non tutte le ‘nostre’ Borse ricadono nel caos (almeno fino a venerdì sera, stamane chissà); non tutti i commenti sono nel segno della pacatezza (“è il solito commerciante che gioca al rialzo fin che può”); non tutti i politici europei seguono la linea di Bruxelles (“siamo pronti a tutto, ma intanto continuiamo a negoziare”, dal noto vocabolario democristiano).

Intanto gli “aruspici” della finanza, che esaminano le viscere riemerse del “boss” americano, cercano di aiutarci a capire le ragioni della nuova mossa. Primo: non sarebbe Trump se non facesse un po’ di casino. Secondo: stavolta fa sul serio, perché la riduzione delle tasse decisa con un solo voto di maggioranza dalla Camera USA dei rappresentanti (riduzione più in favore dei ricchi che della classe media, anche stavolta) va compensata con parecchie entrate extra e dunque che siano gli europei a sborsare. Terzo: l’Unione europea non ha ancora capito che al presidente sta a cuore, ma proprio tanto a cuore, che i giganti tech, suoi amici padroni americani della rete e dei social, vengano fiscalmente aiutati. Quarto: questa pletora di Stati del vecchio continente che pretendono di trattare con una voce sola (Commissione di Bruxelles) sono inverosimili e faticosi, sarebbe molto più vantaggioso poter affrontare singolarmente i 27 membri del Club (più forza negoziale). Infine, per dirla tutta: l’UE non è forse la principale “nemica” degli Stati Uniti e della Russia, a cui oltretutto rompono “un pochino” sul futuro dell’Ucraina.

Manca qualcosa? Certamente. Ma meglio fermarsi qui. Tanto ci penserà “lui” ad allungare l’elenco. A “lui” che dopo il ritorno alla Casa Bianca già vanta grosse entrate economiche private (Bitcoin, brusche frenate borsistiche con debito preavviso agli amici finanziatori, affarucci vari dalle parti degli Emirati arabi) ma anche qualche grattacapo presidenziale: l’America super-indebitata deve raccogliere ogni anno duemila miliardi di prestiti in più, la voragine di bilancio USA non è solo opera sua ma nel primo mandato ci mise molto del suo, e ancora sta scavando; il dollaro scivola, i rendimenti dei titoli di Stato continuano a salire, gli investitori stranieri acquistano meno.

Scritto per laRegione


Una democrazia non può essere silenziosa

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 

Sabato scorso, grazie alla determinazione politica e morale di un gruppo di cittadine, quasi cinquemila persone hanno manifestato a Bellinzona per chiedere al Consiglio federale di prendere finalmente posizione su quello che, a tutti gli effetti, si configura come un genocidio a Gaza. Spesso molte cittadine e molti cittadini svizzeri hanno dimostrato un coraggio civile, che è stato loro riconosciuto con grande ritardo. Al contempo, le ricerche degli ultimi decenni hanno mostrato come le nostre autorità abbiano avuto comportamenti di cui non andare fieri, di fronte a situazioni urgenti e drammatiche. E non è stato facile, per la Svizzera, riconoscere pubblicamente quegli errori. Il nostro Paese ha poi affermato con forza che simili sbagli non si sarebbero mai più ripetuti. Ha promesso che, sui principi fondamentali – come quelli sanciti dalla Convenzione di Ginevra, di cui la Svizzera è depositaria – non ci sarebbero mai più state deroghe. In nessun caso. Eppure la Svizzera, oggi, di fronte alla crisi di Gaza e della Cisgiordania, si ritrova in una posizione molto simile. Proprio venerdì, i media ticinesi riuscivano a strappare con difficoltà a Ignazio Cassis, in visita nel cantone, una presa di posizione che definire temeraria è un eufemismo: la presenza svizzera a Gaza – assicurava – c’è, ma è “discreta”. Discreta, sì. Talmente discreta da risultare invisibile. E davanti a una tragedia umanitaria di queste proporzioni, l’invisibilità è una forma di complicità.

