Siamo ormai in presenza di una guerra combattuta (Russia-Ucraina), di una guerra antiumanitaria (Gaza), e di un altro conflitto appena inaugurato (Israele-Iran)
Lo scenario globale attuale, con l’acuirsi o il protrarsi delle crisi regionali (Israele-Iran, Gaza, Russia-Ucraina), induce a una riflessione: il mondo attuale, che si sta pesantemente riarmando, riuscirà a trovare accordi e a smussare i terribili angoli di guerra e morte che invece si stanno palesando in più di uno scenario di forte conflitto?
La seconda riflessione, che si riallaccia alla prima, concerne proprio il riarmo: in effetti esso nasce e si concretizza a seguito dell’aggravarsi delle crisi regionali. Tucidide, considerato il padre di tutti gli storici, affermò che la guerra tra Sparta ed Atene era inevitabile giacché Atene stava diventando troppo più ricca e potente di Sparta.
Possiamo ragionevolmente pensare la stessa cosa per quel che concerne la rivalità tra Stati Uniti e Cina (la Cina si sta avvicinando “troppo”, in termini di potere economico-tecnologico-militare, alla potenza statunitense)? Oppure il sistema globale dei commerci e degli interessi incrociati sarà in grado di fermare o rallentare questa conflittualità?
Bisogna essere chiari: la conflittualità, da latente, è diventata palese, siamo ormai in presenza di una guerra combattuta (Russia contro Ucraina), di un assedio antiumanitario (Gaza) e di una guerra aperta appena inaugurata tra Israele e Iran. Attori regionali e politici nazionali come Netanyahu approfittano del clima di grave tensione per avvantaggiarsi sia all’interno che all’esterno del proprio Paese, trascinando nel conflitto aperto i propri alleati.
La stessa cosa vale, da alcuni anni, per la Russia che dapprima invade una nazione sovrana e poi convince con alterno successo i propri alleati o “padrini” a sostenere la propria “politica”. La narrazione del secondo mandato Trump, quella che prevedeva la cessazione immediata di tutte le guerre, si è rivelata, oltre che una bugia colossale, come una vera e propria presa in giro, giacché lo stesso Trump predilige, come altri leader politici “potenti” (Putin, Netanyahu), situazioni conflittuali all’interno del proprio Paese e non impedisce l’acuirsi di conflitti armati inter-nazionali.
Per decenni la cosiddetta guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica fu combattuta per procura in tutti gli angoli del globo (Corea, Vietnam, Angola, Afghanistan eccetera) e in più di un’occasione (come per la crisi dei missili a Cuba) si arrivò a un niente dal conflitto aperto reciproco. La garanzia di un equilibrio del terrore (atomico), che tenne con il fiato sospeso il mondo, resse, in qualche modo. Siamo sicuri che, cambiando le carte in tavola (Putin al posto di Kruscev, Trump al posto di Kennedy, Xi al posto di Mao), e con il pericoloso “contributo” di leader guerreschi del tipo di Netanyahu, si riuscirà ad evitare una posizione troppo squilibrata dal punto di vista tattico-militare, ovvero quella che potrebbe portare a una terza guerra mondiale combattuta non più per procura ma direttamente tra le grandi potenze coinvolte?
