Tocca ai partiti di centro (perché la socialdemocrazia già lo fa) erigere un alto argine contro la destra. Tocca a loro smascherare i progetti tendenti a svuotare il diritto a manifestare nelle aree pubbliche
Di Jürg Müller-Muralt, Infosperber
Una nave arriverà! Ma non quella leggendaria nave che «la ragazza del Pireo» aspetta e che la cantante tedesca Lale Andersen canta nel 1960. Si tratta invece di quella dello zurighese Frank Binder, miliardario erede del gruppo farmaceutico Merck. Nel 2029 sarà pronta. Il più grande yacht del mondo sarà lungo 324 metri, quasi quanto la portaerei statunitense Gerald R. Ford (337 metri) e 51 metri più lungo del Titanic. Questo sogno galleggiante per super ricchi ospiterà 130 appartamenti di lusso, comprese piscine, teatri, cinema, biblioteca, ospedale, ristoranti, cantina, night club, palestre, centri benessere, elicotteri, sottomarini e altre cose utili.
Il giornalista americano e vincitore del Premio Pulitzer Evan Osnos ha recentemente dichiarato in un’intervista ai giornali Tamedia: «Un superyacht è in definitiva un’enclave mobile, un piccolo stato galleggiante. (…) Negli Stati Uniti alcune aziende promuovono apertamente concetti come quello dello “stato rete”, entità politiche che ricordano più club esclusivi che comunità. Accesso in cambio di capitale, appartenenza invece di cittadinanza. La fantasia di fondo rimane la stessa: isolamento, controllo, selezione».
Lontano dalla gente comune
Questi sono i sogni proibiti dei super ricchi e dei libertari: lontano dalla gente comune, dentro città di lusso isolate ed esclusive. Lo storico canadese Quinn Slobodian ha esaminato le idee e le pratiche di queste correnti libertarie radicali nel suo libro dal titolo eloquente «Capitalismo senza democrazia. Come i radicali del mercato vogliono smembrare il mondo in micronazioni, città private e paradisi fiscali» (Berlino, 2023). Egli mostra come le idee di questi circoli mirino a separare il capitalismo dallo Stato democratico.
Il punto di partenza è la tesi secondo cui numerosi pensatori e investitori libertari, del calibro del multimiliardario Peter Thiel, ritengono che libertà e democrazia siano incompatibili. Vogliono creare spazi in cui la logica di mercato possa funzionare senza controllo democratico. Ai loro occhi, lo Stato come meccanismo di regolazione e compensazione ha fatto il suo tempo. Partecipazione democratica, istruzione pubblica, diritti delle minoranze, diritti dei lavoratori, protezione dell’ambiente: tutta roba inutile.
Quota annuale invece di tasse
Le micronazioni e gli esperimenti statali libertari non sono idee nuove. La novità, tuttavia, è che «gli anarco-capitalisti e gli imprenditori stanno cercando di realizzare le loro utopie tecnologiche con molto più denaro», come si legge in un articolo dei giornali Tamedia. Spesso si sostiene che con queste città private si voglia replicare il successo di zone economiche speciali come Hong Kong e Singapore. Lì si creerebbe una prosperità che potrebbe riversarsi sulle aree circostanti.
Le città private, tuttavia, fanno un passo decisivo in più: «Queste città non sono governate dai politici, ma dalle aziende. Non ci sono tasse, ma i residenti pagano una quota annuale». Anche Donald Trump apprezza questa idea. Nel 2023 ha annunciato che, dopo la sua vittoria elettorale, avrebbe costruito dieci cosiddette Freedom Cities.
Una città privata nel paradiso delle palme
Esistono già esempi di città di questo tipo, come California Forever vicino a San Francisco, la città desertica saudita di Neom, o Prospera in Honduras. Nel novembre 2025, la SRF ha trasmesso un servizio al riguardo: «Città privata nel paradiso delle palme: come le élite tecnologiche cercano di sottrarre una città privata in Honduras al controllo dello Stato».
Ma non ci si accontenta solo di progetti sulla terraferma. Già nel 2008 Peter Thiel ha fondato il Seasteading Institute. Secondo la pubblicità sul proprio sito web, questo istituto persegue una variante radicale delle città private sotto forma di isole galleggianti completamente privatizzate: «Seasteading è il concetto di costruire insediamenti sul mare al di fuori della giurisdizione degli Stati nazionali esistenti. Poiché tutta la terraferma è già stata suddivisa, i mari offrono nuovi spazi in cui è possibile raggiungere una vera indipendenza e sperimentare nuovi modelli di governo più liberi.»
Struttura parallela allo Stato
Anche in Europa si sta lavorando da tempo a progetti di questo tipo. Ad esempio nella graziosa città di Döbeln, nella Sassonia Centrale. Qui ha sede la Cooperativa civica Mittelsachsen (BüG). Essa intende creare apertamente strutture parallele allo Stato, come si legge sulla sua homepage: «L’auto-organizzazione volontaria di cittadini determinati e quindi l’elusione dell’arbitrarietà statale aumenterà nella misura in cui diminuirà la fiducia nell’azione dello Stato. Questo approccio può essere ampliato e istituzionalizzato, attraverso la fondazione di una cooperativa civica. (…) La BüG offre una struttura parallela di convivenza come alternativa alle istituzioni esistenti. Nel senso di «vivere e lasciar vivere», essa sostiene la libertà contrattuale, la proprietà privata e l’economia di mercato».
