Nell'accavallarsi di posizioni, interferenze, distinguo, minacce, raccomandazioni e "piani di pace" la flottiglia avanza, e il momento della verità si avvicina
Dal nostro corrispondente dall’Italia
Io, cittadino italiano di lungo corso, mi vergogno di un governo e di un parlamento che si rifiutano di adottare sanzioni contro uno Stato che sta sterminando una popolazione inerme. Mi vergogno di un’Europa governata da imbelli guerrafondai, incapaci di scelte radicali di fronte al genocidio che si sta consumando giorno dopo giorno a Gaza, sotto i nostri occhi.
Io, giornalista da oltre mezzo secolo – sto parafrasando l’intervento di Andrea Ghiringhelli (Naufraghi/e del 25 settembre) – mi vergogno di appartenere a una categoria nella quale troppi colleghi manifestano incompetenza e ignoranza storica nei loro surreali talkshow televisivi animati, in nome di un presunto “politicamente corretto”, dal principio del “contraddittorio”, senza prendere posizione di fronte a una tragedia umanitaria che esige di schierarsi apertamente. Condivido quanto afferma Ghiringhelli: i diritti e la giustizia non sono più un riferimento della politica, almeno di quella politica – aggiungo io – che ha portato al potere, non soltanto in Italia, una classe dirigente sgangherata e parassitaria.
Anche al di qua di Chiasso le persone di buona volontà pensano che il presente abbia cancellato il passato. Lo hanno dimostrato centinaia di migliaia di uomini e donne, studenti, lavoratori, pensionati che lunedì 22 settembre hanno protestato sfilando pacificamente in otto città. Ma i giornali mainstream e le televisioni hanno dato spazio più agli incidenti (intenzionalmente provocati da qualche decina di esaltati col volto coperto) che alle motivazioni della protesta.
Mentre Gaza brucia e continua in quella terra la strage degli innocenti, il governo italiano è appiattito in modo vergognosamente servile sulle posizioni americane, con una presidente del Consiglio che si barcamena in mille giravolte pur di non irritare quel signore che siede alla Casa Bianca e che di insensate giravolte è il maestro assoluto, tanto da suscitare qualche dubbio sulla sua sanità mentale.
Ora che la Flotilla si avvicina alla mèta con i suoi coraggiosi “guerrieri di pace” suonano insopportabili le parole di Giorgia Meloni, che ha irriso quell’iniziativa: «Tutto questo è gratuito e irresponsabile, non c’è bisogno di rischiare la propria incolumità per consegnare degli aiuti a Gaza, aiuti che il governo italiano potrebbe consegnare in poche ore, quindi credo che vada fatto un richiamo a tutti alla propria responsabilità, particolarmente quando si tratta di parlamentari delle Repubblica italiana, pagati per lavorare con le istituzioni non per costringere le istituzioni a lavorare per loro».
Come non bastasse, ecco l’altra sparata: «Io non sono stupida: quello che accade in Italia non ha come obiettivo alleviare la sofferenza della popolazione di Gaza, ma attaccare il governo italiano. Trovo oggettivamente irresponsabile usare la sofferenza a Gaza per attaccare l’esecutivo».
Già. Tutti i partecipanti alla missione Gaza, provenienti da 42 paesi, oltre che dall’Italia e dalla Svizzera, ce l’hanno con Giorgia Meloni e allora rischiano la vita per fare dispetto al suo governo…
In questa gazzarra è intervenuto anche il presidente della Repubblica con un suo appello, che suona essere d’appoggio al governo: «Il valore della vita umana, che sembra aver perso ogni significato a Gaza, dove viene gravemente calpestato con disumane sofferenze per la popolazione, richiede di evitare di porre a rischio l’incolumità di ogni persona. A questo scopo e al fine di salvaguardare il valore dell’iniziativa assunta – valore che si è espresso con ampia risonanza e significato – appare necessario preservare l’obiettivo di far pervenire gli aiuti raccolti alla popolazione in sofferenza. Mi permetto di rivolgere con particolare intensità un appello alle donne e agli uomini della Flotilla perché raccolgano la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme – anch’esso impegnato con fermezza e coraggio nella vicinanza alla popolazione di Gaza – di svolgere il compito di consegnare in sicurezza quel che la solidarietà ha destinato a bambini, donne, uomini di Gaza».
È un invito indiretto a rinunciare e a tornare indietro, quello di Sergio Mattarella, espresso con parole prudenti e “felpate”, come è nel suo stile. Ma vien da chiedergli, di fronte ai pesanti rischi ai quali si espongono gli attivisti di Global Sumud Flotilla: perché non rivolgere un invito alla prudenza anche al primo ministro israeliano, sul quale pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità?
C’era un uomo che, dalla finestra affacciata su piazza San Pietro o dalla sedia a rotelle alla quale da tempo era costretto, denunciava con ostinazione ogni giorno – fino all’ultimo, Pasqua 2025 – la carneficina di Gaza: «Sono con voi, madri che versate lacrime guardando i vostri figli morti o feriti. Sono con voi, forzati a lasciare le vostre case, a vagare in cerca di una mèta per scappare dalle bombe. Questa è crudeltà, non è guerra». Tutte le sere telefonava a padre Gabriel Romanelli, titolare dell’unica parrocchia cattolica della Striscia, e, pure sfiancato dalla malattia, aveva espresso il desiderio di recarsi lui stesso a Gaza in visita pastorale. Quell’uomo si opponeva, con tutte le sue energie, anche ai piani di riarmo dell’Occidente.
Le sue erano parole forti. Non temeva di dire che una delle cause dell’invasione dell’Ucraina voluta da Vladimir Putin era «l’abbaiare della NATO alle porte della Russia». Non esitava a dare dei «pazzi» ai governanti che avevano accettato il diktat della NATO di alzare al 2 per cento del PIL le spese militari. Chissà che cosa avrebbe detto quando la percentuale è stata elevata al 5 per cento per ordine di Trump, subito servilmente ubbidito, esponendo molti Paesi – tra i quali l’Italia – a spese del tutto insostenibili. Non aveva paura di sfidare l’ipocrisia dei guerrafondai quando affermava che «è più forte chi vede la situazione, pensa al popolo e ha il coraggio della bandiera bianca e di negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali».
Insomma, non usava giri di parole o imbarazzanti silenzi di fronte all’abisso nel quale rischiavamo – e ancor più oggi rischiamo – di precipitare. Quanto mi manca papa Francesco!
Nell’immagine: Giorgia Meloni, “Tutto questo è gratuito e irresponsabile”