I maschi meriterebbero uno sciopero del sesso per porre fine a questa nuova era di guerre
Da Gaza è ormai uno stillicidio quotidiano di violenza e di nostra indifferenza complice, perché da due anni stiamo armando Israele – e giustificandola – per compiere ciò che sta compiendo, cioè siamo anche noi produttori di un genocidio e di una gigantesca banalità/banalizzazione del male (e rinviamo a Umberto Galimberti, su questa Zattera, il 21 luglio), senza ovviamente dimenticare il 7 ottobre di Hamas. E siamo persino felici se i venti di guerra (Ucraina compresa, più le altre 60 guerre che si stanno svolgendo nel mondo, più la guerra ai migranti, più la guerra allo stato sociale e la guerra alla democrazia e ai diritti umani e su tutto la guerra alla Terra con un ecocidio/crisi climatica altrettanto pianificato dal capitale) rilanciano l’industria bellica, anche in Svizzera, che tanti buoni posti di lavoro produce e produrrà (a Zurigo la Rheinmetall intende creare 600 nuovi posti di lavoro – notizia Rsi).
Una nostra indifferenza complice – se non reagiamo a ciò che accade a Gaza, allora siamo complici (e che complici!) – davanti a un assassinio di massa deliberato, come sparare su donne e bambini in coda per un po’ di cibo; davanti alla fame come arma di guerra; davanti a una distruzione compulsiva ma anche pianificata da Israele contro un intero popolo per le proprie paranoie di una Grande Israele; davanti al piacere perverso della distruzione ben rappresentato dalla foto dei soldati israeliani che si fanno un selfie sorridenti con uno sfondo di rovine e di devastazione (ancora, la banalità del male… se non è – e appunto peggio, come sembra essere – il piacere del male e per il male).
Ha scritto il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres: “Non riesco a spiegare il livello di indifferenza e inazione… la mancanza di compassione, la mancanza di verità, la mancanza di umanità”.
Israele e israeliani, dunque vergognatevi, se siete ancora capaci di vergogna – in pochi mesi avete devastato e cancellato anche secoli di grande intelligenza e di altissima cultura ebraica e negate persino la verità della carestia. Occidente, vergognati, se sei ancora capace di vergogna, mentre investi nell’industria bellica, facendo moltiplicare il business della morte per il business del profitto, come a dire: se vuoi profitto, produci la guerra – e tutto mentre, inascoltato, papa Leone invita a fermare il commercio delle armi, che poi significa fermare la produzione delle armi; disarmando anche le parole, aveva detto Bergoglio); europei, vergogniamoci di tanta complicità, di tanta indifferenza, di tanto cinismo, di tanto non voler guardare le nostre mani sporche di sangue.
Europa dove certo è benvenuta – ma comunque ipocrita e oscena dopo 22 mesi di complicità nel genocidio e appunto di lauti profitti per il complesso militare industriale – la lettera ultimativa (ultimativa?) che venticinque paesi, Svizzera e Italia comprese, hanno inviato a Israele: La guerra a Gaza deve finire!
Seguita dalla promessa di Macron di riconoscere lo Stato di Palestina a settembre; e da una dichiarazione congiunta di Francia, Germania e GB per far cessare la guerra per fame in corso a Gaza. Questo mentre secondo le Nazioni Unite, ormai l’88% del territorio di Gaza è coperto da ordini di evacuazione o sotto controllo militare israeliano e il restante 12% concentra 2,1 milioni di persone. Gaza e Cisgiordania contro cui si esercita (come in Ucraina e negli altri conflitti) una guerra militare, una guerra colonialista, ma poi e soprattutto una devastazione fisica e psichica di persone come noi, bambini compresi, una guerra di propaganda, di deportazione, di genocidio appunto, una forma esplicita di volontà di onnipotenza, Israele chiamando terrorista e antisionista chi vi si oppone. Noi chiamando aggressore (è vero e giusto) la Russia (e sanzionandola, ma continuando a farci grandi affari) che invade l’Ucraina, ma non chiamando aggressore Israele che invade Gaza e colonizza la Cisgiordania – e non sanzionandola… e continuando a farci lauti affari.
Come fermare davvero questa guerra e le altre in giro per il mondo, come fermare la deriva bellicista che ha catturato le menti e le azioni dei governi, Svizzera compresa, come smettere di scivolare lungo il piano inclinato della assuefazione alla guerra che verrà, all’indifferenza, al prima di tutto gli affari?
Proviamo allora – è forse una delle ultime speranze che ci restano, ma proviamo a fare uno sforzo di immaginazione, anche se (lo ammettiamo) temerario – a tornare indietro nel tempo, all’antica Grecia e alla commedia Lisistrata di Aristofane – e correva l’anno 411 a. C. – dove si narra delle donne ateniesi che salgono ad occupare l’Acropoli e che – capeggiate appunto da Lisistrata, il cui nome significa colei che dissolve gli eserciti, ma riunendo anche molte donne provenienti dalle principali città in guerra – decidono di interrompere i rapporti sessuali con i mariti fino a quando non sarà posto termine alla guerra. Alla fine, e vincendo anche la tentazione di molte donne di tornare a fare sesso – e per i dettagli della commedia rinviamo in rete – gli uomini cedono, la guerra termina e torna la pace. Mentre sempre Aristofane, nella commedia Ecclesiazuse, narra delle donne ateniesi che, stanche del governo della città da parte degli uomini, decidono di prendere il potere e quindi, travestendosi da uomini, vanno all’assemblea e fanno votare una legge che esclude gli uomini dal comando – e rimandiamo chi ci legge a un libro splendido di Donatella Di Cesare, Democrazia e anarchia (Einaudi, 2024), che consigliamo vivamente a chi vuole ragionare di, e salvare la democrazia.
Ma dov’è oggi, chi è oggi Lisistrata, se anche le donne sono negli eserciti, se alcune donne sono iperbelliciste/machiste, come Ursula von der Leyen, come Kaja Kallas – machiste tranne però che contro il lucidamente folle sovranista/machista/mafioso Trump – come… come porre fine alle guerre, se anche le donne sono state catturate dal complesso militare-industriale e credono che la parità sia anche nel fare la guerra; o fanno di tutto per somigliare agli uomini e applicare la loro logica maschilista/suprematista/patriarcale/capitalistica del potere? Cosa/chi ci resta, a parte papa Leone, le sinistre del mondo capaci ormai solo di balbettare qualcosa di umanistico? Eppure, forse – anche, e soprattutto noi maschi, che uno sciopero del sesso ce lo meriteremmo – dobbiamo dire, riformulando il titolo di un film del 1985: Cercasi Lisistrata, disperatamente.
Nell’immagine: Lisistrata respinge il guerriero