«Le tasse sono un furto»
Secondo il quotidiano «Sächsische Zeitung», la cooperativa è sostenuta dall’iniziativa Atlas, di orientamento libertario di destra. Come cofondatore della cooperativa viene citato un certo Titus Gebel. Secondo Wikipedia, l’imprenditore e giurista tedesco è stato presidente del consiglio di amministrazione della holding Deutsche Rohstoff AG e amministratore delegato della Rhein-Petroleum GmbH. L’uomo è una figura centrale nel movimento delle città libere; è infatti presidente della Free Cities Foundation, dove convergono i fili di questo movimento libertario. Le organizzazioni partner sono il già citato Seasteading Institute, ma anche organizzazioni come Staatenlos. Quest’ultima promuove slogan come: «Le tasse sono un furto – scappa» e «Aiuta le persone che pensano liberamente a vivere una vita senza confini. Ottimizzata dal punto di vista fiscale. In tutto il mondo».
L’Istituto Liberale libertario
Anche in Svizzera esiste un’organizzazione collegata alla «Free Cities Foundation» che si occupa delle questioni care agli amanti della libertà libertaria: il Liberale Institut di Zurigo. Dal 2020 il direttore di questo istituto è Olivier Kessler. Kessler è diventato noto al grande pubblico come copresidente dell’associazione per l’abolizione dei canoni radiofonici e televisivi (iniziativa No Billag). Ha guidato la campagna referendaria per questa iniziativa popolare, che è stata chiaramente respinta dal popolo e dai Cantoni il 4 marzo 2018.
Secondo la Wochen-Zeitung del 2 marzo 2017, Kessler ha paragonato la riscossione dei canoni per la SSR a una rapina: «Non c’è alcuna differenza, tranne che una è un furto criminale e l’altra è un furto legittimato dallo Stato». Kessler si definisce «coerentemente liberale», ma è anche vicino al pensiero libertario. È infatti senior advisor della «Free Cities Foundation».
Obiettivo: «Un Comune libero e autonomo» in Svizzera
Nell’autunno 2022, il Liberale Institut ha organizzato il primo Free Economic Forum. L’evento si è tenuto nel castello di Schauensee a Kriens, nel Canton Lucerna. Nella lettera di invito si legge: «Sono attualmente in corso iniziative per la creazione di una nuova comunità libera, autofinanziata, aperta a tutti i gruppi della popolazione e largamente autonoma all’interno di un cantone disposto ad accoglierla. La comunità libera dovrebbe basarsi su un contratto civico che rappresenti un accordo comune per la protezione della libertà, della vita e della proprietà e che si ricolleghi allo storico giuramento secolare della Confederazione». A Kriens sono intervenuti Benjamin Mudlack dell’iniziativa libertaria di destra Atlas e Titus Gebel, presidente della «Free Cities Foundation».
Sforzi finora senza esito
A quanto pare questa iniziativa ha dato pochi frutti. A una domanda in merito posta da «Infosperber», Kessler ha risposto in modo piuttosto laconico: «Non siamo a conoscenza dello stato attuale dei progetti in corso. Non li seguiamo nemmeno noi stessi». In effetti, finora non ci sono indicazioni che un progetto concreto di questo tipo sia già stato realizzato o almeno sancito giuridicamente in Svizzera. Tuttavia, ci sono già discussioni e dibattiti al riguardo. L’indirizzo più importante in questo senso è, come già detto, il Liberale Institut.
Effetto sostenibile a livello ideale
Il libertarismo non è ancora così radicato né in Svizzera né in Europa. Come forza politica, non ha ancora preso piede. Non dispone di strutture istituzionali degne di nota e attualmente rimane un fenomeno di nicchia come ideologia politica. Tuttavia, «il libertarismo in Europa ha già avuto un effetto sostenibile a livello ideale», scrive il politologo Justus Seuferle nel Philosophie Magazin. «Ha reso popolare la presunta contraddizione tra ordine e libertà. È riuscito a mettere in contrapposizione libertà e bene comune senza nemmeno essersi sviluppato come forza politica».
«Fianco scoperto verso il fascismo»
Alan Posener, tra l’altro ex commentatore capo del «Welt am Sonntag», scrive nel suo blog: «I libertari rendono assoluta la critica allo Stato democratico, che considerano un nemico, e si alleano in nome della libertà con le forze più reazionarie, anche perché, in definitiva, come i reazionari, disprezzano le masse, detestano i deboli e adorano i forti. Per questo hanno un fianco scoperto verso il fascismo. (…) Elon Musk, Peter Thiel, J.D. Vance, Steve Bannon e altri proclamano un’era post-liberale, Donald Trump e Viktor Orban aprono la strada a questa era e troppi libertari li acclamano o spianano loro la strada, facendo spazio ai nemici della libertà in nome della libertà di espressione. Il dominio dei superuomini non porterà però più libertà, ma meno. I loro utili idioti dovrebbero rifletterci».
Traduzione a cura della redazione
Nell’immagine: Un microstato galleggiante: il futuro yacht del miliardario zurighese Frank Binder