Dopo le grida inascoltate delle organizzazioni umanitarie e della giustizia internazionale, si moltiplicano le prese di posizione nette da parte di governi occidentali. Appelli sottoscritti da molti Paesi democratici che non chiedono di schierarsi tra Netanyahu e Hamas, ma di difendere i diritti umani fondamentali della popolazione civile in un territorio in guerra. La Svizzera non ha aderito. E Ignazio Cassis non ha battuto ciglio. Anzi, insieme all’intero Consiglio federale, ci dileggia con un silenzio ostinato e codardo, che tradisce profondamente gli impegni presi di fronte alla storia. Tace davanti alla voce di migliaia di cittadine e cittadini che, con petizioni, lettere, appelli alle autorità e piazze piene, hanno chiesto una posizione chiara. Tace di fronte alle dichiarazioni congiunte di importanti Città elvetiche – che ci auguriamo vengano presto affiancate da molti altri Comuni e dai Cantoni. Tace, e in questo silenzio tradisce la democrazia, il principio di rappresentanza e un minimo senso di responsabilità politica. Sappiamo bene che Cassis ha rinunciato al passaporto italiano per poter essere sostenuto nella sua elezione a consigliere federale. Ma viene ormai da chiedersi se, nel frattempo, abbia rinunciato, da medico, anche al giuramento di Ippocrate. Perché altrimenti un atteggiamento tanto freddo e impermeabile alla sofferenza umana non si spiega. Ci si dirà: è la neutralità che lo impone. Ricordiamo però che proprio il nostro ministro degli Esteri, in più occasioni, ha illustrato con toni altisonanti la posizione della Svizzera sulla guerra in Ucraina, sottolineando che la neutralità non equivale a indifferenza: “Lo facciamo da Paese neutrale, ma non come un Paese indifferente e passivo: non interveniamo militarmente, ma proteggiamo il diritto internazionale; proteggiamo le vittime e proteggiamo valori che appartengono anche a noi” (Ignazio Cassis, 24.2.2022).

Eppure, la Svizzera non riconosce lo Stato di Palestina. Non riconosce i diritti umanitari di una popolazione martoriata. Non aderisce agli appelli che si moltiplicano – tra cui quelli della maggioranza degli Stati membri dell’Ue – e non fa nulla, se non temporeggiare. In un momento in cui ogni minuto è prezioso, la Svizzera resta immobile davanti all’arroganza e al disprezzo di chi si crede onnipotente. Forse il valore della giustizia non fa parte dei nostri valori fondamentali? O forse basta dichiararsi “democratici” per vedere protetta ogni nefandezza? La giornata di sabato ci ricorda che dobbiamo continuare a chiedere, con forza e determinazione, che il Consiglio federale dica con chiarezza che, per la Svizzera, i diritti umani sono assoluti, intangibili, e devono essere rispettati sempre – in ogni guerra, in ogni conflitto, da qualunque parte –. E che a ogni popolazione, senza eccezione, questi diritti vanno garantiti. È ciò che impone il diritto internazionale. È ciò che impongono le convenzioni di cui la Svizzera è custode. Solo così la Svizzera potrà davvero proporsi come interlocutrice di pace, come ha sempre voluto essere. Perché il minimo comune denominatore di una vera democrazia non può essere né l’interesse di pochi, né la menzogna, né la viltà. Una democrazia autentica si fonda sul bene comune, sulla trasparenza e sul coraggio di difendere la giustizia. Sempre.

Scritto per laRegione
Nell’immagine: Bellinzona, viale Stazione sabato 24 maggio


Il tempo scorre

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 


Europa, Trump fa slittare i dazi a luglio. Meloni è al lavoro su un vertice europeo

Lettera aperta di Francine Rosenbaum a Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera-Israele 

Di Ilario Lombardo, La Stampa

ROMA. Il famoso telefono dell’Europa, di cui si lamentava Henry Kissinger, finalmente ha squillato. Ieri sera il presidente americano Donald Trump e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen si sono sentiti. «Ottima telefonata – è il commento della leader tedesca. L’Europa è pronta a portare avanti i colloqui in modo rapido e deciso». È la prima telefonata avuta solo tra loro due, dal Liberation day, il giorno dei dazi celebrato da Trump. E certamente è un gesto di potenziale distensione per chi, come il tycoon, è riluttante a riconoscere la legittimità della leadership istituzionale della Unione europea. Vista dagli Stati Uniti l’irriverente battuta di Kissinger, lo storico segretario di Stato di Richard Nixon, è infatti perfettamente attuale per descrivere quella che a Washington considerano l’inerzia della burocrazia di Bruxelles. Troppi Paesi, troppe voci, nessuna offerta che Donald Trump possa tradurre nel suo vocabolario di rapace uomo d’affari: concessione e capitolazione.

Giorgia Meloni si considera una buona interprete dei modi e delle tecniche negoziali del presidente americano. Dice di sapere come parlargli, e su cosa puntare. La premier sta lavorando da tempo a un vertice per concretizzare un dialogo Europa-Usa sulle tariffe, ma adesso, dopo il rabbioso rilancio di Trump con la minaccia di dazi al 50% dal primo giugno, quell’appuntamento è diventato ancora più urgente. Le fonti che confermano l’indiscrezione si raccomandano di specificare che il vertice non è chiuso, ma l’intenzione è di riunirlo entro la prima settimana di giugno, prima del G7. «Perché bisogna dargli un segnale» è la convinzione di Meloni. Bisogna cioè stanarlo, normalizzare le sue uscite umorali, portarle sui binari di un negoziato più classico e formale.

La chiamata con Von der Leyen è una novità importante, preliminare a una nuova fase di trattative che potrebbero essere implementate da una riunione a livello europeo. «Per raggiungere un buon accordo, abbiamo bisogno del tempo necessario fino al 9 luglio» ha detto ieri la presidente della Commissione, riferendosi alla prima deadline di tre mesi concessa a inizio aprile da Trump . E Donald in serata ha detto sì, confermando il buon clima del colloquio: concesso un mese di proroga, di dazi si riparlerà per l’Europa in luglio.

Non è ancora deciso se il vertice sarà solo con i Paesi più grandi (che includerebbe la Polonia, presidente di turno della Ue) e Von der Leyen, o se sarà ristretta e ai tre europei che siedono al G7, Italia, Francia e Germania, più la leader dell’esecutivo Ue. Come non è chiaro se si tenterà almeno un videocollegamento con Trump. Questa settimana Meloni sarà a Bologna per l’assemblea di Confindustria, poi partirà per Uzbekistan e Kazakistan. Due tappe in Asia centrale già rinviate a causa della morte di Papa Francesco ma che certamente non ci volevano in questo momento di frenesia negoziale. Meloni è in contatto quotidiano con Von der Leyen. Sente lei e con ancora più frequenza si sente al telefono con l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, ex capo del Dipartimento della Sicurezza ed ex sherpa di G7 e G20, che dopo le dimissioni di gennaio è passata a ricoprire il ruolo di consigliera diplomatica di Von der Leyen. Meloni vuole tornare al ruolo di pontiera, al centro della scena con gli Usa, dopo le tensioni diplomatiche esplose con Emmanuel Macron.

La cerimonia di intronazione del nuovo pontefice, Leone XIV, l’ha aiutata a riprendere una visibilità diplomatica. La foto con lei al centro, tra il vicepresidente americano J.D. Vance e Von der Leyen non è rimasta senza conseguenze. Trump ha reinserito Meloni nelle telefonate con i leader europei sull’Ucraina, e la premier gli ha poi chiesto di allargare l’invito anche alla presidente della Commissione. È stato un primo importante passo anche per arrivare al colloquio di ieri sera. Il vertice sui dazi servirebbe a disinnescare Trump e, in chiave interna, spegnere la propaganda anti-Ue del vicepremier della Lega Matteo Salvini che in una completa estasi trumpiana due giorni fa si augurava proprio di trovare «qualcuno a Bruxelles con la linea collegata con gli Usa». Stando a quanto riferiscono fonti di governo, Vance sta dando una mano a Meloni. E così sta facendo Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione Ue . All’interno dell’esecutivo, lato Fratelli d’Italia, si sono persuasi che la mossa di Trump sia solo molto scenografica, perché in realtà vuole che l’Europa dia una risposta a stretto giro come hanno già fatto India, Giappone e Regno Unito. Nel concreto, ci si attendeva che Trump desse una proroga della scadenza del primo giugno e l’ok è arrivato. Quello che chiede è noto: più affari in Europa per le aziende americane, soprattutto quelle dell’automotive, delle industrie farmaceutiche e le Big Tech.